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Requisiti pensione precoci, dal 2027 si cambia: i numeri da tenere d’occhio

Dal 2027 i requisiti pensione precoci diventano più severi: aumentano contributi, con nuove regole per disoccupati, caregiver e invalidi.
18 Marzo 2026
pensione invalidi al 74%
Foto © Investireoggi

Il quadro pensionistico si fa più rigido nel biennio 2027-2028. La circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026 spiega che l’adeguamento alla speranza di vita torna a incidere sui requisiti di accesso alle principali prestazioni. In base al decreto direttoriale 19 dicembre 2025 e all’art. 1, c. 185, Legge 199/2025, l’aumento sarà di 1 mese nel 2027 e di 3 mesi nel 2028. Questo significa che, salvo eccezioni previste dalla legge, l’uscita dal lavoro si allontana ancora un po’. In questo scenario, il tema dei requisiti pensione precoci assume un rilievo particolare, perché riguarda lavoratori che hanno iniziato molto presto la propria attività e che, in alcuni casi, si trovano anche in situazioni personali delicate.

Proprio su questo punto si concentra il paragrafo 2.3 della circolare.

Cosa cambia per i requisiti pensione dal 2027

Per la pensione di vecchiaia il requisito sale a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028, secondo l’art. 24, cc. 6 e 7, D.L. 201/2011. Per la pensione anticipata ordinaria, invece, si passa a 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne nel 2027; dal 2028 si arriva rispettivamente a 43 anni e 1 mese e 42 anni e 1 mese, ai sensi dell’art. 24, cc. 10 e 11, D.L. 201/2011.

Non si sottrae all’adeguamento la pensione anticipata riconosciuta ai lavoratori precoci indicati dall’art. 1, c. 199, lett. a), b) e c), L. 232/2016. Anche qui, la novità centrale è numerica ma molto concreta: il requisito contributivo passa a 41 anni e 1 mese per chi matura il diritto nel 2027, e a 41 anni e 3 mesi per chi lo matura nel 2028. Dal 2029 resta fissato a 41 anni e 3 mesi, salvo futuri adeguamenti alla speranza di vita ai sensi dell’art.

12, c. 12-bis, D.L. 78/2010.

I requisiti pensione precoci non si fermano però al solo numero degli anni di contributi. La legge richiede anche almeno 12 mesi di contribuzione derivante da lavoro effettivo prima del compimento dei 19 anni. Questo elemento (già in essere) è essenziale: non basta una lunga carriera, ma serve anche la prova di un ingresso molto anticipato nel mercato del lavoro.

Pensione precoci: le categorie interessate

Le categorie interessate sono tre. La prima è quella dei disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale ex art. 7 Legge n. 604/1966, purché la prestazione di disoccupazione sia terminata da almeno 3 mesi.

La seconda comprende i caregiver che assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un familiare convivente con disabilità grave, secondo l’art. 3, c. 3, Legge 104/1992. La terza riguarda gli invalidi civili con riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%. Si tratta sostanzialmente di requisiti simili ad Ape sociale 2026 (e anni precedenti).

Chi rientra davvero tra i lavoratori precoci

La disciplina mostra una logica selettiva. Non tutti coloro che hanno iniziato a lavorare presto possono sfruttare i requisiti pensione precoci. Occorre, infatti, rientrare in una delle condizioni protette dalla norma. Il legislatore, con l’art. 1, c. 199, L. 232/2016, ha voluto riservare questo canale a soggetti che uniscono una carriera iniziata in età molto giovane a una condizione di fragilità sociale, familiare o sanitaria.

Dal punto di vista operativo, la decorrenza del trattamento non è immediata. La circolare ricorda che la pensione scatta dopo 3 mesi dalla maturazione dei requisiti (c.d. finestra mobile). Per alcune casse del pubblico impiego, come CPDEL, CPS, CPI e CPUG, la finestra è più lunga: 7 mesi se il requisito contributivo si perfeziona entro il 31 dicembre 2027, 9 mesi se si perfeziona dal 1° gennaio 2028. Questa disciplina deriva dall’art. 1, c. 163, L. 213/2023. Resta invece esclusa tale finestra più pesante nei casi di accesso con cumulo dei periodi assicurativi ex L. 228/2012.

Sul piano pratico, i requisiti pensione precoci diventano, quindi, più severi non solo perché aumentano i mesi di contribuzione, ma anche perché i tempi reali di uscita possono slittare per effetto delle finestre mobili. È un punto importante, perché tra maturazione del diritto e pagamento del primo assegno può trascorrere un periodo non breve.

Requisiti pensione precoci: il vero impatto per chi vuole uscire prima

L’effetto complessivo della riforma è chiaro: l’anticipo pensionistico resta possibile, ma costa più contributi e richiede maggiore attenzione ai dettagli normativi. I requisiti pensione precoci previsti per il 2027 e il 2028 segnano un ulteriore irrigidimento del sistema, in linea con il meccanismo di adeguamento alla longevità.

Tuttavia, conserva una funzione sociale precisa, perché tutela chi ha iniziato a lavorare molto presto e oggi si trova in stato di disoccupazione, assiste un familiare disabile oppure ha una invalidità almeno pari al 74%.

Riassumendo

  • I requisiti pensione precoci salgono, rispetto ai 41 di oggi
  • Serviranno 41 anni e 1 mese nel 2027 e a 41 anni e 3 mesi nel 2028;
  • Restano necessari i 12 mesi di lavoro effettivo prima dei 19 anni di età e una delle tre condizioni soggettive indicate dalla legge
  • A ciò si aggiunge la finestra di 3 mesi, o quella più lunga per alcune gestioni pubbliche.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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