I prezzi di benzina e diesel sono fortemente saliti da quando è iniziata la guerra in Iran. Su questo non c’è ombra di dubbio. Quello che salta agli occhi ancora di più è la diversa velocità con cui sono aumentati per le principali due tipologie di carburante in Italia. Se i rincari della verde sono stati, tutto sommati, nella norma, sproporzionati sono apparsi a molti quelli del gasolio. I dati confermano che non sia stata una sensazione. Ieri, un litro di benzina in media costava 1,784 euro e un litro di diesel era salito a 1,974 euro. Rispetto al giorno precedente, gli aumenti sono stati minimi, risentendo del crollo delle quotazioni petrolifere sotto i 90 dollari al barile dai quasi 120 a cui erano arrivate nella primissima mattinata di lunedì. Rispetto al 27 febbraio, cioè da prima che USA e Israele attaccassero l’Iran, gli aumenti sono stati rispettivamente di 11,9 e 26 centesimi.
Prezzi di benzina e diesel, cosa succede
Questo fenomeno non è nuovo. Negli anni scorsi, già in pandemia prima e con la guerra in Ucraina dopo, abbiamo assistito a un rialzo dei prezzi più marcato per il diesel rispetto alla benzina. E in quell’occasione abbiamo scoperto che i due carburanti dal punto di vista dei processi industriali non siano poi così assimilabili come pensavamo.
Da quest’anno sappiamo che le accise sono state parificate a 67,29 centesimi al litro: sono scese di circa 4 centesimi per la benzina, mentre sono salite altrettanto per il diesel. Ma questo non c’entra nulla con i rincari di questi giorni, dato che l’aggiornamento era avvenuto già all’inizio dell’anno.
E come abbiamo visto dai dati, la differenza tra i due in questi giorni è stata di oltre 14 centesimi a sfavore del gasolio.
Domanda di gasolio più alta
Come sempre, la risposta la offre la consueta e noiosa legge della domanda e dell’offerta. Lo Stretto di Hormuz è da qualche settimana chiuso al transito delle petroliere, impedendo agli esportatori del Golfo Persico di esportare greggio per una quantità pari a un quinto dell’intera offerta mondiale. Questa è la ragione dei rincari, ossia la paura che presto non ci sia più abbastanza petrolio e anche gas per soddisfare i consumi. Fin qui, tutto vecchio. La ragione per cui il diesel sta rincarando oltre il doppio della benzina risiede, invece, nella sua maggiore domanda.
Il gasolio non serve solo per fare girare le auto, ma anche per trasportare merci attraverso camion, furgoni e navi. Quando l’offerta risulta anche solo momentaneamente carente, ecco che il suo prezzo tende a salire più velocemente. E per quanto riguarda l’Italia, il problema è più marcato che altrove. Da noi, l’80% delle merci ancora oggi viene trasportato su gomma. Ciò ha un duplice effetto: domanda strutturalmente elevata e maggiore impatto che all’estero dei rincari sul paniere generale dei consumi.
Raffinerie europee insufficienti
L’Europa stessa, comunque, ha un problema col diesel. Gli impianti predisposti alla raffinazione incidono per oltre il 40% della produzione complessiva di carburante, percentuale più che doppia del 18,7% riservato alla benzina.
Il restante circa 41% riguarda oli combustibili, nafta, GPL, cherosene, ecc. Tuttavia, la quantità di gasolio raffinato risulta deficitaria rispetto alla domanda nel continente per circa il 18%. Al contrario, la raffinazione della benzina supera la domanda e risulta in eccesso.
Dunque, i prezzi del diesel non stanno salendo più velocemente della benzina per ragioni misteriose. E’ la più alta domanda a scatenare il maggiore allarme, tra l’altro mettendo ancora più sotto pressione le raffinerie europee già insufficienti. Vero è che fino allo scorso anno le accise pesavano di meno e questo per lungo tempo aveva tenuto i prezzi più bassi rispetto alla verde. Nello specifico, però, l’equiparazione fiscale è avvenuta da mesi e non sta incidendo sui rincari di questi giorni.
giuseppe.timpone@investireoggi.it