Un inizio positivo per l’economia in Italia per questo 2026. L’indice dei prezzi al consumo a gennaio è salito dello 0,4% mensile e dell’1% annuale, giù dal +1,2% di dicembre e in linea con le attese. Al netto dei generi alimentari freschi ed energia, l’inflazione di fondo è rimasta invariata all’1,8%. Nel frattempo, la dinamica tendenziale dei prezzi si è mostrata in discesa anche nell’Eurozona: 1,7% dal 2% di dicembre. Un segnale rassicurante in vista dell’odierno board della Banca Centrale Europea, chiamato a decidere sulle prossime misure di politica monetaria. Escluso un intervento sui tassi di interesse, anche se inizia ad aleggiare la possibilità di un ulteriore taglio a marzo o nei mesi successivi.

Economia Italia 2026: outlook positivo
Se l’inflazione scende, accelera il PMI dei servizi. Sempre a gennaio, l’indice è passato da 51,5 a 52,9 punti e segnala una prolungata fase di espansione (sopra 50 punti) per il 14-mese consecutivo. L’indice manifatturiero stesso è salito leggermente da 47,9 a 48,1, pur restando in contrazione. L’indice composito ha registrato una netta crescita da 50,3 a 51,4 punti. Meglio che nell’Eurozona, dove il terziario è sceso da 52,4 a 51,9 punti, il manifatturiero è salito da 48,8 a 49,5 e l’indice composito è rimasto invariato a 51,5 punti.
L’economia dell’Italia parte in questo 2026 con un’inflazione acquisita dello 0,4% e un Pil acquisito dello 0,3%. Stando ai dati preliminari dell’Istat, la crescita nel 2025 è stata dello 0,7% in termini reali, sopra le stime del governo dello 0,5%. Il nuovo anno porta buona notizie, per quanto il contesto internazionale si mostri volatile e sfidante. Andando nei dettagli, i prezzi dei beni a gennaio sono diminuiti dello 0,2% su base annua, mentre quelli dei servizi sono aumentati del 2,5%.
Rincari ancora sensibili per spese basilari
Tra le criticità, l’inflazione sopra la media per i generi alimentari freschi (2,5%), lavorati (2,2%), i servizi relativi all’abitazione (4,4%) e servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (3%). Insomma, voci di spesa sensibili che continuano a registrare rincari cospicui e che pesano particolarmente sulle vite ordinarie delle famiglie.
In generale, comunque, un’inflazione sotto controllo (e calante) e un Pil in crescita rappresentano buone notizie per la nostra economia. L’Italia si è mostrata resiliente ai dazi e alle tensioni geopolitiche degli ultimi mesi, anzi anni. I suoi conti pubblici migliorano e le agenzie di rating ne hanno preso atto insieme ai mercati. S&P ha nei giorni scorsi migliorato l’outlook a “positivo”, prospettando un possibile upgrade a medio termine. Tra le ragioni della sua promozione c’è l’accelerazione sul Pnrr, anche se alla fine del 2025 la spesa ancora ammontava a circa la metà degli oltre 190 miliardi di euro messi a disposizione dalla Commissione UE tra prestiti e sussidi.
Possibile ripresa tedesca di aiuto alla manifattura
Sarà quasi impossibile immaginare che in otto mesi saremo in grado di spendere quanto nei cinque anni precedenti. Ma l’accelerazione nella realizzazione degli investimenti contribuirebbe ad avvicinare il Pil all’obiettivo del +1%.
I tassi di crescita per l’economia in Italia restano bassi, ma in un simile contesto europeo non sono da sminuire. Infine, se la Germania uscirà definitivamente dalla stagnazione, in qualità di suo partner commerciale beneficeremmo della ripresa tedesca con maggiori esportazioni, quindi anche con la ripresa della nostra industria manifatturiera nel Centro-Nord.
giuseppe.timpone@investireoggi.it