Il calcolo della pensione è, senza dubbio, uno degli aspetti più rilevanti per chi si appresta a lasciare il lavoro. Capire quanto si percepirà è fondamentale, così come sapere che uscire entro il 31 dicembre 2026 potrebbe risultare più conveniente rispetto al 2027.
Il calcolo contributivo, infatti, è apparentemente più semplice, ma nasconde variabili decisive come i coefficienti di trasformazione e il tasso di capitalizzazione. Non tutti sanno che, oltre all’aumento dei requisiti, dal 2027 potrebbero peggiorare anche le regole di calcolo, con assegni meno favorevoli a parità di condizioni.
Pensioni 2026: calcolo contributivo, fino a dicembre si prendono più soldi, ecco perché
Sono tre i fattori chiave che determinano l’importo della pensione nel sistema contributivo:
- montante contributivo;
- coefficienti di trasformazione;
- tasso di capitalizzazione.
Comprendere questi elementi è essenziale per capire perché chi va in pensione entro il 2026 potrebbe percepire di più rispetto a chi uscirà nel biennio 2027-2028, a parità di età e contributi.
Il montante contributivo, di cosa si tratta
Il montante contributivo è, in sostanza, un “salvadanaio previdenziale” in cui confluiscono tutti i contributi versati durante la carriera lavorativa.
Questo montante resta “chiuso” fino al momento del pensionamento. Quando si raggiunge la decorrenza della pensione, l’INPS lo “apre” e calcola l’assegno sulla base della somma accumulata.
In altre parole, più contributi si versano, maggiore sarà il montante, e quindi più elevata sarà la pensione.
Il tasso di capitalizzazione, di cosa si tratta per le pensioni e per il montante contributivo?
Il tasso di capitalizzazione rappresenta la rivalutazione del montante contributivo.
Serve ad aggiornare i contributi versati nel tempo al valore attuale, tenendo conto dell’andamento dell’economia.
È un passaggio fondamentale: i contributi versati anni prima non hanno lo stesso valore di oggi e devono quindi essere adeguati.
Nel 2026, il tasso è pari al 4,0445%. Ciò significa che:
- su 100.000 euro di montante si aggiungono circa 4.044 euro;
- su 200.000 euro, il valore sale a circa 208.089 euro;
- su 300.000 euro, a circa 312.133 euro;
- su 400.000 euro, a circa 416.178 euro.
Un tasso elevato, quindi, aumenta sensibilmente la base di calcolo della pensione.
I coefficienti di trasformazione del montante contributivo in pensione
I coefficienti di trasformazione sono le percentuali che trasformano il montante rivalutato in assegno pensionistico annuo.
Questi coefficienti:
- cambiano ogni due anni;
- sono più bassi per chi va in pensione prima;
- tendono a peggiorare con l’aumento della speranza di vita.
Attualmente, i coefficienti validi fino al 31 dicembre 2026 sono:
- 57 anni: 4,204%
- 58 anni: 4,308%
- 59 anni: 4,419%
- 60 anni: 4,536%
- 61 anni: 4,661%
- 62 anni: 4,795%
- 63 anni: 4,936%
- 64 anni: 5,088%
- 65 anni: 5,250%
- 66 anni: 5,423%
- 67 anni: 5,608%
- 68 anni: 5,808%
- 69 anni: 6,024%
- 70 anni: 6,258%
- 71 anni: 6,510%
Dal 2027, con il probabile aggiornamento legato alla maggiore aspettativa di vita, questi coefficienti potrebbero diventare meno favorevoli.
Ed è proprio questo il punto centrale: anche a parità di montante e di età, un coefficiente più basso significa una pensione più leggera.
Ecco perché, in molti casi, uscire entro il 2026 può risultare economicamente più vantaggioso rispetto a posticipare il pensionamento.