La crisi di governo è deflagrata in Romania, dove ieri il premier Ilie Bolojan è stato sfiduciato con 281 voti su 464 dagli ex alleati del Partito Social Democratico e dall’Alleanza per l’unità dei rumeni (AUR), una formazione della destra euroscettica guidata da George Simion. Rimane in carica per gli affari correnti fino alla nomina del suo successore, che si rivela già complicata. Il presidente Nicusor Dan dovrà cercare una soluzione per evitare elezioni anticipate, che oggi come oggi verrebbero vinte da AUR con almeno il 35% dei consensi.
Crisi di governo in Romania sull’austerità
La rottura tra sinistra e Bolojan è avvenuta ad aprile sulle politiche di austerità fiscale.
Il governo in Romania è andato in crisi dopo appena 10 mesi dal suo insediamento. Si era ritrovato con un compito assai arduo, ossia di risanare i conti pubblici al disastro. Ereditando un deficit al 9,3%, ha dovuto tagliare la spesa pubblica e aumentare le imposte. Il risultato è stato il malcontento popolare. E il bilancio dello stato non versa affatto in condizioni granché migliori, con un deficit sceso solo al 7,9% nel 2025 e che quest’anno resterebbe sopra il 6%.

Rebus alleanze per presidente Dan
La peculiarità di questa crisi sta nel fatto che è stata aperta dal voto trasversale di sinistra e destra sovranista. Non era mai accaduto prima nell’Unione Europea che i socialisti aggiungessero i loro voti a quelli che considerano nemici di Bruxelles. Un inedito, che si spiega con la necessità del Partito Social Democratico di recuperare terreno e non essere travolto dall’impopolarità suscitata dall’austerità fiscale. I suoi esponenti si sono detti pronti a sostenere un altro premier con la stessa coalizione uscente, composta dal Partito Nazionale Liberale, dall’Unione Salva Romania e dal partito della minoranza ungherese UDMR.
Tuttavia, gli ultimi due si sono detti indisposti a coabitare nuovamente con la sinistra.
Probabile che il presidente Dan nomini una figura tecnica per superare le divisioni nel campo europeista. La Romania con questa crisi di governo rischia grosso. I mercati lanciano segnali di allarme con il leu ai minimi storici contro l’euro ad un tasso di cambio di 5,23. Le agenzie di rating potrebbero declassare i bond sovrani a “spazzatura”, livello che per il momento evitano di appena un gradino. Il decennale in euro già offre un rendimento superiore al 6% e quello in valuta locale il 7,30%. E la crescita economica potrebbe fermarsi del tutto, dato che l’UE non erogherà i 10 miliardi del Pnrr fintantoché Bucarest non avrà un nuovo governo nel pieno delle sue funzioni e capace di rassicurare con i fatti sulla tenuta dei conti pubblici.
Est Europa in rotta di collisione con UE
L’austerità sarà anche impopolare, ma necessaria come ha ribadito ieri il premier prima di essere sfiduciato. Il governo uscente aveva “congelato” gli stipendi pubblici, aumentato l’età pensionabile per i magistrati e l’IVA, nonché sforbiciato alcune voci di spesa. Troppo poco per poter sbandierare una reale svolta, ma già troppo per i cittadini stremati dall’inflazione e abituati a confidare nell’assistenzialismo garantito dalla politica a tutti i livelli.
Il rischio vero per la Romania dopo questa crisi di governo sta nel fatto che il prossimo premier o proseguirà con le stesse ricette di Bolojan o dovrà segnalare discontinuità. Nel primo caso, non si capisce su quale maggioranza parlamentare possa reggersi. Inoltre, spianerebbe la strada ad AUR verso la vittoria alle successive elezioni. Nel secondo, si scontrerebbe con mercati e UE. Il fianco est della NATO in preda al caos interno non è una buona notizia sul fronte geopolitico. Già qualche settimana fa, in Bulgaria aveva vinto la sinistra euroscettica, spegnendo l’entusiasmo di Bruxelles per la “riconquista” dell’Ungheria con la sconfitta di Viktor Orban.
giuseppe.timpone@investireoggi.it