Una delle domande più frequenti tra i lavoratori che si avvicinano alla fine della carriera è semplice: quando posso andare in pensione? Nel 2026 il sistema pensionistico italiano resta articolato tra pensione di vecchiaia (67 anni), pensione anticipata e alcune misure specifiche rivolte a categorie particolari.
Negli ultimi mesi il tema è tornato al centro del dibattito politico e previdenziale, anche perché molte misure sperimentali sono state modificate o non sono state prorogate.
La regola generale: pensione a 67 anni
La pensione di vecchiaia resta la forma più comune di accesso al pensionamento.
Nel 2026 i requisiti principali restano:
- 67 anni di età
- almeno 20 anni di contributi
Questo requisito potrebbe cambiare solo dal 2027, quando è previsto un adeguamento automatico legato all’aspettativa di vita.
Tuttavia il governo sta valutando la possibilità di congelare temporaneamente l’aumento dell’età pensionabile proprio per evitare ulteriori slittamenti dell’uscita dal lavoro.
Chi può andare in pensione prima dei 67 anni?
Accanto alla pensione di vecchiaia esistono alcune possibilità di uscita anticipata dal lavoro, ma con requisiti più stringenti.
Tra queste:
- Pensione anticipata ordinaria: circa 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
- APE sociale: prorogata fino al 31 dicembre 2026 per alcune categorie di lavoratori in difficoltà, con almeno 63 anni e 5 mesi di età.
- Incentivo al posticipo del pensionamento: un bonus per chi sceglie di continuare a lavorare pur avendo maturato i requisiti per la pensione.
La Legge di Bilancio ha confermato alcune di queste misure mentre altre, come Quota 103 o Opzione Donna, non sono state prorogate oltre determinate scadenze, riducendo quindi le possibilità di uscita anticipata per alcuni lavoratori.
Le novità sugli importi delle pensioni
Tra le novità del 2026 non ci sono solo i requisiti di uscita dal lavoro. Alcuni interventi riguardano anche l’importo delle pensioni.
In particolare è stato previsto un aumento della maggiorazione sociale per i pensionati con redditi più bassi, pari a circa 20 euro al mese, insieme all’innalzamento della soglia reddituale per accedere al beneficio.
Si tratta di misure pensate per sostenere i pensionati con assegni più bassi, anche se l’impatto economico resta piuttosto limitato.
Il vero nodo del sistema pensionistico
Secondo molti esperti il problema principale del sistema previdenziale italiano riguarda il futuro delle nuove generazioni. Con il passaggio progressivo al sistema contributivo, sempre più lavoratori rischiano di ricevere pensioni significativamente più basse rispetto all’ultimo stipendio.
Per questo motivo l’INPS sottolinea l’importanza di rafforzare la previdenza complementare e di aumentare l’occupazione, in particolare tra giovani e donne, per garantire la sostenibilità del sistema nel lungo periodo.
Riassumendo
- Nel 2026 la pensione di vecchiaia si mantiene a 67 anni;
- Le possibilità di uscita anticipata restano limitate a chi possiede requisiti contributivi molto elevati o a specifiche categorie;
- Il dibattito sulla riforma pensioni per i prossimi anni resta aperto.