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Perché i BTp lunghi stanno tornando appetibili dopo anni

I BTp lunghi riscuotono nuovamente l'interesse del mercato per via del rendimento ancora elevato offerto e già in calo dai massimi.
9 Maggio 2026
Rendimento dei BTp lunghi tornato appetibile
Rendimento dei BTp lunghi tornato appetibile © License Creative Commons

Il mercato obbligazionario lancia un segnale estremamente interessante per questa fase delicata e caotica: i BTp lunghi tornano di moda, grazie al rendimento di tutto rispetto offerto. Il decennale a marzo era arrivato a superare il 4% e lo spread con l’omologo tedesco si era allargato fin sopra 100 punti base. Ma nelle ultime sedute, grazie all’allentamento delle tensioni tra USA e Iran, lo spread è sceso sotto 75 punti e il rendimento si è portato sotto il 3,75%. Era inferiore al 3,30% a fine febbraio, prima che la guerra nel Golfo Persico iniziasse.

Rendimento appetibile per BTp lunghi

Sul tratto ultra-lungo la situazione si mostra uguale.

Il trentennale italiano viaggiava alla fine di questa settimana di contrattazioni tra 4,55% e 4,60%, giù dall’apice del 4,77% raggiunto a marzo e ancora ben sopra il 4,19% pre-bellico. Numeri di una inversione di tendenza parziale, che attirano l’interesse degli investitori. I BTp lunghi sono scesi dai livelli di rendimento massimi toccati nelle fasi calde della guerra, ma non si sono ancora riportati ai livelli ad essere precedenti.

Le aspettative d’inflazione si sono surriscaldate nelle ultime settimane. Per il medio-lungo periodo, i prezzi al consumo in Italia sono attesi in crescita ad una media annua del 2% contro l’1,40% di fine febbraio. Ciò ha portato ad un aumento del rendimento preteso dal mercato per acquistare BTp lunghi. Con il possibile raggiungimento dell’accordo di pace USA-Iran, però, lo scenario più cupo sembra allontanarsi. E questo ha spinto i prezzi dei bond, fermo restando che il tratto medio-breve della curva resta gravata dalla prospettiva di un rialzo dei tassi di interesse quanto prima.

Comprare duration idea rischiosa

Dunque, siamo al punto di svolta: rendimento ancora elevato offerto dai BTp lunghi, ma destinato probabilmente a scendere nei prossimi mesi insieme all’inflazione dopo che questa sarà verosimilmente culminata in estate. Che si tratti di un investitore cassettista o speculativo, comprare oggi avrebbe senso. Nel primo caso, egli si porterebbe a casa titoli più redditizi di quanto lo sarebbero da qui a breve. Nel secondo caso, avrebbe la possibilità di rivendere presto a prezzi più alti. Ricordiamo, infatti, che prezzi e rendimenti si muovono in direzioni opposte.

L’appeal speculativo sale per i BTp lunghi grazie alla duration, che capta la sensibilità del prezzo rispetto alle variazioni del rendimento. Attenzione ai facili entusiasmi. Aggiungere duration oggi al portafoglio obbligazionario può essere una buona idea, ma comporta rischi. Se i prezzi tornassero a scendere e i rendimenti a salire, le perdite sarebbero elevate. Le scadenze lunghe vanno comprate quando i tassi hanno raggiunto l’apice, cosa che non è possibile per il momento affermare. Il caos geopolitico di questi mesi, aggravato dall’imprevedibilità del presidente americano Donald Trump, non ci autorizza ad alcuna previsione.

Rischio asimmetrico

Volete un esempio? Il mercato prevedeva a fine febbraio che i tassi nell’Eurozona sarebbero salito solo dall’estate del 2028. Dopo pochissimi giorni, a causa della guerra, ha dovuto rivedere in gran fretta le sue previsioni.

E ora sconta un rialzo già tra un mese e un secondo per dopo l’estate. Difficile che la fine della guerra e la riapertura di Hormuz, qualora avvenissero anche prestissimo, portino a una revisione di tale stretta monetaria. D’altra parte, esiste il rischio che l’inflazione salga oltre e/o per un periodo più prolungato delle attese. In quel caso, anche i tassi culminerebbero su livelli più elevati, con la conseguenza che i bond si deprezzerebbero ulteriormente.

Oggi come oggi, a parere di chi scrive, i BTp lunghi presentano un rischio asimmetrico: le probabilità che il loro rendimento torni a salire superano le probabilità che scenda ulteriormente da qui a breve. A meno che la fiammata dei prezzi energetici di questi mesi non arrivi a contagiare il resto del paniere. Se c’è un dato confortante, esso riguarda l’inflazione “core”, cioè al netto di generi alimentari freschi ed energia. Ad aprile, ha continuato a scendere nell’Eurozona, segno che fino ad allora i rincari non avevano riguardato la generalità dei beni e servizi.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
Il suo motto è “Il lettore al centro grazie a una corretta informazione”; ogni suo articolo si pone la finalità di accrescerne le informazioni, affinché possa farsi un'idea dell'argomento trattato in piena autonomia.

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