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“Back to the Future”: Starmer richiama Brown per evitare il naufragio economico

Il primo ministro Keir Starmer vuole superare la crisi politica che travolge il governo laburista affidandosi all'usato sicuro Gordon Brown
11 Maggio 2026
Il ritorno di Gordon Brown con la crisi nera di Keir Starmer
Il ritorno di Gordon Brown con la crisi nera di Keir Starmer © Investireoggi.it

L’esito delle elezioni amministrative nel Regno Unito è stato così catastrofico per il Partito Laburista da rendere persino difficile rimpiazzare il primo ministro Keir Starmer. Nessuno tra i suoi rivali interni è uscito ufficialmente allo scoperto per paura di ereditare la guida di governo senza speranze. E Downing Street ha reagito al collasso dei consensi con l’arrocco, nonché tornando all’usato sicuro: la nomina di Gordon Brown a consulente a titolo gratuito per gli investimenti e la finanza globale. Come vedremo, un doppio segnale politico e ai mercati.

Starmer manda a picco i laburisti

Il Labour ha perso 1.496 seggi sui poco più dei 5.000 in palio nella tornata di giovedì scorso.

Il Reform UK ne ha guadagnati 1.453, trionfando sulle spoglie dello storico bipartitismo britannico. Anche i Tories sono sprofondati, infatti, di 563 seggi. Guadagni anche per Liberaldemocratici (+155) e Verdi (+441). E nel Galles i laburisti sono passati da 44 a soli 9 seggi contro i 34 del Reform UK, mentre in Scozia da 21 a 17, stesso risultato del partito di Nigel Farage.

Starmer non vuole sentirne di dimettersi. Glielo chiedono i sindacati e l’ala progressista del suo partito. A farsi largo è, soprattutto, il suo ministro della Salute, Wes Streeting. Più defilata l’ex vice Angela Rayner, indebolita a sua volta dalla sconfitta laburista nel suo stesso collegio. L’unico personaggio popolare, anche in base ai risultati elettorali di settimana scorsa, sarebbe tra i laburisti il sindaco di Manchester, Andy Burnham. Ma non può sfidare il primo ministro, dato che le primarie sono riservate ai deputati.

Torna Gordon Brown contro il rischio “effetto Truss”

E così torna Gordon Brown.

Già cancelliere dello Scacchiere di Tony Blair, succedette a questi tra il 2007 e il 2010 come primo ministro senza passare dalle elezioni. Venne sconfitto al termine della legislatura dal conservatore David Cameron. Scozzese, 75 anni, carattere spigoloso, viene ricordato per essere stato non solo l’ultimo capo di governo di sinistra a Londra prima del buio durato lungo 14 anni, ma anche per avere affrontato di petto la grave crisi finanziaria globale del 2008-’09, che travolse il sistema bancario e i conti pubblici di Sua Maestà.

Il segnale che Starmer ha voluto inviare con la sua nomina sarebbe duplice. In primis, di rassicurazione ai mercati finanziari, dopo che i rendimenti a lungo termine sono saliti fino ai massimi dal 1998. C’è il rischio di un nuovo Truss effect, cioè di una crisi di fiducia degli investitori sulla tenuta del bilancio statale. Ma questo significa anche avere nei fatti commissariato la figura dell’attuale responsabile delle finanze, il braccio destro Rachel Reeves. Il suo licenziamento è stato impedito nell’ultimo anno proprio dalla paura per la reazione dei mercati. La donna è nel mirino delle proteste laburiste per una politica fiscale improntata all’austerità e al taglio dell’assistenza.

Divisioni interne profonde

Può Brown raddrizzare una situazione ormai all’apparenza sfuggita di mano? All’elettorato di sinistra viene offerta la figura di un uomo autorevole in un esecutivo che sembra essere privo proprio di tale qualità.

Starmer è percepito debole trasversalmente ad ogni tipo di elettorato, oltre che spostato su posizioni troppo centriste per chi ha votato laburista alle ultime elezioni del luglio 2024. Su temi come l’economia, politica estera e riarmo c’è la sensazione che abbia tradito le promesse elettorali.

Ma il punto è che Brown non va nella direzione che l’ala più progressista spererebbe. Il suo operato come cancelliere, soprattutto, fu all’insegna della svolta “a destra”, con il bilancio a tratti riportato in attivo e il debito pubblico tagliato stabilizzato attorno al 40% del Pil. Soprattutto, una figura così ingombrante potrà funzionare nel riportare alla calma le acque agitate del partito o rischia, al contrario, di esasperare ancora di più le divisioni interne? Storicamente, nel Regno Unito non c’è pace nel governo quando il primo ministro coabita con una personalità forte nel suo stesso gabinetto.

Starmer darà un colpo al cerchio e uno alla botte

E’ probabile che la fase due di Starmer sarà caratterizzata da una politica economica di rassicurazione sui conti pubblici, ma allo stesso tempo da un riposizionamento a sinistra su temi come Palestina, gli USA di Donald Trump e l’Unione Europea. Già da oggi, ad esempio, egli potrebbe pronunciare un discorso alla Camera dei Comuni per annunciare un riavvicinamento a Bruxelles. Obiettivo: recuperare i voti in uscita verso LibDem e Verdi. Basterà o ormai la situazione è perduta? Il rischio vero sono i possibili restanti 3 anni pieni di legislatura in siffatte condizioni. I mercati plaudono alla stabilità, ma dovranno fare i conti con una possibile stabilità del declino sul piano macroeconomico e dell’assetto politico. Le porte di Downing Street sono state appena spalancate a Farage, che di questo passo diverrebbe il successore di Starmer al più tardi nel 2029.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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