Lo scorso anno, almeno fino al 31 dicembre 2025 sulle pensioni c’era da parlare di opzione donna, quota 103, Ape sociale e così via dicendo. La flessibilità in uscita, o meglio, le varianti rispetto ai requisiti ordinari per le pensioni di vecchiaia o anticipate erano molteplici. Oggi di tutte quelle variabili, resta in vigore solo l’Ape sociale. Unica delle tre misure che avevano come scadenza della loro sperimentazione, il 31 dicembre 2025. Le altre due sono state cessate e se qualcuno parla ancora di opzione donna o quota 103, lo fa solo perché ha cristallizzato il diritto entro la fine dell’anno scorso. Al completamento dei requisiti nel 2026, le due misure non possono essere più sfruttate.
Diverso il caso dell’Ape sociale. Questa pensione nel 2026 potrà ancora essere sfruttata.
Ape sociale, ecco le platee dei beneficiari
L’Ape sociale confermata anche nel 2026 dicevamo. E senza variazioni di platea. Perché la pensione con l’Ape sociale anche nel 2026 resta appannaggio esclusivamente di disoccupati, invalidi, caregivers e addetti ai lavori gravosi. Per i disoccupati, fattore necessario è aver perso il lavoro involontariamente. Perché bisogna prima di tutto avere diritto alla Naspi e poi averla presa interamente prima di presentare domanda di pensione. Per gli invalidi, il grado di disabilità che la commissione medica deve aver assegnato al richiedente è pari al 74% almeno. Per i caregivers invece, serve che invalido e richiedente la pensione, devono essere residenti nello stesso immobile da almeno 6 mesi prima della domanda di Ape sociale. Infine, per gli addetti ai lavori gravosi occorre che tale attività sia stata svolta in 7 degli ultimi 10 anni di carriera o in alternativa, in 6 degli ultimi 7 anni.
Attività di lavoro gravoso che restano sempre le solite 15 di cui abbiamo parlato diverse volte.
Ape sociale, i requisiti della pensione nel 2026
Nessuna variazione di platea per quanto concerne l’Ape sociale e quindi la pensione con questa misura nel 2026. Ma nessuna variazione anche dal punto di vista dei requisiti. Sia anagrafici che contributivi. Infatti, l’Ape sociale resta una misura che consente l’uscita al compimento di almeno 63 anni e 5 mesi di età. Per quanto concerne il requisito dei contributi invece, resta invariata anche la differenza tra categorie. Perché mentre per invalidi, caregivers e disoccupati bastano almeno 30 anni di contributi, per gli addetti ai lavori gravosi serve arrivare almeno a 36 anni.
Calcolo del trattamento ma non solo, ecco le cose da sapere sull’Ape sociale
Un altro anno ancora per l’Ape sociale quindi. Infatti, la misura confermata anche nel 2026, ha scadenza adesso alla fine del corrente anno. Poi si vedrà per eventuali nuove proroghe. Intatta la platea e intatti i requisiti rispetto alla versione 2025 dell’Ape sociale. Ed intatti anche i limiti, le regole e il calcolo del trattamento. Perché anche nel 2026 la pensione con l’Ape sociale non potrà superare 1.500 euro al mese. A prescindere dai contributi versati quindi, anche chi avrebbe avuto diritto ad una pensione più alta, deve sottostare a questo limite.
Che dura fin quanto dura l’Ape sociale, ovvero fino al raggiungimento dei 67 anni di età. Quando la misura decade ed il titolare deve chiedere la pensione di vecchiaia ordinaria. La pensione con l’Ape sociale, comunque, pure nel 2026 viene calcolata con le regole del sistema misto. In pratica, per i periodi fino al 31 dicembre 1995 vale il calcolo retributivo, per i periodi successivi vale il contributivo. Ma se un soggetto ha già almeno 18 anni versati al 31 dicembre 1995, il calcolo retributivo va fino al 31 dicembre 2011.
La misura non è reversibile in caso di decesso del beneficiario, non prevede maggiorazioni sociali e non prevede tredicesima mensilità. Inoltre, l’importo non viene rivalutato annualmente come invece accade per altre pensioni. Chi esce con l’Ape sociale non potrà svolgere alcuna attività lavorativa fatta eccezione per il lavoro autonomo occasionale se questo produce un reddito al di sotto di 5.000 euro.
Finestre, domande e date 2026 per chi deve chiedere la pensione con l’Ape sociale
La pensione con l’Ape sociale anche nel 2026 prevede la presentazione di una domanda di certificazione. In altri termini, l’interessato deve chiedere all’INPS la conferma del diritto a questa misura. Un passaggio propedeutico questo visto che è necessario obbligatoriamente prima di presentare la domanda di Ape sociale. La domanda di certificazione deve essere presentata a scadenze prefissate, perché sono tre le finestre annuali per una misura che non ha dotazioni illimitate ma viene assegnata solo fino ad esaurimento risorse. Proprio alla luce di questo, sono fondamentali le finestre da rispettare. Quella del 31 marzo 2026 è la prima. Poi c’è la seconda che scade il 15 luglio 2026. Infine, l’ultima, quella del 30 novembre 2026 che rappresenta la data per l’invio delle istanze tardive. In quest’ultimo caso ecco che gli interessati possono finire dentro le fauci delle risorse residue, che se non sufficienti, non permettono all’INPS di accogliere le domande.

