Nel modello dichiarativo 2026, relativo al periodo d’imposta 2025, quindi Modello 730/2026 ovvero Modello Redditi PF 2026, i contributi previdenziali e assistenziali possono ridurre il reddito imponibile o, in alcuni casi, dare diritto a una detrazione d’imposta.
La disciplina cambia in base al tipo di versamento, al soggetto per cui la spesa è sostenuta e alla norma di riferimento. Per evitare errori, occorre distinguere tra oneri deducibili, che abbattono il reddito, e oneri detraibili, che diminuiscono direttamente l’imposta.
Contributi previdenziali e assistenziali: la deduzione
La regola principale è contenuta nell’art. 10, comma 1, lettera e), del TUIR. Sono deducibili dal reddito complessivo i versamenti obbligatori previsti dalla legge e quelli volontari effettuati alla gestione pensionistica obbligatoria di appartenenza.
Rientrano in questa area, ad esempio, i contributi alla Gestione Separata INPS rimasti effettivamente a carico del contribuente, quelli agricoli unificati versati all’INPS per la propria posizione, i pagamenti per ricongiunzione di periodi assicurativi, prosecuzione volontaria, riscatto della laurea, riscatto dei percorsi ITS Academy e assicurazione INAIL contro gli infortuni domestici.
La deduzione può riguardare anche somme versate nell’interesse di familiari fiscalmente a carico. Il beneficio, però, non può superare il reddito complessivo: in pratica, l’onere si usa fino ad azzerare l’imponibile, senza generare un credito fiscale.
Quali somme restano fuori dal beneficio fiscale
Non ogni pagamento collegato alla previdenza consente un vantaggio in dichiarazione. Restano escluse, tra le altre, le somme pagate per eliminare vecchi divieti di cumulo tra pensione e redditi da lavoro, perché non servono a costruire una futura pensione.
Non sono deducibili neppure i contributi al Servizio sanitario nazionale (SSN) compresi nei premi RC auto, per effetto dell’art.
12, comma 2-bis, del decreto-legge n. 102 del 2013, convertito dalla legge n. 124 del 2013. Restano fuori anche le quote INPS alla Gestione Separata riferite agli assegni di ricerca, le tasse di iscrizione agli albi professionali, le sanzioni e gli interessi per ritardati pagamenti.
Una particolare attenzione riguarda le imprese familiari agricole: i contributi INPS pagati dal titolare per collaboratori o coadiutori e poi rimborsati da questi ultimi non sono deducibili se manca una norma chiara sul diritto di rivalsa.
Colf, badanti e lavoratori domestici
Per i lavoratori domestici e familiari opera l’art. 10, comma 2, del TUIR. Sono deducibili i contributi versati per colf, baby-sitter, badanti, giardinieri, autisti e altri addetti all’assistenza personale o familiare, ma solo per la quota rimasta a carico del datore di lavoro.
Il limite massimo annuo è pari a 1.549,37 euro. La deduzione segue il criterio di cassa: conta il pagamento effettuato nell’anno, non il trimestre di competenza. Sono ammessi anche i contributi rimborsati a un’agenzia interinale, purché la fattura riporti i dati necessari e la quota contributiva a carico del datore.
Il libretto famiglia, previsto per prestazioni occasionali disciplinate dall’art. 54-bis del decreto-legge n. 50 del 2017, può dare diritto alla deduzione per la parte previdenziale destinata alla Gestione Separata INPS. Non rientrano invece i versamenti alla CAS.
SA.COLF e i contributi forfettari per regolarizzare lavoratori stranieri.
Fondi sanitari e previdenza complementare
L’art. 10, comma 1, lettera e-ter), del TUIR consente di dedurre i versamenti ai fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale, se destinati a prestazioni individuate dall’art. 9 del decreto legislativo n. 502 del 1992. Il tetto complessivo è 3.615,20 euro annui.
Nello stesso limite rientrano anche, secondo le regole dell’art. 51, comma 2, lettera a), del TUIR, i contributi pagati da pensionati ex dipendenti a casse sanitarie con esclusiva finalità assistenziale, quando la prosecuzione dell’iscrizione dopo la cessazione del lavoro è prevista da contratto, accordo o regolamento aziendale.
Per la previdenza complementare vale invece l’art. 10, comma 1, lettera e-bis), del TUIR, insieme all’art. 8 del decreto legislativo n. 252 del 2005. Il limite ordinario per l’anno d’imposta 2025 è 5.164,57 euro. Per il periodo d’imposta 2026 per la previdenza complementare il limite deducibile sale. Sono compresi fondi negoziali, forme individuali e sottoconti italiani PEPP. Regole particolari valgono per lavoratori di prima occupazione, fondi in squilibrio finanziario e versamenti per familiari a carico.
Documenti per contributi previdenziali e assistenziali
La corretta conservazione delle prove di pagamento è essenziale. Per i versamenti a gestioni previdenziali servono ricevute bancarie o postali, modelli F24 quietanzati, certificazioni del sostituto d’imposta o attestazioni degli enti interessati.
Per i lavoratori domestici occorrono ricevute INPS con i dati del rapporto di lavoro, MAV, pagamenti tramite conto corrente postale o documenti dell’agenzia interinale. Per il libretto famiglia sono necessari copia del libretto, ricevute F24 Elide con causale LIFA o pagamenti tramite portale INPS, oltre alla documentazione sull’utilizzo dei titoli.
Per fondi sanitari e previdenza complementare servono attestazioni fiscali, certificazioni del fondo, CU e ricevute di versamento.
Riassumendo
- I contributi previdenziali e assistenziali possono ridurre reddito o imposta.
- Alcune somme, come sanzioni e interessi, restano escluse.
- Colf, badanti e lavoratori domestici hanno un limite specifico.
- Fondi sanitari e previdenza complementare seguono regole e tetti diversi.
- Ricevute, CU e attestazioni vanno conservate con attenzione.