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Debito a gennaio: analisi dei numeri e del fabbisogno dello Stato

Il debito pubblico a gennaio del 2026 è risalito, pur restando sotto il record storico. Ecco i numeri e l'analisi del trend.
16 Marzo 2026
Debito pubblico a gennaio 2026
Debito pubblico a gennaio 2026 © Investireoggi.it

Il debito pubblico italiano è tornato a salire nel gennaio di questo 2026. Il valore alla fine del mese segnava 3.112,3 miliardi di euro, +16,8 miliardi rispetto alla fine di dicembre 2025. Nel dettaglio, tale crescita è attribuita per 9,5 miliardi all’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (a 61,9 miliardi) e per 8 miliardi al fabbisogno dello stato. Gli scarti di emissione, le variazioni del cambio e l’indicizzazione dei titoli all’inflazione hanno portato, invece, a una riduzione complessiva per 0,8 miliardi. Al netto della variazione delle scorte liquide, lo stock ha subito un incremento annuale di 118,86 miliardi, pari a una media mensile di 9,9 miliardi.

Debito a gennaio 2026 in crescita tra fabbisogno e liquidità

Gli investitori stranieri con riferimento al mese di dicembre risultano avere ridotto le loro detenzioni di titoli di stato italiani per 7,91 miliardi di euro, anche se nel complesso hanno incrementato la loro quota rispetto al nostro debito pubblico dal 34,3% al 34,4%.

Anche il mercato retail domestico (famiglie) hanno diminuito le loro detenzioni di 3,2 miliardi, limando la quota al 14,3% dal 14,4%. Un altro dato interessante, specie alla luce dei possibili mutamenti di mercato in corso con la guerra in Iran, riguarda la quota di debito sotto forma di titoli a medio-lungo termine e contratta a tasso variabile: valeva 511,543 miliardi a fine gennaio, incidendo per il 18,5%. Rispetto a cinque anni prima, in lieve crescita dal 17,7%.

I dati sul debito pubblico a gennaio 2026 ci confermano il trend crescente, specialmente nella prima parte dell’anno. Le entrate fiscali tendono a mostrarsi insufficienti rispetto alla spesa pubblica e così lo stato copre la differenza rivolgendosi al mercato. Nei mesi estivi, quando i contribuenti sono chiamati a presentare le dichiarazioni dei redditi, e alla fine dell’anno con le scadenze fiscali tra lavoratori autonomi ed imprese, si registra la tendenza opposta.

Lo stato accumula scorte di liquidità per prevenire situazioni di stress, cioè emette debito in eccesso rispetto al suo fabbisogno atteso. Tende poi a ridurle negli ultimi mesi dell’anno, quando le scadenze di titoli si assottigliano.

Sui conti pubblici pesano ancora i bonus edilizi

Al netto di queste considerazioni, il debito nel gennaio 2026 conferma alcune criticità finanziarie legate alle passate esperienze dei bonus edilizi. Infatti, esso cresce tendenzialmente di almeno 40 miliardi di euro in più rispetto al disavanzo di competenza, a causa delle detrazioni fiscali legate ai tempi dello sconto in fattura. Una problematica di cui i conti pubblici risentiranno almeno fino a tutto quest’anno. Quanto agli sviluppi di breve e medio termine, saranno conseguenti anche alle tensioni geopolitiche in corso nel Golfo Persico. Più si prolunga la guerra in Iran e maggiore l’impatto sull’inflazione. Il fenomeno da un lato accresce le entrate fiscali, dall’altro rallenta l’economia e richiede interventi del governo a sostegno del potere di acquisto delle famiglie e della competitività delle imprese.

Pochi margini fiscali del governo

Il problema del debito pubblico italiano, come ribadito dai dati di gennaio 2026, è che lascia poco spazio di manovra fiscale al governo.

I mercati non sono disposti a finanziare gli emittenti già molto esposti nelle fasi di crisi. L’avversione al rischio gli investitori spinge a concentrarsi sui mercati “core” come la Germania per sfuggire alla volatilità legata alle tensioni. Come se non bastasse, il Patto di stabilità dell’Unione Europea limita il disavanzo al 3% del Pil. L’Italia già sembra avere mancato per un soffio l’occasione di centrare l’obiettivo nel 2025 e dovrà fare di tutto per riuscirci nell’anno in corso.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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