La pensione anticipata consente, in presenza di condizioni precise, di lasciare il lavoro prima dell’età ordinaria (i 67 anni previsti oggi per la pensione di vecchiaia). Non esiste però una sola strada: contano l’anno del primo versamento, la durata della carriera, l’importo maturato, eventuali condizioni personali e l’adesione a un fondo complementare.
Una lettrice di 64 anni, con contributi versati soltanto dal 1996, due figli, 21 anni di contribuzione effettiva e una pensione stimata pari a 2,7 volte l’assegno sociale, ha perso il lavoro da 25 mesi. È inoltre iscritta da oltre cinque anni a un fondo pensione. Ci chiese se può ottenere subito l’uscita contributiva oppure deve usare la rendita integrativa? E le due soluzioni possono sovrapporsi?
Pensione anticipata contributiva: la soglia cambia con i figli
Per chi non possiede accrediti anteriori al 1° gennaio 1996, l’articolo 24, comma 11, del decreto-legge 201/2011, convertito dalla legge 214/2011, prevede un canale a 64 anni.
Servono almeno 20 anni di contribuzione effettiva e un assegno non inferiore alla soglia stabilita dalla legge.
Nel caso esaminato, il punto decisivo non è l’età né l’anzianità contributiva, entrambe raggiunte, ma il valore della pensione. Per le lavoratrici madri il limite si riduce: con un figlio scende a 2,8 volte l’assegno sociale, con due o più figli a 2,6 volte. Con un importo stimato di 2,7 volte, la lettrice supera, quindi, il livello richiesto per chi ha almeno due figli. La domanda può essere presentata, ma la decorrenza resta legata alle verifiche dell’INPS e alla disciplina applicabile nell’anno di accesso.
Perché la disoccupazione non apre automaticamente l’Ape sociale
La perdita del lavoro da oltre due anni potrebbe far pensare all’Ape sociale come forma di pensione anticipata.
Questa indennità, introdotta dall’articolo 1, commi 179 e seguenti, della legge 232/2016, richiede però non soltanto una determinata età, ma anche l’appartenenza a categorie protette e, di regola, almeno 30 anni di contributi per i disoccupati.
Con 21 anni di versamenti, la lettrice non raggiunge il requisito contributivo. Neppure Quota 41 per lavoratori precoci risulta utilizzabile: servono 41 anni complessivi, almeno 12 mesi di contribuzione prima dei 19 anni e una delle condizioni tutelate dalla legge 232/2016. Nel caso descritto, inoltre, la carriera è iniziata dopo il 1995. In questa situazione, la pensione anticipata tramite Ape sociale resta esclusa, malgrado la disoccupazione prolungata. Il confronto con la pensione anticipata pubblica richiede, quindi, attenzione ai tempi di pagamento.
La RITA può coprire il periodo prima dell’assegno INPS
La Rendita integrativa temporanea anticipata (RITA) è disciplinata dall’articolo 11, comma 4, del decreto legislativo 252/2005. Permette di utilizzare, in tutto o in parte, il capitale accumulato nel fondo complementare. Per chi è senza lavoro da più di 24 mesi, l’accesso può avvenire fino a dieci anni prima dell’età per la pensione di vecchiaia, purché risultino almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza integrativa.
La RITA non è una prestazione pagata dall’INPS e non aggiunge contributi alla posizione obbligatoria. È un’erogazione del fondo, finanziata con il montante personale. Per questo può rappresentare un ponte economico, ma va valutata considerando tassazione, durata prevista e riduzione del capitale destinato alla rendita futura.
Pensione anticipata e RITA: quale scelta risolve il caso
La risposta al quesito è favorevole all’uscita contributiva. La lettrice ha 64 anni, supera i 20 anni effettivi e, grazie alla soglia ridotta prevista per le madri con almeno due figli, raggiunge il parametro economico richiesto. Prima di cessare ogni rapporto di lavoro, resta prudente ottenere una certificazione aggiornata dell’importo e controllare l’estratto contributivo.
La RITA può essere richiesta come sostegno temporaneo, ma non serve a creare il diritto alla prestazione pubblica. In linea generale, può affiancare il periodo precedente alla decorrenza dell’assegno, evitando però duplicazioni non consentite dal regolamento del fondo. La soluzione più razionale è quindi presentare la domanda INPS e usare la rendita complementare soltanto per coprire l’eventuale intervallo, dopo una verifica formale delle date e delle condizioni.

