Sicuramente non è una carriera molto lunga quella di un lavoratore che può contare su soli 20 anni di contributi versati. Eppure, si tratta della soglia minima che apre le porte alla pensione, non con una sola misura ma con diverse opzioni previdenziali, come previsto dall’INPS.
I 20 anni di contributi, infatti, possono bastare per andare in pensione, ma con età diverse a seconda della misura scelta. Dal 1° gennaio 2027, però, i requisiti subiranno un inasprimento: quasi tutte le prestazioni, comprese quelle che prevedono i 20 anni come soglia minima, diventeranno più difficili da raggiungere. In altre parole, le condizioni per il pensionamento peggiorano dal 2027.
Ecco il quadro delle principali possibilità di uscita dal lavoro con 20 anni di contributi.
Per la pensione di vecchiaia 20 anni di contributi bastano
Con 20 anni di contributi versati si può accedere alla pensione di vecchiaia al raggiungimento dell’età pensionabile. Ed è proprio su questo requisito che si concentra l’inasprimento.
Dal 2027, infatti, l’età pensionabile passerà dagli attuali 67 anni a 67 anni e un mese. Un ulteriore aumento è previsto nel 2028, quando si salirà a 67 anni e 3 mesi.
Nel 2027, dunque, potranno accedere alla pensione di vecchiaia i lavoratori che avranno compiuto 67 anni e un mese e maturato almeno 20 anni di contributi.
Attenzione però: per chi ha il primo contributo versato dopo il 31 dicembre 1995 (i cosiddetti contributivi puri), oltre a età e contributi è necessario raggiungere un importo minimo della pensione pari almeno all’assegno sociale. Considerando l’andamento dell’inflazione, nel 2027 questo valore dovrebbe attestarsi intorno ai 560 euro mensili.
Le pensioni anticipate con 20 anni di versamenti
Con 20 anni di contributi sarà possibile uscire anche prima della pensione di vecchiaia, sfruttando la pensione anticipata contributiva.
Nel 2027 si potrà andare in pensione a partire da 64 anni e un mese di età (che diventeranno 64 anni e 3 mesi nel 2028).
Questa misura è riservata ai lavoratori senza contributi antecedenti al 1996 e prevede un requisito economico molto più stringente rispetto alla vecchiaia. Infatti, per accedervi è necessario maturare una pensione pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale.
Se l’assegno sociale sarà intorno ai 560 euro, servirà quindi una pensione di almeno 1.680 euro mensili.
Per le donne sono previste condizioni più favorevoli:
- con un figlio, la soglia scende a 2,8 volte l’assegno sociale;
- con due o più figli, a 2,6 volte.
Va inoltre considerata la finestra di 3 mesi: il primo assegno viene erogato dal terzo mese successivo alla maturazione dei requisiti.
Le altre misure che permetterebbero il pensionamento
Un’ulteriore possibilità, sempre con 20 anni di contributi, è rappresentata dalla pensione di vecchiaia anticipata per invalidità pensionabile.
In questo caso, i requisiti anagrafici sono più bassi:
- 56 anni per le donne;
- 61 anni per gli uomini.
A questi va aggiunta una finestra di 12 mesi per la decorrenza della pensione.
Questa misura non si basa sull’invalidità civile generica, ma su una invalidità specifica, cioè sulla riduzione della capacità lavorativa in relazione all’attività svolta.
Per accedere è necessario un grado di invalidità non inferiore all’80%, riferito proprio alla capacità di svolgere il proprio lavoro abituale.