Tra le scadenze fiscali di aprile, quello che assume maggiore rilievo è legato alla rottamazione quinquies, visto che la richiesta di adesione deve essere trasmessa entro il 30 aprile 2026. Non si tratta però soltanto di rispettare il termine per entrare nella definizione agevolata. Attorno alla misura, infatti, resta aperto anche il confronto su alcuni punti delicati del meccanismo introdotto dalla Legge di Bilancio 2026.
Il tema è oggi al centro dell’esame parlamentare del Decreto Fiscale n. 38/2026 presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato. Proprio in questa sede si sta valutando una possibile correzione: l’estensione anche alla rottamazione quinquies del margine di cinque giorni già riconosciuto nella precedente edizione della sanatoria.
La questione non è marginale, perché riguarda direttamente la perdita o meno dei benefici in caso di ritardo nei pagamenti.
La nuova procedura di sanatoria, ricordiamo, interessa i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Sotto questo aspetto, il perimetro temporale è più ampio rispetto alla rottamazione quater, che si fermava ai ruoli trasmessi fino al 30 giugno 2022. Cambia però la natura dei debiti che possono entrare nella definizione.
Rottamazione quinquies: debiti ammessi, risposta entro giugno e piano in 54 rate
La quinta edizione non si applica a tutte le cartelle, ma solo a quelle riferite a debiti nati da avvisi bonari rimasti insoluti. In pratica, rientrano le somme dovute da contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi ma non hanno poi versato quanto emerso. Sono compresi anche i contributi INPS, a condizione che non derivino da atti di accertamento.
Una volta inviata l’istanza entro il 30 aprile 2026, la risposta arriverà entro il 30 giugno 2026.
In sede di adesione alla rottamazione quinquies, il contribuente è chiamato a scegliere la modalità di pagamento: versamento in un’unica soluzione oppure rateizzazione. Ed è proprio qui che emerge una delle principali differenze rispetto al passato.
La quinta definizione agevolata prevede, infatti, fino a 54 rate bimestrali, un numero molto più elevato rispetto alla quater, nella quale il debito poteva essere saldato in unica soluzione oppure in un massimo di 20 rate, ridotte a 10 nel caso di riammissione dei decaduti. Il nuovo piano, quindi, allunga sensibilmente i tempi di rimborso e punta a rendere più sostenibile il peso economico dei carichi più alti.
Resta, invece, in linea con la precedente definizione il vantaggio principale della misura: aderendo si pagano essenzialmente le somme dovute a titolo di capitale, con l’abbattimento di sanzioni e interessi. In altri termini, la sanatoria consente di alleggerire in modo importante l’importo complessivo da versare.
Decadenza più severa e nodo dei 5 giorni di tolleranza
Il punto più critico della disciplina attuale riguarda le regole sulla decadenza. Nella rottamazione quater è previsto un piccolo margine di sicurezza: il pagamento effettuato entro cinque giorni dalla scadenza ordinaria non fa perdere i benefici. Questo correttivo ha una funzione pratica evidente, perché evita conseguenze eccessive per ritardi minimi o disguidi tecnici.
Nella rottamazione quinquies, invece, questo spazio non compare nel testo uscito dalla manovra di bilancio 2026.
Le conseguenze risultano, quindi, più rigide. Se il contribuente sceglie il pagamento in unica soluzione, la perdita dei benefici scatta se la rata non viene versata integralmente. Se invece opta per la dilazione, la decadenza si verifica quando non vengono pagate per intero due rate, anche non consecutive, oppure quando non viene corrisposta integralmente l’ultima rata.
Una disciplina di questo tipo appare particolarmente severa. Basta, infatti, un errore sul calendario, un problema operativo nel giorno fissato o un imprevisto bancario per compromettere un percorso di regolarizzazione magari rispettato per mesi. Il rischio è ancora più evidente nei casi di saldo in un’unica soluzione e nella fase conclusiva del piano, quando il mancato pagamento dell’ultima rata può azzerare l’intero beneficio ottenuto fino a quel momento.
Perché la rottamazione quinquies con 5 giorni di tolleranza conviene a tutti
Per questo motivo, nel passaggio di conversione del Decreto Fiscale n. 38/2026 sta prendendo forma (si spera) l’ipotesi di riconoscere anche alla rottamazione quinquies i cinque giorni di tolleranza già ammessi dalla quater. La finalità della modifica è semplice: evitare che pochi giorni di ritardo producano effetti sproporzionati.
I vantaggi, del resto, sarebbero evidenti sia per il contribuente sia per l’erario. Da un lato, chi aderisce alla rottamazione quinquies avrebbe una tutela in più contro errori minimi e contrattempi di brevissima durata, senza vedere saltare l’intera procedura per una scadenza mancata di poco. Dall’altro lato, anche le casse pubbliche potrebbero trarne beneficio, perché un sistema meno rigido riduce il numero delle decadenze e aumenta le possibilità di incasso effettivo delle somme dovute.
In sostanza, la presenza del termine di grazia renderebbe la misura più realistica e più coerente con la finalità di recupero del gettito. Una regola troppo dura rischia infatti di espellere dalla sanatoria soggetti che, pur volendo pagare, inciampano su un ritardo minimo. Con il correttivo dei cinque giorni, la rottamazione quinquies diventerebbe non solo più equilibrata, ma anche più efficace nel garantire continuità ai versamenti e maggiore stabilità agli incassi dello Stato.
Riassumendo
- La rottamazione quinquies consente domanda entro il 30 aprile 2026.
- Riguarda carichi affidati dal 2000 al 2023 ad Agenzia Entrate-Riscossione.
- Comprende debiti da avvisi bonari non pagati e contributi INPS senza accertamento.
- Il contribuente può pagare in unica soluzione oppure in 54 rate bimestrali.
- La misura abbatte sanzioni e interessi, lasciando da versare soprattutto il capitale.
- Si propone una tolleranza di cinque giorni per evitare decadenze penalizzanti.