La “definizione agevolata” dei debiti fiscali è spesso raccontata come una soluzione unica e valida per tutti. In realtà, quando entrano in gioco tributi locali e entrate patrimoniali (come IMU, TARI, canoni o altre entrate gestite da Regioni, Province e Comuni), le regole cambiano: non esiste un automatismo nazionale. Il punto è stato chiarito durante un Question Time alla Camera del 3 febbraio 2026, in risposta all’interrogazione n. 5-04969, proprio sul perimetro della rottamazione applicabile a livello territoriale.
Rottamazione quinquies e tributi locali: il chiarimento del Parlamento
Nel dibattito pubblico si parla spesso di rottamazione quinquies come se potesse “scendere” automaticamente anche su IMU, TARI o altre entrate locali.
Il chiarimento parlamentare, invece, ribadisce un concetto semplice: per le entrate di Regioni ed enti locali la definizione agevolata è una facoltà, non un obbligo.
La base normativa richiamata è l’art. 1, commi 102 e 103, Legge di bilancio 2026, che riconosce agli enti territoriali un’autonomia decisionale entro limiti precisi.
In pratica, la rottamazione delle cartelle nel contesto locale può nascere solo se l’ente la “mette in moto” con un atto proprio e con regole chiare su tempi, procedure e ambito di applicazione.
Autonomia degli enti: non c’è un modello unico
Il meccanismo è costruito su due strade, diverse a seconda dell’ente:
- Regioni: intervento tramite legge regionale;
- Enti locali (ad esempio il Comune): intervento tramite regolamento, adottato ai sensi dell’art. 52 D. Lgs. 446/1997.
Questo significa che ciascun territorio può scegliere se attivare la misura e come strutturarla. L’atto deve indicare aspetti concreti: scadenze, modalità di pagamento, eventuale rateazione, e soprattutto quali entrate rientrano nella definizione. In altre parole, la rottamazione quinquies a livello locale non è una “copia” obbligatoria di quella statale, ma uno strumento costruito su decisioni politiche e amministrative dell’ente.
Il vincolo dei 60 giorni: trasparenza e tempi minimi
La libertà organizzativa, però, non è totale. L’art. 1, comma 102, Legge bilancio 2026 introduce un paletto importante: la scadenza finale per pagare le somme oggetto di definizione non può essere fissata prima che siano trascorsi almeno 60 giorni dalla pubblicazione dell’atto, che prevede la sanatoria, sul sito istituzionale dell’ente.
Non è un dettaglio: quei 60 giorni servono a garantire un tempo minimo, “non comprimibile”, per informazione e organizzazione dell’adesione.
In termini pratici, se un Comune approva il regolamento e lo pubblica online, la prima data utile della rottamazione per fissare l’ultima scadenza di pagamento deve rispettare quella finestra temporale. È un modo per evitare misure lampo poco leggibili e per rendere più trasparente la gestione dei debiti locali.
Rottamazione quinquies: cosa serve per applicarla in Comune o Regione
Un altro tema decisivo riguarda la riscossione: molte entrate locali non sono incassate direttamente dall’ente, ma da soggetti esterni. Il comma 104 (art. 1, L. bilancio 2026) prevede una regola “di chiusura” per allineare, quando opportuno, le scelte territoriali a eventuali rottamazioni statali sulle entrate erariali.
In questo quadro, la rottamazione sui tributi locali può essere prevista anche se la riscossione avviene:
- con procedure coattive gestite dall’ente;
- tramite soggetti affidatari indicati dall’art.
52, c. 5, lett. b), D. Lgs. 446/1997;
- oppure tramite affidatari richiamati dall’art. 1, c. 691, L. 147/2013.
Conta un punto: non è necessario che la riscossione passi da ADER (Agenzia Entrate Riscossione). L’ente a cui il comune o altro ente locali abbia affidato la riscossione del tributo non deve, quindi, essere per forza essere l’Agenzia Entrate Riscossione ma l’ente può deliberare una misura propria, equivalente per contenuti e limiti, anche con concessionari diversi.
In sintesi, la rottamazione quinquies sui tributi locali dipende da una scelta concreta di Regione o Comune: senza legge o regolamento, non parte nulla; con un atto ben scritto, invece, può diventare uno strumento reale per chiudere pendenze nel perimetro locale.
Riassumendo
- La rottamazione cartelle sui tributi locali non è automatica ma facoltativa.
- Regioni e Comuni decidono tramite legge regionale o regolamento ex art. 52 D. Lgs. 446/1997.
- L’atto deve fissare regole, scadenze e ambito delle entrate agevolabili.
- È obbligatorio rispettare almeno 60 giorni dalla pubblicazione alla scadenza finale.
- La misura vale anche con riscossione tramite concessionari diversi da ADER.
- Senza atto dell’ente, la rottamazione quinquies locale non può essere applicata.