Con l’ufficializzazione di oggi della candidatura di Andy Burnham alle elezioni suppletive nel collegio di Makerfield è iniziato il countdown per il primo ministro Keir Starmer, che prova a resistere e a risalire nei consensi. E così, sta reagendo alla crisi dell’economia con due misure molto chiacchierate. Dopo avere sospeso le sanzioni sul “jet fuel” ricavato dal petrolio russo lavorato all’estero, il suo cancelliere allo Scacchiere ha prospettato una sorta di tetto ai prezzi alimentari nei supermercati del Regno Unito. La proposta mira a contenere i rincari dei prodotti di prima necessità per alleviare le difficoltà sostenute dalle famiglie.
Tetto ai prezzi alimentari, no dalle GDO
Rachel Reeves, nel mirino degli stessi laburisti per la sua politica fiscale considerata restrittiva, aveva incontrato nei giorni scorsi i rappresentanti delle GDO britanniche. Aveva chiesto loro di bloccare i prezzi di una ventina di prodotti alimentari, tra cui pane, latte, uova, burro e patate. Un atto “volontario”, ma che ha scatenato furenti polemiche e non soltanto politiche. Helen Dickinson, direttrice del British Retail Consortium ha notato che già oggi i margini delle catene sono ridotti all’osso: appena al 2,7%. Teme che possano contrarsi ulteriormente a causa dell’aumento dei costi dell’energia, qualora fosse loro impedito di aumentare i prezzi.
Nemmeno gli agricoltori l’hanno presa bene. Il National Farmers’ Union si è mostrato contrario per il timore che le GDO scarichino il costo del blocco ai prezzi alimentari tagliando loro i compensi. In quel caso, avvertono, l’economia corre il rischio che i prodotti dai campi non arrivino più ai supermercati, finendo per generare scaffali vuoti. L’AD di Marks & Spencer, Stuart Machin, ha definito la proposta “assurda” ed è sceso in campo persino il governatore della Banca d’Inghilterra, Andrew Bailey, che ha avvertito quanto la misura sarebbe “non sostenibile nel lungo periodo” e “controproducente”.
Inflazione attesa in crescita
Trai timori espressi dalle categorie coinvolte, anche quello che i supermercati possano reagire al blocco dei prezzi alimentari aumentando tutti gli altri. L’opposizione conservatrice ha avuto buon gioco per parlare di proposta “in stile sovietico”. Le polemiche sono state così diffuse da avere spinto il Tesoro a precisare che si tratti di una semplice misura su base volontaria e in cambio dell’implementazione offrirebbe alcuni sgravi sul piano regolatorio. Ad esempio, ai supermercati sarebbe concessa la sospensione del Net Zero packaging policies, ossia le sanzioni sugli imballaggi non riciclabili, e delle misure antiobesità sul posizionamento dei prodotti negli scaffali.
Preso atto della rivolta, il governo di Starmer vuole ripiegare sulla lotta al price gouging (la speculazione sui prezzi alimentari), attraverso la Competition and Markets Authority. Resta il problema di come reagire ai previsti rincari. L’inflazione nel Regno Unito è scesa al 2,8% in aprile dal 3,3% di marzo, ma si sarebbe trattato di un fenomeno transitorio. Nel trimestre passato, i prezzi al consumo sono aumentati già dell’1,8% e, secondo la Food and Drink Federation, i prezzi alimentari saliranno del 9-10% entro fine anno con la crisi di Hormuz.
Bollette alte per imprese UK
Starmer era stato il più duro sull’embargo ai danni del petrolio russo, in continuità con la linea dei predecessori conservatori. Il cambio di marcia si spiega con la necessità di offrire risposte concrete e immediate al popolo britannico, che già paga le bollette tra le più care in Europa. Le imprese spendono il 40% in più per l’energia rispetto alle concorrenti tedesche e francesi e il quadruplo delle americane. Il Regno Unito è fortemente dipendente dal gas, ma proprio l’attuale esecutivo ha vietato nuove trivellazioni nel Mare del Nord e adesso si sta attirando le critiche delle opposizioni, che svelano ipocrisie e contraddizioni del primo ministro.
Prezzi alimentari terreno di scontro a sinistra
E se il Labour a Londra getta acqua sul fuoco, i nazionalisti scozzesi puntano a varare un vero e proprio blocco dei prezzi alimentari in Scozia, con il rischio di frammentare il mercato britannico. Si tratterebbe anche in questo caso di una reazione al calo dei consensi accusato alle elezioni del 7 maggio scorso, quando l’SNP ha perso 6 seggi all’Holyrood, allontanandosi dalla maggioranza assoluta necessaria per governare da soli.
Queste potrebbero essere le ultime settimane di Starmer a Downing Street, che alle quasi certe primarie tra fine giugno e inizi di luglio rischia seriamente di perdere contro qualsiasi candidato credibile. Prezzi alimentari e petrolio sono la spia del desiderio del governo di recuperare consenso sui temi quotidiani, riappacificandosi con l’ampia opinione pubblica contrariata dall’inerzia su carovita e servizi pubblici. Troppo tardi per cambiare passo? Di certo, imporre o pretendere il blocco dei listini nei supermercati non è una misura credibile e rischia di screditare ulteriormente i laburisti all’infuori del loro ristretto recinto elettorale. Può servire, invece, nel sottrarre consenso a sinistra al sindaco di Greater Manchester, che punta a prendere il posto di Starmer come leader di partito e primo ministro.
giuseppe.timpone@investireoggi.it