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Caro energia, UE apre alla flessibilità sui conti pubblici: aiuti a famiglie e imprese esclusi

L'UE offre una prima risposta all'Italia sul caro energia con flessibilità minima sui conti pubblici, ma esclude aiuti a famiglie e imprese
3 Giugno 2026
Caro energia, UE apre a flessibilità
Caro energia, UE apre a flessibilità © Investireoggi.it

Non sarà ufficialmente una risposta alla lettera inviata dalla premier Giorgia Meloni alla Commissione il 17 maggio scorso per reclamare una soluzione al caro energia, ma l’UE a suo modo ha inteso non ignorare le istanze dell’Italia. E oggi pubblicherà le linee guida per consentire ai governi dell’area di sfruttare la flessibilità sui conti pubblici in deroga al Patto di stabilità. Stando alle anticipazioni, gli stati membri potranno scomputare dal calcolo del deficit fino allo 0,6% del Pil in 2 o 3 anni. Per l’Italia significa liberare risorse già per quest’anno nell’ammontare di 6,6 miliardi di euro. E un altro 0,3% potrebbe utilizzarlo anche per il 2027 senza violare il tetto al deficit del 3%.

Caro energia: UE apre solo a investimenti

Tuttavia, gli aiuti alle famiglie e alle imprese contro il caro energia saranno esclusi dall’UE dalle misure finanziabili. I margini fiscali andranno utilizzati solo per gli investimenti nell’elettrificazione, nella decarbonizzazione e nell’efficientamento energetico. Tanto per capirci, non sarà possibile per il governo Meloni continuare a tagliare le accise sul carburante o le bollette di luce e gas attingendo a questi margini.

Una soluzione che a Roma stanno trovando insoddisfacente, ma che è pur sempre meglio di niente. L’Italia aveva velatamente minacciato nelle settimane scorse di non aumentare le spese militari, se costretta a centellinare ogni euro per fronteggiare il caro energia. L’UE aveva improvvisamente aperto alla flessibilità dopo averla negata per settimana tramite il vice-presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis. E già spuntano soluzioni creative, all’italiana, per sfruttare i nuovi meccanismi di bilancio.

Trucco contabile contro tetto al deficit?

Si vocifera che il governo sposterebbe gli investimenti già stanziati per l’efficientamento per tagliare le accise e coprire il credito d’imposta delle imprese.

Allo stesso tempo, destinerebbe gli investimenti consentiti nel limite dello 0,3% annuo (o 0,2% per 3 anni) per ripristinare quelli soppressi. Un trucco contabile sul quale è probabile che si accenderebbero i fari dell’UE, anche se le alternative sarebbero per Roma di violare il Patto di stabilità. E a Bruxelles nessuno vorrebbe che accadesse.

La logica sottesa alla soluzione comunitaria appare irreprensibile: sì al maggiore debito, purché destinato agli investimenti. Un modo per l’UE di contrastare il caro energia in modo strutturale e non tramite misure temporanee e potenzialmente controproducenti. Gli aiuti a famiglie e imprese per calmierare i prezzi energetici finiscono per tenere alta la domanda e perpetuare gli alti costi e alimentare la speculazione internazionale.

Aiuti a famiglie e imprese vs riarmo

L’Italia avverte una duplice esigenza: ridurre l’onere a carico delle famiglie, già alle prese con il carovita e stipendi bassi; evitare che le imprese perdano ulteriore competitività a causa dei maggiori costi di produzione. Il caro energia per le seconde risulta già essere tra i più alti nell’UE, a causa della nota dipendenza dagli idrocarburi. Al di là delle regole fiscali, il nostro Paese non possiede margini per via dell’altissimo debito pubblico accumulato e vicino al 140% del Pil.

Anche ammesso che Bruxelles ce li concedesse, non è detto che il mercato la penserebbe allo stesso modo. Con una spesa per interessi al 4% contro poco più della metà in Francia e Spagna, c’è poco da reclamare in fatto di flessibilità.

Il tema resta politico e altamente sensibile. Contro il caro energia l’UE concederà le briciole, mentre sul riarmo ha aperto allo scomputo delle spese fino all’1,5% del Pil e fino al 2028. Ed è su questo punto che la polemica è diventata rovente. Lo stesso governo Meloni, che ha sostenuto l’aumento delle spese militari in sede NATO, eccepisce che i commissari non stiamo dimostrando altrettanta sensibilità nel sostegno all’economia con il boom di petrolio e gas. Un dibattito non soltanto italiano, ma che si riproduce in ciascuno dei 27 stati comunitari e che sta portando ad una polarizzazione crescente nell’opinione pubblica.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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