Il clima è di attesa, ma non tanto sull’esito dei risultati in sé, quanto per capire quale sarà la portata della sconfitta per il Partito Laburista UK alle elezioni locali che si svolgeranno domani 7 maggio. I mercati da tempo sembrano prezzare il rischio politico a causa di un governo nazionale stabile solo sulla carta, ma che a 22 mesi dalla sua nascita appare al capolinea tra scandali e lacerazioni interne. Al voto saranno chiamati 6 milioni di cittadini solo per il rinnovo dei 32 London Broughs, i distretti amministrativi nella capitale. I seggi in palio in tutta l’Inghilterra sono oltre 5.000 in 2.969 circoscrizioni relative a 136 autorità locali.
E ci saranno anche 2 elezioni suppletive per altrettanti seggi al Parlamento di Westminster e il rinnovo di Holywood e Senedd, rispettivamente il Parlamento di Scozia e Galles.
Mercati appesi ad elezioni UK
I sondaggi sono devastanti per il Labour. Il partito del primo ministro Keir Starmer controlla 66 consigli uscenti, i Tories 16, i Liberaldemocratici 13 e gli indipendenti 1. In termini di seggi, 2.196 sono laburisti, 1.134 conservatori, 800 libdem, 600 di Reform UK e altri 200 dei Verdi. I primi due partiti tradizionali sono dati in caduta libera, con i Tories che rischiano la scomparsa in favore del partito di Nigel Farage, dato primo come seggi e secondo dove non vincerebbe, cioè persino in Scozia e Galles. Netta avanzata per i Verdi, ma che non sfonderebbero, mentre più incerto il destino dei Libdem.
Le elezioni UK potrebbero modificare la mappa politica con riflessi nazionali dirompenti e che i mercati temono, pur dando ormai quasi per scontati. Starmer potrebbe essere costretto alle dimissioni da una rivolta interna ai Labour.
Già è scampato ad almeno 2-3 chiare occasioni di “putsch”. L’ultimo era avvenuto nei mesi scorsi per i file Epstein, il finanziere americano morto suicida nel 2019 e accusato di una lunga serie di abusi sessuali. Figure chiave del partito vicine a Downing Street sono state travolte dalla vicenda e l’ala sinistra ne ha colto l’occasione per sbottare contro il loro leader.
Governo Starmer al capolinea
La situazione è così pessima dalle parti di Starmer, che questi nei giorni scorsi è arrivato ad offrire alla sua ex vice Angela Rayner, una delle possibili sfidanti alla sua leadership e premiership, di rientrare nel governo. Ma l’esito più probabile nel caso di sconfitta catastrofica alle elezioni di domani sarebbero le dimissioni o la richiesta di primarie da parte di un sufficiente numero di deputati laburisti. Le tensioni internazionali esplose con la guerra in Iran hanno solo rallentato questo esito apparentemente inevitabile. La posizione del primo ministro è diventata difficile dall’estate scorsa, quando l’ala progressista è riuscita a bloccare la riforma del welfare voluta da lui e Rachel Reeves, cancelliere dello Scacchiere.
Economia e conti pubblici UK in affanno
L’umiliazione politica fu tale da avere ridotto la sua autorevolezza interna e sugli stessi mercati. I conti pubblici vanno male, con un deficit al 4,3% del Pil nell’esercizio fiscale 2025/2026.
La crescita del Pil è molto bassa, ai livelli italiani. E i rendimenti britannici sono i più alti tra le economie del G7, complice un’inflazione al 3,3% già a marzo. Il Gilt a 10 anni offre più del 5%, cioè 100 punti base in più rispetto a quando Starmer vinse le elezioni del 4 luglio 2024. Manca una strategia credibile di politica economica, a causa delle divisioni interne al Labour tra sostenitori della prudenza fiscale che fanno capo al primo ministro e Reeves e progressisti del “tax and spend”.

La sterlina resta stabile in area 1,35 contro il dollaro, mentre l’indice FTSE 100 a Londra guadagna circa il 3% quest’anno. L’eventuale caduta del governo non arriverebbe come un fulmine a ciel sereno. Ciononostante, l’esito delle elezioni UK può mettere i mercati in fibrillazione per le conseguenze sulla gestione dei conti pubblici e dell’economia più in generale. Se a Starmer succedesse un leader più progressista, a rischio ci sarebbe la tenuta fiscale di un Paese con un debito già verso il 100% del Pil. Anche l’eventuale permanenza del primo ministro a Downing Street senza alcun rilancio sarebbe uno scenario pessimo, perché di tutto il regno ha bisogno, tranne di immobilismo.

Mercati valutano conseguenze a lungo termine di elezioni UK
I mercati valuteranno anche le conseguenze a medio-lungo termine delle elezioni UK di domani. L’avanzata di Farage, se confermata, gli aprirebbe le porte di Downing Street al massimo fra tre anni. Il leader dell’ex UKIP, che si batté per molti anni a favore della Brexit, ora punta a rimpiazzare i Tories come partito autenticamente conservatore. Questi a loro volta stanno combattendo per non essere spazzati via dopo secoli di storia e primi ministri del calibro di Winston Churchill e Margaret Thatcher. La loro leader Kimi Badenoch stessa può rimetterci politicamente le penne tra poche ore per quello che si trasformerebbe in un “big bang” politico senza precedenti nell’ultimo secolo di storia british.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
