Ha ragione a mostrarsi soddisfatto il segretario di stato per le Finanze della Repubblica di San Marino, Marco Gatti, dato che l’emissione del nuovo bond è andata forse oltre le previsioni più ottimistiche. A fronte di un’offerta di 350 milioni di euro, gli ordini tra gli investitori istituzionali sono saliti fino a 7,55 miliardi. Si è trattato del terzo ricorso al mercato internazionale nella storia di questa piccola repubblica indipendente nel cuore dell’Italia. Il ricavato della vendita servirà al governo per saldare il bond in scadenza nel gennaio del 2027 per lo stesso importo (ISIN: XS2619991883). Classica operazione di “roll over” con diversi mesi di anticipo per evitare rischi sul fronte della liquidità.
Nuovo bond di San Marino al 3,70%
Il nuovo bond di San Marino ha potuto approfittare dell’alta domanda per fissare una cedola relativamente bassa: 3,70%. Si confronta con il 6,50% che la Repubblica dovette offrire nel 2023 in vista del rimborso nell’anno successivo del suo primo bond Titano. In pratica, è riuscita nelle scorse ore a quasi dimezzare il costo del suo debito e nel frattempo ad allungare la durata da 3 a 5 anni. Lo si deve agli upgrade ricevuti dalle agenzie di rating: BBB+ per S&P e BBB- per Fitch con outlook positivo. Negli anni passati, i rating erano stati persino declassati a “junk”.
Fiducia dei mercati internazionali
Grazie a questo nuovo bond, San Marino può ridurre la spesa per interessi di quasi 10 milioni di euro all’anno. Possono sembrare spiccioli, ma non lo sono per un’economia di circa 2 miliardi di euro. E il punto è che le istituzioni si stanno guadagnando la fiducia dei mercati internazionali dopo anni difficili.
Pensate che l’emissione del bond Titano avvenne con una cedola del 3,25%, ma a spread di ben 360 punti base (3,50%) rispetto al BTp a 3 anni. Due anni più tardi, il rollover fu reso possibile raddoppiando la cedola e con uno spread di 280 punti (2,80%) con l’equivalente titolo di stato italiano. Ieri, l’emissione è avvenuta a premio sul BTp a 5 anni di appena 60 punti (0,60%).
Il debito pubblico sanmarinese è atteso in calo al 60% del Pil per quest’anno, mentre fino a qualche anno fa superava il 100%. Si temette il peggio in pandemia, quando l’economia locale subì una dura battuta d’arresto per il tracollo del turismo. Lo stesso sistema bancario, che è e resta l’architrave del Pil, versava in crisi anche reputazionale. La situazione da allora è molto migliorata. Una delle tre banche principali – Banca di San Marino – è in attesa di essere ceduta ad un investitore straniero. Tra le offerte ve n’è una arrivata dall’Italia.
Liquidità sul secondario bassa
Certo, il problema dei bond emessi da San Marino resta la scarsa liquidità degli scambi. Gli importi sono scarni in valore assoluto, seppure elevati in relazione al Pil. Le oscillazioni di prezzo appaiono violente rispetto a un qualsiasi altro bond sovrano. Né i rendimenti si possono ancora considerare tipici di un emittente “investment grade” pienamente integrato sui mercati internazionali.
L’unico bond internazionale attualmente trattato sul mercato secondario e in scadenza nel gennaio prossimo tratta appena sotto la pari e offre quasi il 6,90%. A titolo di confronto, un Bot a 9 mesi sta sotto il 2,50%.
giuseppe.timpone@investireoggi.it