Entrati nella fase calda del modello 730, con milioni di contribuenti che stanno completando la dichiarazione dei redditi come accade ogni anno in questo periodo, stanno emergendo alcune complicazioni sulle Certificazioni Uniche rilasciate dall’INPS ai contribuenti percettori di pensioni, Naspi e altre prestazioni. Problemi che, per fortuna, l’Istituto sta progressivamente correggendo, visto che molti errori dipendevano direttamente dai sistemi informatici della previdenza sociale.
Pensioni, Naspi e indennità: attenzione agli errori nelle Certificazioni Uniche INPS
Ogni errore presente nella Certificazione Unica può avere conseguenze dirette sul modello 730. Basta infatti una voce mancante, una trattenuta non riportata oppure un’anomalia nei dati fiscali per rischiare di pagare più imposte del dovuto oppure perdere parte dei rimborsi spettanti.
La Certificazione Unica rappresenta infatti il documento fondamentale da cui parte tutta la dichiarazione dei redditi. È il documento nel quale il sostituto d’imposta – quindi datore di lavoro, ente pensionistico o INPS – certifica i redditi erogati, le trattenute IRPEF, le addizionali regionali e comunali, eventuali bonus fiscali, il trattamento integrativo e tutte le altre voci fiscali relative all’anno precedente.
Ed è proprio su alcune di queste voci che si sono verificati gli errori.
Oltre 270 mila pensionati coinvolti nelle rettifiche
L’INPS è già intervenuta correggendo le Certificazioni Uniche di oltre 270 mila pensionati. Situazione analoga anche per centinaia di migliaia di contribuenti che nel 2025 hanno percepito Naspi, disoccupazione agricola, cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali.
In molti casi il problema riguardava il mancato inserimento di alcune trattenute fiscali, soprattutto relative all’addizionale comunale.
L’errore sulle addizionali comunali: cosa rischiavano i contribuenti
Il problema tecnico principale riguardava infatti il mancato riporto delle trattenute relative all’addizionale comunale nelle Certificazioni Uniche trasmesse dall’INPS.
Un errore apparentemente banale ma che poteva avere effetti pesanti sul modello 730.
Infatti, se una trattenuta regolarmente effettuata non compare nella Certificazione Unica, il contribuente rischia di non riportarla nella dichiarazione oppure di non trovarla già caricata nel modello precompilato.
Il risultato sarebbe stato quello di pagare una seconda volta imposte già trattenute durante l’anno.
In pratica:
- le trattenute erano state effettuate;
- ma non risultando nella CU, il sistema fiscale le avrebbe considerate come non versate.
Come ha corretto il problema l’INPS
Per evitare questo rischio, l’INPS ha provveduto a sostituire le Certificazioni Uniche errate direttamente nel cassetto fiscale dei contribuenti.
Molti utenti oggi trovano quindi due Certificazioni Uniche INPS caricate nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate.
La CU corretta è naturalmente quella più recente in ordine cronologico.
Ed è proprio quella che bisogna utilizzare per il modello 730 oppure da consegnare al CAF o al professionista incaricato della dichiarazione.
Anche il modello 730 precompilato è stato aggiornato
Contestualmente alla sostituzione delle Certificazioni Uniche, anche l’Agenzia delle Entrate ha aggiornato il modello 730 precompilato.
Questo però non elimina la necessità di controllare attentamente la documentazione utilizzata.
Chi sta preparando adesso la dichiarazione deve verificare di aver scaricato la CU aggiornata e di non utilizzare quella precedente errata.
Ma il controllo diventa importante anche per chi ha già trasmesso il modello 730.
Perché in presenza della Certificazione Unica sbagliata potrebbe essere necessario verificare i dati inseriti, controllare eventuali differenze e valutare se correggere la dichiarazione già inviata.
Massima attenzione prima dell’invio del 730
In questa fase della campagna fiscale il consiglio è quindi uno soltanto: controllare attentamente la Certificazione Unica utilizzata.
Perché un semplice errore tecnico può trasformarsi in un minor rimborso, in un conguaglio più pesante oppure addirittura nel pagamento doppio di imposte già trattenute dall’INPS.
