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Pensione anticipata ma con 31 anni di contributi al massimo, ecco perché

Lo strano caso della pensione anticipata contributiva che esclude chi supera i 31 anni di contributi ed include gli altri.
8 Marzo 2026
debiti INPS
Foto © Investireoggi

Ci sono contribuenti che possono essere agevolati nell’uscita dal mondo del lavoro e altri che, invece, possono essere considerati penalizzati. Il motivo sta nelle regole del sistema previdenziale, che includono alcune categorie di lavoratori ed escludono altre.

Basti pensare ai lavori gravosi: un operaio edile, ad esempio, può accedere a strumenti come quota 41 per precoci o Ape sociale, mentre un lavoratore impegnato in attività molto simili ma assunto nel settore metalmeccanico potrebbe non rientrare tra le categorie previste e quindi restare escluso da queste possibilità.

Le differenze tra contribuenti diventano ancora più evidenti quando si parla di pensione anticipata contributiva, una misura che fino alla fine del 2026 può consentire l’uscita anticipata anche a chi ha poco più di 30 anni di contributi, ma che allo stesso tempo esclude chi ha anche un solo mese di versamenti antecedente al 1996.

Pensione anticipata contributiva: cos’è e quali requisiti servono

La pensione anticipata contributiva è una delle pensioni anticipate strutturali del sistema INPS. Si tratta della versione di pensionamento anticipato riservata ai cosiddetti contributivi puri, cioè ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dopo l’entrata in vigore della riforma Dini.

In pratica possono accedervi solo coloro che hanno il primo contributo accreditato non prima del 1° gennaio 1996.

Questa misura è considerata favorevole perché permette di andare in pensione con:

  • 64 anni di età
  • almeno 20 anni di contributi

Si tratta quindi di un’uscita tre anni prima della pensione di vecchiaia, ma con una carriera contributiva minima identica a quella richiesta per quest’ultima.

Esistono però condizioni aggiuntive che possono rendere più difficile l’accesso. La principale riguarda l’importo minimo della pensione, che deve essere pari almeno a:

  • 3 volte l’Assegno sociale per gli uomini e per le donne senza figli
  • 2,8 volte l’Assegno sociale per le donne con un figlio
  • 2,6 volte l’Assegno sociale per le donne con due o più figli

Considerando che nel 2026 l’Assegno sociale è di circa 546 euro al mese, significa che la pensione deve raggiungere un importo piuttosto elevato per poter essere riconosciuta.

Contributi prima del 1996: basta poco per essere esclusi

Se dal punto di vista di età e contributi la misura appare relativamente semplice da raggiungere, l’ostacolo principale diventa spesso proprio l’importo minimo della pensione, che richiede versamenti consistenti anche in carriere relativamente brevi.

Ma il vero elemento che distingue tra favoriti e penalizzati è la data del primo contributo versato.

Per accedere alla pensione anticipata contributiva è infatti necessario che l’intera carriera contributiva sia iniziata dal 1° gennaio 1996 in poi.

Questo significa che:

  • chi oggi ha 30 anni di contributi o arriverà a 31 anni entro il 2026 può rientrare nella misura;
  • chi invece ha anche un solo mese di contributi accreditato prima del 1996 viene automaticamente escluso.

In sostanza, basta anche un singolo contributo antecedente al 1996, a qualsiasi titolo accreditato, per perdere il diritto a questa forma di pensionamento anticipato. Una regola che crea una netta distinzione tra lavoratori con carriere molto simili, ma con date di inizio contributivo diverse.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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