Quando si parla di spesa previdenziale, non tutti sanno che nel computo rientra anche la spesa assistenziale. Il meccanismo è semplice: tra le entrate dell’INPS figurano esclusivamente i contributi versati dai lavoratori, dipendenti o autonomi, durante l’attività lavorativa. Tra le uscite, invece, non ci sono soltanto le pensioni corrisposte ogni mese, ma anche trattamenti assistenziali e ammortizzatori sociali. Tra questi rientra l’Assegno sociale, alternativa a 67 anni per chi non matura il diritto alla pensione di vecchiaia e possiede redditi bassi.
Proprio sull’Assegno sociale si concentrano molte polemiche, soprattutto quando il confronto con una pensione di vecchiaia di importo ridotto appare penalizzante.
Tuttavia, il raffronto va fatto considerando tutte le regole del sistema.
“Buongiorno, sono una ex commessa di supermercato. Ho lavorato per 17 anni e finalmente, alla veneranda età di 71 anni compiuti a novembre scorso, mi hanno dato la pensione di vecchiaia. Infatti a 67 anni non avevo diritto alla pensione non avendo raggiunto i 20 anni. Mio marito con la sua pensione mi ha bloccato anche qualsiasi possibilità di prendere l’Assegno sociale a 67 anni. Oggi però giustizia è fatta, anzi no. Mi hanno assegnato una pensione da 350 euro al mese.
Una mia amica, coetanea, da sempre nubile, che non ha mai lavorato nemmeno per un giorno, prende 540 euro al mese di Assegno Sociale. E lo prende da 4 anni ormai. Per me oltre il danno la beffa. Ho aspettato di più e prendo di meno. Ed ho pure versato i contributi. Ma che razza di leggi ci sono in Italia io non capisco. C’è qualcosa che si può fare per risolvere questa ingiustizia?”
Assegno sociale più alto della pensione di vecchiaia, per molti ecco l’ingiustizia
Il disagio espresso dalla lettrice non è raro.
In alcuni casi, l’Assegno sociale può risultare più elevato di una pensione di vecchiaia maturata con pochi contributi. Può sembrare paradossale, ma dipende dalle regole che disciplinano le due prestazioni.
L’Assegno sociale è riconosciuto a chi, compiuti 67 anni, non possiede i 20 anni di contributi minimi necessari per la pensione di vecchiaia oppure, nel caso dei contributivi puri, non raggiunge l’importo minimo richiesto. Tuttavia, è concesso solo a chi rispetta determinati limiti reddituali: il reddito personale non deve superare l’importo annuo dell’Assegno sociale (o il doppio in caso di coniugati).
In linea generale, una pensione di vecchiaia — anche se bassa — non dovrebbe risultare inferiore all’Assegno sociale, perché può beneficiare dell’integrazione al trattamento minimo, che nel 2026 è pari a 611,85 euro mensili, contro i 546,24 euro dell’Assegno sociale.
Ecco i calcoli da fare e le regole da seguire per capire bene il meccanismo
L’integrazione al minimo e le maggiorazioni sociali, però, non si applicano ai cosiddetti contributivi puri, ossia a chi ha versato contributi solo dopo il 31 dicembre 1995. In questi casi, la pensione è calcolata esclusivamente sul montante contributivo, senza integrazioni.
Per chi non ha contributi antecedenti al 1996, la pensione di vecchiaia a 67 anni è concessa solo se l’importo raggiunge almeno quello dell’Assegno sociale.
Se la cifra è inferiore, la pensione non è liquidata. Per questo motivo, a 67 anni è impossibile ottenere una pensione contributiva più bassa dell’Assegno sociale: semplicemente, non verrebbe riconosciuta.
Il caso della lettrice, però, riguarda la pensione di vecchiaia contributiva a 71 anni, misura che può essere richiesta anche con soli 5 anni di contributi. In questo caso non esiste alcun vincolo di importo minimo: la pensione è liquidata in base ai contributi effettivamente versati. Senza integrazioni e senza maggiorazioni. Ecco perché può risultare molto più bassa dell’Assegno sociale.
Nel caso specifico, purtroppo, non vi sono margini di intervento. La lettrice non ha potuto accedere all’Assegno sociale a 67 anni per effetto del reddito coniugale e ha dovuto attendere i 71 anni per ottenere una pensione calcolata esclusivamente sui 17 anni di contributi versati.
Si tratta di una situazione che può apparire ingiusta, soprattutto se confrontata con chi non ha mai versato contributi e percepisce l’Assegno sociale. Ma è il risultato di un sistema che distingue rigidamente tra prestazioni previdenziali, fondate sui contributi, e prestazioni assistenziali, fondate sul bisogno economico.