Se volete un titolo di borsa su cui puntare l’attenzione per i prossimi mesi, oggi vi proponiamo Saipem. Dall’inizio dell’anno guadagna quasi il 55%. Ieri, la tregua tra USA e Iran è arrivata quasi sul gong e il mondo intero ha tirato un sospiro di sollievo. Durerà almeno due settimane, il tempo necessario per discutere i punti del negoziato già aperto tra le parti. Il mercato dell’energia è stato per settimane bloccato nel Golfo Persico con centinaia di navi ferme nello Stretto di Hormuz. E questo cosa c’entra con la società controllata da Eni al 21,19% e CDP Reti al 12,82%?
Energia nel Golfo: opportunità per Saipem
Saipem è attiva sul mercato dell’energia, ma non sul fronte delle estrazioni, bensì della prestazione di servizi legate ad opere di ingegneria on- e off-shore. Ed è qui che si aprono da oggi importanti opportunità di business per l’italiana.
Come sappiamo, gli USA hanno dovuto fermare gli attacchi per impedire che l’Iran bloccasse Hormuz a tempo indeterminato. Con ciò, il regime avrebbe reso strutturale la carenza di petrolio e gas. E dallo stretto passano un quinto dei barili e del gas liquido trasportato via mare di tutto il mondo.
Tra i punti che Teheran impone nelle trattative c’è il controllo stabile dello stretto. Questa è già la conseguenza geopolitica più dirompente degli ultimi decenni nel Medio Oriente. Innescata involontariamente da una guerra aperta con improvvisazione a Washington. Il nemico ha testato la propria capacità di influenza globale, l’ha sfruttata come leva bellica per resistere agli attacchi israelo-americani e pretende di mantenerla.
Infrastrutture terrestri insufficienti
I suoi rivali del Golfo ne stanno pagando il prezzo, letteralmente. Hanno dovuto ridurre le esportazioni da fine febbraio, impediti nell’attraversamento dello stretto. E l’Iran ha già annunciato l’imposizione di un pedaggio per consentire il passaggio delle navi autorizzate. Il mercato dell’energia ne esce scombussolato. Questa è l’opportunità che si apre per Saipem e società simili nel mondo per le ragioni che vi stiamo per spiegare.
Già con il blocco di Hormuz, l’Arabia Saudita ha sfruttato al massimo della capacità la sua pipeline Est-Ovest terrestre. Ha così potuto far affluire fino a 7 milioni di barili al giorno nel porto di Yanbu, che si affaccia sul Mar Rosso, esportandone fino a 5 milioni di barili al giorno. E’ stata una gran fatica, ma risultata insufficiente anche per lo stesso regno, che prima della guerra esportava più di 7 milioni di barili al giorno. Nel complesso ed escludendo l’Iran, il Golfo Persico esporta sui 18-19 milioni di barili al giorno. Servono infrastrutture per sottrarsi all’influenza iraniana, stato in conflitto con quasi tutti i suoi vicini, Oman e Iraq esclusi.
Verso costruzione di canali alternativi?
Nessuno vuole più rischiare di ripetere il dramma di queste settimane. Se per noi importatori il blocco ha provocato prezzi dell’energia alle stelle, per gli esportatori ha significato crollo delle entrate statali.
La riduzione della dipendenza strategica potrà avvenire solo costruendo infrastrutture alternative. Esse non potranno che essere per via terrestre, tagliando la penisola arabica fino al Mar Rosso. Si tratterebbe di potenziare la pipeline già attiva, quasi triplicandone la capacità.
Gli stati del Golfo hanno i capitali, ma spesso sono privi di tecnologie a sufficienza. Per questo possiamo immaginare che presto partiranno maxi-appalti per costruire nuove infrastrutture capaci di dribblare Hormuz. Con la benedizione degli stati occidentali, che ne hanno abbastanza delle tensioni nell’area e non vogliono più sfiorare il lockdown sul mercato dell’energia. Saipem può giovarsi delle buone relazioni dell’Italia con le petromonarchie. Ricordiamo il recente tour nell’area della premier Giorgia Meloni. Avrà discusso con i regnanti di operazioni di business per ridurre il rischio geopolitico ed economico nel lungo termine?
Per Saipem nuova era dell’energia nel Golfo positiva
Il titolo Saipem a Piazza Affari capitalizza 7,7 miliardi con ordini per 31 miliardi, un risultato operativo di 1,7 miliardi e un utile netto nel 2025 di 310 milioni. Il rapporto prezzo-utili risulta già elevato, a 27,79 nella seduta di ieri. E questo limita le potenzialità di ulteriore crescita del titolo, che sopra i 3,90 euro viaggia già su livelli più alti del target price medio assegnato dagli analisti. A meno che non si prospettassero ricchi affari sul mercato dell’energia nel Golfo. Ecco che a quel punto lo scenario muterebbe. E che nessuno voglia più sottostare ai ricatti dell’Iran nell’area, è cosa certa. Ci saranno minori progetti avveniristici nei prossimi anni e più legati alle necessità concrete quotidiane. Vale per l’Arabia Saudita come per gli Emirati Arabi Uniti e gli altri vicini ricchi di petrolio e gas. Essenziale sarà l’interconnessione di tali nuove infrastrutture per superare gli ostacoli geografici altrimenti insormontabili.
giuseppe.timpone@investireoggi.it