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In un mercato in caos, le crypto sono i ‘vincitori’ inaspettati del conflitto Iran

La guerra in Iran ha reso finora il mercato delle crypto il vero vincitore tra gli asset, sorprendendo gli analisti più scettici.
18 Marzo 2026
Crypo vincitori inattesi della guerra in Iran
Crypo vincitori inattesi della guerra in Iran © Investireoggi.it

La guerra in Iran ha mietuto già alcune vittime illustri anche sui mercati finanziari, ad eccezione – come vedremo – delle crypto. La più sorprendente è l’oro. Data la sua natura di bene rifugio, ci saremmo tutti aspettati un’ascesa delle quotazioni possibilmente verso ennesimi record. Invece, il metallo oggi scende sotto 5.000 dollari l’oncia, quando prima degli attacchi di USA e Israele contro Teheran stava a circa 5.180 dollari. Un flop, che si spiega solo parzialmente con la risalita del dollaro contro le altre divise mondiali. A remare contro è stato finora il rialzo dei rendimenti obbligazionari, riflesso di prezzi dei bond in calo.

Avversione al rischio non premia oro e bond

Se vogliamo, anche questa è stata una parziale sorpresa. Quando un evento dirompente come un conflitto si verifica, tra gli investitori sale l’avversione al rischio. La maggiore prudenza spinge il mercato a preferire i bond alle azioni. Non sta accadendo, perché nello specifico la guerra ha provocato la chiusura dello Stretto di Hormuz, con tanto di esplosione dei prezzi per petrolio e gas. Si sta diffondendo il timore circa una risalita dell’inflazione, che evidentemente spinge gli obbligazionisti a pretendere rendimenti più alti lungo la curva delle scadenze.

Le borse stanno avendo un andamento altalenante e più eterogeneo. Salgono i titoli legati a difesa ed energia, mentre scendono quelli pro-ciclici. Le banche accusano il colpo, risentendo del rischio di una congiuntura avversa con annesso aumento delle insolvenze tra i clienti. Le crypto, invece, sono la grande sorpresa in positivo. Da quando l’Iran è finito sotto attacco, il mercato ha guadagnato sui 230 miliardi di dollari di capitalizzazione, salendo esattamente del 10%.

Bitcoin quotava a meno di 66.000 e oggi è salito fino a sfiorare 74.600 dollari.

Mercati stravolti dal rischio inflazione

Anche questo sembra un controsenso. L’avversione al rischio avrebbe dovuto mandare a tappeto i prezzi delle crypto, in quanto asset rischiosi nella percezione comune. In più, la prospettiva di tassi di interesse più alti già dai prossimi mesi non favorirebbe gli investimenti. E’ assodato che i token digitali tendano a performare bene quando la liquidità sui mercati cresce, non quando c’è il sentore che possa contrarsi per via di una stretta monetaria globale.

Come si spiega questo andamento positivo? Le crypto avevano perso più di 2.000 miliardi di capitalizzazione dai massimi storici toccati nell’ottobre scorso alla vigilia della guerra in Iran. Aveva già pagato pegno, in un certo senso. Probabile che il mercato abbia trovato che le valutazioni fossero diventate convenienti e, dovendo sfuggire da altri asset rivelatisi meno appetibili con il rischio inflazione, abbia optato per tornare su questo asset.

Crypto con guerra in Iran trainato da visione ideologica?

Dietro alla risalita potrebbe celarsi anche una convinzione, per così dire, più “ideologica”. La geopolitica è un caos e i governi di tutto il mondo saranno costretti ad aumentare le spese militari. Come reagiranno le banche centrali? Perseguiteranno l’obiettivo della stabilità dei prezzi o si mostreranno accomodanti nel nome della ragion di stato? Il rischio di dominanza fiscale era considerato elevato già prima di questo ennesimo conflitto; adesso è diventato ancora più concreto. E la manipolazione degli asset da parte degli istituti fu all’origine della nascita di Bitcoin nel gennaio del 2009.

In un mondo in cui il controllo dell’inflazione è sempre più alla mercé delle tensioni internazionali, le crypto possono diventare il nuovo rifugio per chi cerca un’alternativa agli asset tradizionali.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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