Ormai è certo che dopo ben otto anni di stop agli aumenti dei requisiti per le pensioni dal 2027 si tornerà a salire. Era dal 2019, anno in cui i requisiti salirono tutti insieme di 5 mesi, che tutto era rimasto fermo. Adesso però si parla di risalita costante quella che si appresta a fare capolino nel nostro sistema previdenziale. Perché i requisiti delle pensioni saliranno nel 2027 e nel 2028. Poi, le ultime ipotesi sostengono anche che si continuerà a risalire nel 2029. I contribuenti interessati alle pensioni nei prossimi anni, quindi, dovranno rivedere i loro piani. Dovranno adeguarsi ai nuovi requisiti per restare a lavorare più a lungo.
Il meccanismo che collega le pensioni alle aspettative di vita, i problemi di bilancio dello Stato e la legge Fornero sortiscono quindi degli effetti. Che per molti contribuenti sono un vero disastro. Eppure, ci sono delle soluzioni adatte ad evitare gli incrementi e a cercare di uscire prima dal mondo del lavoro. In pratica sulle pensioni si può evitare di subire il danno causato dalla legge Fornero e da tutto quello che abbiamo detto prima.
Per le pensioni ecco come si evita la legge Fornero e gli aumenti dei requisiti
Partiamo dalle certezze e cioè da cosa accadrà nel 2027 e nel 2028. Dal primo gennaio 2027 la pensione di vecchiaia che oggi si centra con 67 anni di età e con 20 anni di contributi versati arriverà a prevedere un’età minima pari a 67 anni e un mese sia per gli uomini che per le donne.
Nel 2028 invece si passerà a 67 anni e tre mesi. Saliranno di tre mesi nel 2028 e di un mese nel 2027 anche le pensioni anticipate ordinarie.
Cioè quelle che oggi prevedono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi di contributi per le donne. Per le anticipate inoltre resterà sempre la finestra di tre mesi per la decorrenza del primo trattamento. Una finestra che allunga già la permanenza al lavoro di molti contribuenti.
Nel 2027 un mese e nel 2028 tre mesi, sarà anche l’aumento dei requisiti per le pensioni anticipate contributive che oggi si prendono con 64 anni di età. Stessa cosa per le pensioni di vecchiaia contributive che oggi si ottengono a 71 anni di età. Infine, come previsto, saliranno di uno e tre mesi nel prossimo biennio anche la quota 41 per i lavoratori precoci e perfino l’assegno sociale. In questo caso, parliamo della pensione senza contributi che oggi permette di ricevere il trattamento a partire da 67 anni esatti.
Cosa succede alle pensioni e che aumenti dei requisiti nel 2029?
Fin qui le certezze. Perché questi aumenti sono stati inseriti e messi nero su bianco nell’ultima legge di Bilancio del governo Meloni. Poi ci sono le ipotesi che man mano che passano i giorni diventano sempre meno ipotesi e sempre più certezze. Come dicevamo i conti pubblici vanno messi in riga. E al momento che la popolazione vive più a lungo per evitare l’aumento della spesa previdenziale bisogna allontanare nel tempo le pensioni.
Dopo l’allarme che già a suo tempo fu dato dalla Ragioneria Generale dello Stato, che fissò in tre mesi il prevedibile aumento dei requisiti a partire dal primo gennaio 2029 per salvare i conti pubblici, adesso ci pensa anche l’Istat. L’Istituto di Statistica ha diramato i dati sulla stima di vita della popolazione che in previsione del 2029 porterebbe l’aumento dei requisiti delle pensioni prima descritte di altri due mesi. In buona sostanza dal primo gennaio 29 sarà di ulteriori due o tre mesi l’aumento previsto dei requisiti previdenziali.
Ecco le salvaguardie per l’aumento dei requisiti sulle pensioni dal 2027
Cosa significa un aumento così cospicuo di requisiti per andare in pensione? Che dal 2029 è probabile che ci vorranno cinque o sei mesi di lavoro in più per tutti a prescindere dalla misura che si pensa di usare per uscire dal mondo del lavoro. Il problema di fondo è che tutti i contribuenti come dicevamo in premessa dovranno rivedere i loro piani già dal 2027. Ma le soluzioni non mancano.
Scongiurato il pericolo di nuovi esodati e cioè di chi oggi prende gli assegni di prepensionamento e di scivolo che dovevano fermarsi a 67 anni di età e che invece il governo ha deciso di prorogare fino al raggiungimento dell’età pensionabile qualunque essa sia, dobbiamo sottolineare come alcuni contribuenti potrebbero evitare di subire questi inasprimenti.
In primo luogo, perché già il governo per gli aumenti del 2027 e 2028 ha deciso di salvaguardare gli addetti ai lavori gravosi e usuranti che verrebbero tutelati lasciando per loro i requisiti di oggi e in alcuni casi anche quelli validi fino al 2018 dal momento che anche per l’aumento del 2019 furono salvaguardati.
Ecco come salvarsi dagli aumenti
A prescindere dalle salvaguardie, ci sono dei lavoratori che potrebbero sfruttare alcune soluzioni alternative per andare in pensione con le vecchie regole.
Chi, per esempio, nel 2027 si avvicina ai 67 anni di età se è una lavoratrice che ha avuto dei figli e che ricade totalmente nel sistema contributivo, può capitalizzare lo sconto di quattro mesi a figli avuto fino a massimo sedici mesi per anticipare l’uscita e non aspettare i 67 anni e un mese previsti dalla nuova normativa.
La stessa cosa può accadere a chi si avvicina a 64 o 71 anni di età perché lo stesso tipo di sconto per figli avuti e per la stessa tipologia di lavoratrici riguarda la pensione anticipata contributiva e di vecchiaia contributiva. Casi particolari e magari rari che però possono permettere a delle lavoratrici di uscire già nel corso di questo 2026 senza finire nelle forche caudine dell’incremento del 2027.
Lo stesso discorso può fare chi magari può sfruttare la maggiorazione contributiva invalidi che permette di recuperare fino al massimo 5 anni di contributi per i periodi di lavoro svolti dopo essere stato riconosciuto disabile. Periodi utili per completare una carriera contributiva in anticipo. Tutte soluzioni queste che vanno utilizzate entro la fine del corrente anno per evitare qualsiasi tipo di incremento e per evitare di ricadere nella legge Fornero.
Ma la stessa cosa devono fare ogni anno nei prossimi 4 anni coloro i quali da un anno all’altro rischiano di perdere tra i due e i tre mesi di pensione. Anticipare le uscite anche di un mese può spostare la decorrenza del trattamento in maniera considerevole per tanti contribuenti.
