L’intenzione è di segnare uno spartiacque rispetto a un primo anno di governo molto deludente. I quattro leader della coalizione nero-rossa si sono presentati davanti alle telecamere ieri per presentare il piano di riforme teso a rilanciare la crescita economica in Germania. C’erano il cancelliere Friedrich Merz, il suo alleato conservatore bavarese Markus Soeder, il vice-cancelliere socialdemocratico Lars Klingbeil e la co-leader Baerbel Bas. Tutti hanno mostrato grossa soddisfazione dopo mesi di tensioni sulle misure da adottare.
Riforme del lavoro in Germania
Tra le riforme in cantiere, alcune assumono un significato di svolta persino culturale in Germania. I lavoratori che si assenteranno dal lavoro per ragioni di salute, dovranno in futuro inviare al datore di lavoro il certificato medico sin dal primo giorno e non più dopo tre giorni.
Inoltre, questi non potrà essere più richiesto per telefono, ma bisognerà vedere il medico in persona.
Sempre in tema di lavoro, le imprese godranno di maggiore flessibilità sui contratti a tempo determinato e potranno farne, quindi, maggiore uso. Avranno anche maggiore facilità nel licenziare i lavoratori con stipendi alti. Il lavoro è un tema molto sensibile. Parte dell’impopolarità di Merz si deve ad alcune sue uscite pubbliche. Una di queste riguarda l’accusa rivolta ai tedeschi di essere diventati “fannulloni”. Le misure puntano a ridurre l’elevato tasso di assenteismo per malattia.
Taglio tasse e stretta sul welfare
Restano in tema di flessibilità, ai negozi sarà consentito un orario di apertura di domenica più lungo. Insomma, parola d’ordine: “lavorare”. Tra le riforme per accelerare la crescita in Germania c’è anche il taglio delle tasse.
L’imposta sui redditi personali sarà ridotta complessivamente di 10 miliardi di euro, pari ad un beneficio medio di 600 euro a famiglia. Tuttavia, i contribuenti più ricchi dovranno pagare di più. Per loro l’aliquota sale dal 42% al 45% sopra 250.000 euro e al 47% sopra 280.000 euro.
Stretta sul welfare. Per combattere le frodi saranno incrociate le banche dati grazie alla digitalizzazione dei servizi. Verranno recepite le proposte della commissione sulle pensioni, tra l’altro prevedendo un’età minima pensionabile di 64 anni e un aumento dell’età pensionabile per i decenni futuri fino ad arrivare a 70 anni al 2090. Dovrebbe essere cancellata “Rente mit 45”, la misura che consente oggi ai tedeschi di andare in pensione con 45 anni di contributi senza alcuna penalizzazione già a 63 anni di età.
Merz col fiato sul collo dell’AfD
Queste sono le misure più importanti del pacchetto di riforme. Secondo Merz, già l’anno prossimo il Pil in Germania potrebbe crescere oltre l’1%. Per quest’anno la crescita è stata rivista attorno allo 0,5%, in accelerazione dallo 0,2% del 2025. Ma i segnali di una vera uscita dalla stagnazione non ci sono ancora. E nel frattempo, scricchiola quello che finora era stato il fiore all’occhiello dell’economia tedesca: il mercato del lavoro. L’occupazione inizia ad arretrare. Il piano Volkswagen per licenziare 100.000 dipendenti nel mondo è emblematico del passaggio storico che sta vivendo Berlino.

Merz non può attendere molti mesi prima di raccogliere i frutti del suo operato. A settembre si voterà in Alta Sassonia, Meclemburgo-Pomerania Occidentale e Berlino. Nei primi due Laender a trionfare per i sondaggi sarebbe l’AfD con consensi fino al 40%. Il partito della destra sovranista primeggia anche nei sondaggi nazionali a poco meno del 30% contro il poco più del 20% dei cristiano-democratici del cancelliere. Addirittura, a Berlino i primi tre partiti sarebbero tutti delle opposizioni: Linke, AfD e Verdi. Solo quarta la CDU di Merz e ancora più giù l’SPD sua alleata nel governo federale.
Riforme in Germania restano carenti
Indiscrezioni mai confermate da settimane vogliono che, in caso di sconfitta, Merz venga rimpiazzato con un altro cancelliere dal suo stesso partito. In gioco non c’è più solo la leadership, bensì la tenuta del sistema politico-istituzionale che ha retto dal 1949. Possono queste riforme rilanciare la Germania? Il problema di fondo resta di un modello tedesco devastato da crisi internazionali e politiche ambientaliste in patria. Il Green Deal ha aumentato i costi per imprese e famiglie, mentre i mercati esteri si stanno chiudendo e l’energia non è più conveniente e garantita come un tempo.
Sulle riforme la Germania non può andare oltre quelle già annunciate, date le forti divisioni in seno alla maggioranza al Bundestag. Il centro-destra vorrebbe spingere su flessibilità e smantellamento del Green Deal, mentre la sinistra difende quest’ultimo e non vuole sentire parlare di ridurre l’assistenzialismo. I socialdemocratici credono di avere già pagato fin troppo in termini elettorali con le riforme varate ad inizio millennio sotto Gerhard Schroeder. Il guaio per tutti è che non saranno piccoli rattoppi a far uscire l’economia da quella che sembra essere diventata una stagnazione strutturale e non semplicemente congiunturale.
giuseppe.timpone@investireoggi.it