Dal 2027 i requisiti per andare in pensione torneranno ad aumentare. L’incremento riguarderà sia la pensione di vecchiaia sia la pensione anticipata. Le modifiche sono state previste dalla legge di Bilancio 2026, anche se il governo ha successivamente approvato alcune mozioni con l’impegno a valutare un possibile blocco degli aumenti.
Secondo le regole oggi in vigore, però, lo scenario è questo:
- dal 2027 i requisiti aumenteranno di 1 mese;
- dal 2028 l’aumento sarà di altri 2 mesi.
Alcune analisi della Ragioneria generale dello Stato hanno inoltre ipotizzato che dal 2029 potrebbe essere necessario un ulteriore incremento di 3 mesi.
Va ricordato che l’ultimo aumento dei requisiti pensionistici risale al 2019, quando l’età pensionabile passò da 66 anni e 7 mesi a 67 anni.
Da allora i requisiti sono rimasti congelati per diversi anni.
Cosa succede alle pensioni dal 2027
Per capire gli effetti delle nuove regole bisogna partire dai requisiti attuali delle due principali misure pensionistiche.
Pensione di vecchiaia
Oggi si ottiene con:
- 67 anni di età
- almeno 20 anni di contributi
- per i contributivi puri, assegno pensionistico non inferiore all’Assegno Sociale
Pensione anticipata
Si ottiene senza limiti di età con:
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
- 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne
Con gli adeguamenti previsti, i requisiti diventerebbero:
Dal 2027
- pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese
- pensione anticipata con 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini
- pensione anticipata con 41 anni e 11 mesi per le donne
Dal 2028
- pensione di vecchiaia a 67 anni e 3 mesi
- pensione anticipata con 43 anni e 1 mese per gli uomini
- pensione anticipata con 42 anni e 1 mese per le donne
Gli aumenti riguarderanno anche altre prestazioni collegate ai requisiti ordinari, come:
- Assegno Sociale
- pensione anticipata contributiva
- altre misure agganciate all’età pensionabile.
Pensioni 2027: c’è chi perde subito 5 mesi di pensione
Esiste però una categoria di lavoratori che, almeno in teoria, dovrebbe essere salvaguardata dai nuovi aumenti: gli addetti ai lavori gravosi o usuranti.
Nel 2019, quando i requisiti salirono di 5 mesi, per questi lavoratori fu previsto uno sconto sull’età pensionabile, che restò fissata a 66 anni e 7 mesi, purché fossero maturati almeno 30 anni di contributi effettivi (escludendo quindi figurativi e volontari).
Questo blocco resterà valido fino al 31 dicembre 2026.
Secondo le ipotesi attuali, anche i nuovi aumenti del 2027 e del 2028 non dovrebbero applicarsi a queste categorie. Tuttavia qui emerge il paradosso.
Chi svolge un lavoro gravoso e va in pensione entro il 2026 potrà farlo a 66 anni e 7 mesi.
Chi invece andrà in pensione dal 2027 in poi non dovrà attendere 67 anni e 1 mese, come gli altri lavoratori, ma dovrà comunque aspettare 67 anni.
In sostanza, per questi lavoratori scompare lo sconto di 5 mesi introdotto nel 2019.
Il risultato è che, pur essendo formalmente salvaguardati dai nuovi aumenti, molti di loro perderanno comunque circa 5 mesi di pensione rispetto a chi riesce ad uscire entro il 2026, mantenendo comunque il requisito dei 30 anni di contributi effettivi.