La scorsa settimana, il Tesoro americano ha raccolto 22 miliardi di dollari con l’emissione di un Treasury a 30 anni. La domanda è stata alta, pari a 2,44 volte l’importo offerto e per il 77,74% è finito nelle mani di investitori istituzionali stranieri. All’apparenza, un ottimo segnale di fiducia per il debito USA. Ma il prezzo da pagare per Washington è stato alto: rendimento al 5,058%, ai massimi dal 2007. E il rendimento sul mercato secondario continua a salire, avendo varcato la soglia del 5,10% per la scadenza sovrana più lunga.
Debito USA esploso dal 2007
Soltanto agli inizi del 2020, poco prima della pandemia, il Treasury a 30 anni rendeva intorno all’1,35%. Nel giro di pochi anni, quindi, il suo costo di emissione è quasi triplicato e non c’è ragione per cui non debba continuare a salire.
Gli USA hanno un debito di circa 39.500 miliardi, a cui andrebbero sommate emissioni locali per altri 2.700 miliardi. In rapporto al Pil, siamo già nell’ordine del 124% per il solo debito federale. Preoccupante il trend di crescita: era a 19.400 miliardi esattamente 10 anni fa. E chiudeva il 2007 a quota 9.000 miliardi.
Washington non riesce più a chiudere il bilancio in pareggio o anche solo con deficit contenuti. Il disavanzo si è attestato ormai cronicamente al 6-7% del Pil, aggiungendo al debito USA pregresso qualcosa come 2.000 miliardi ogni anno. L’esplosione del costo di emissione a lunghissima scadenza risente anche, se non soprattutto, di questa dinamica pericolosa. Il mercato non se la sente più di accettare rendimenti magri per investire a 20-30 anni. Sconta diversi rischi, tra cui il possibile collasso del dollaro per una qualche crisi di fiducia futura e conti pubblici fuori controllo.
Rendimenti lunghi in fuga
Le emissioni a 20-30 anni incidono stabilmente per il 17% delle totali. In media, il debito USA è di 5,9 anni contro i 7 dell’Italia e similmente alla Germania. Il boom dei rendimenti ultra-lunghi non è una buona notizia per gli americani. Anzitutto, esso impedisce al governo di allungare gradualmente le scadenze medie senza aumentare la spesa per interessi. In più, limita le possibilità di finanziare un piano di investimenti pubblici a sostegno della crescita nel lungo periodo.
I governi puntano sulle scadenze più lunghe quando devono finanziare iniziative dai benefici diluiti nel tempo. Lo sta facendo proprio in questa fase la Cina di Xi Jinping, approfittando dei bassissimi rendimenti trentennali, al 2,25% oggi. L’idea è che se costruisco un’autostrada con i denari dei contribuenti, questa richiederà un costo immediato a fronte di benefici per almeno i prossimi 30 anni o più. Ma se i rendimenti ultra-lunghi lievitano, il costo dell’investimento rischia di superare il beneficio atteso dell’infrastruttura.
Rischi per crescita e conti pubblici
Il boom dei rendimenti non fa male solo ai contribuenti. Esso incentiva gli investimenti passivi, mentre spiazza gli investimenti nell’economia reale. Per un operatore finanziario diventa più conveniente prestare denaro allo stato, anziché ad imprese e famiglie. Il settore privato viene sacrificato sull’altare della redditività dei titoli di stato.
Ma la crescita è generata dal primo, mentre lo stato può fungere da sostegno e non certo da rimpiazzo. Ergo, rendimenti più alti rischiano anche di frenare l’economia, avvitando la crisi debito USA nel corso dei prossimi decenni.
Durante la sua prima amministrazione (2017-2021), il presidente Donald Trump invocò l’emissione di Treasury a 50 anni per cercare di “bloccare” i bassi rendimenti praticamente in eterno per finanziare un corposo piano di investimenti pubblici. Non se ne fece nulla per il mancato interesse del mercato. Oggi, quella proposta risulterebbe persino irricevibile, perché il costo per allungare il debito USA diverrebbe elevatissimo. L’unico modo per abbassarlo lungo la curva sarebbe di risanare il deficit e contrastare l’inflazione. Non sembrano priorità del momento a Washington, ragione per cui assisteremo forse a un’ulteriore ascesa del rendimento trentennale verso soglie più elevate.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



