E’ Keiko Fujimori il nuovo presidente del Perù dopo un appassionante testa a testa con il rivale marxista Roberto Sanchez durato giorni durante lo spoglio delle schede. Figlia dell’ex presidente Alberto, al potere tra il 1990 e il 2000 e considerato autoritario e repressivo del dissenso interno, è la prima donna a guidare il Paese latinoamericano. Lo fa da una formazione di ultra-destra, che punta a rafforzare la lotta al crimine e a liberalizzare l’economia domestica. Tra i due candidati il distacco di voti è stato di poche migliaia e la vittoria di Fujimori è arrivata grazie al voto all’estero, sebbene lo sfidante abbia contestato 300.000 schede.
Perù, presidente Fujimori eredita caos politico
Il Perù è una delle economie più ricche del Sud America, caratterizzata da una forte stabilità macro. Quest’anno, il Pil pro-capite dovrebbe sfiorare gli 11.000 dollari e la crescita dovrebbe attestarsi appena sotto il 3% dal 3,4% del 2025. Il debito pubblico risulta relativamente basso, al 32% del Pil. Lo stesso disavanzo fiscale è atteso intorno al 2%, tant’è che le agenzie internazionali assegnano ai titoli di stato rating medio-alti: BBB+ per S&P e Fitch, Baa1 per Moody’s. In pratica, giudizi più alti di quelli di cui godono nel complesso i nostri BTp.
Economia stabile e solida
La forza dell’economia peruviana risiede nelle esportazioni di materie prime come i metalli. La bilancia commerciale ha esitato nel 2025 un saldo attivo pari al 3,1% del Pil. La stessa inflazione, pur in ripresa al 4% a causa del caro energia, prima della guerra in Italia era al 2,2%. Il cambio contro il dollaro si mostra stabile attorno a 3,40 sol.
Insomma, condizioni invidiabili nella regione. Basti pensare a quel che accade da anni nel Venezuela “chavista” o alla stessa Argentina tra inflazione alle stelle, cambio al collasso e default plurimi.
Il problema che si troverà a fronteggiare anche Fujimori da presidente è un Perù altamente instabile dal punto di vista politico a causa delle forti divisioni interne e accentuate dall’elezione appena trascorsa. Negli ultimi 25 anni, a Lima si sono succeduti una dozzina di capi di stato e la metà è stata coinvolta in procedimenti penali con diverse accuse, soprattutto di corruzione. L’ultimo è stato il marxista Pedro Castillo, eletto nel 2021. Risiedere a Casa de Pizarro è diventato un atto di coraggio. La statistica dice che in pochi mesi si rischia l’impeachment e l’arresto.
Povertà in calo, rendimenti contenuti
Com’è possibile che un’economia così all’apparenza stabile esiti una politica talmente caotica? I dati ci dicono che il tasso di povertà riguarda un quarto della popolazione, pur in calo negli ultimi anni. E la disuguaglianza misurata attraverso l’indice di Gini è al 40,1, anch’essa in calo da tempo. Nel confronto con il resto dell’area, anche in questo caso cifre migliori. In altre parole, quando si sostiene che il Perù sia gravato da forti disuguaglianze nel beneficiare della crescita economica, si racconta una mezza verità. Sarebbe così secondo gli standard delle economie più progredite, ma in America Latina la situazione è mediamente peggiore.
Questa dicotomia tra stabilità macro e caos politico impressiona. Pensate che il rendimento decennale in dollari USA risulta di nemmeno 70 punti base o 0,70% sopra il Treasury. E nel 2020, in piena pandemia, il Perù riuscì ad emettere sul mercato un bond a 100 anni, sempre in dollari, al tasso del 3,23%. Oggi, offre il 5,92%, un premio di appena 100 punti o 1% sul Treasury a 30 anni. Malgrado la politica combini solo guai da tempo, gli investitori non hanno ritirato la loro fiducia verso Lima. L’elezione di Fujimori a presidente, pur sofferta, sta sostenendo il loro umore. Lo confermano i rialzi di borsa e bond sovrani.
Con presidente Fujimori stabilità politica possibile in Perù
Il partito Forza Popolare di Fujimori detiene 41 deputati su 130 e 22 senatori su 60. Insieme al resto del centro-destra, però, raggiunge rispettivamente 35 e 73 seggi, cioè la maggioranza assoluta. Questo significa che con la nuova presidente il Perù può ambire a un po’ di stabilità politica, anche se le alleanze non sono scolpite sulla roccia. Regge più il patto con Renovacion Popular, ma insieme i due partiti mancano per poco la maggioranza assoluta al Congresso. Ai mercati interesserà capire se i primi passi del nuovo corso saranno all’insegna della distensione politica e se nel concreto il governo varerà misure a tutela dell’economia di mercato e della stabilità dei conti pubblici. Basterà poco alla prima presidente donna per sorprendere in positivo, data la serie storica di insuccessi, arresti e fughe dei predecessori.
giuseppe.timpone@investireoggi.it