I benefici riconosciuti dalla Legge 104 hanno una finalità precisa: consentire al lavoratore di assistere un familiare con disabilità senza perdere la retribuzione. Proprio per questo, i permessi 104 non possono trasformarsi in giornate libere da utilizzare soprattutto per esigenze personali.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13155 del 7 maggio 2026, ha ribadito che un impiego gravemente distorto di queste assenze può rompere il rapporto di fiducia con il datore di lavoro e giustificare il licenziamento per giusta causa.
Permessi 104: l’assistenza deve restare lo scopo principale
La vicenda esaminata dai giudici riguardava un dipendente che aveva chiesto le giornate previste dalla normativa per occuparsi della madre disabile.
Dagli accertamenti svolti, però, era emerso che soltanto una piccola parte (molto ridotta) del tempo veniva dedicata alla donna. Per il resto della giornata, il lavoratore aveva svolto attività non collegate alla cura, al sostegno o alle necessità della familiare.
Il punto centrale non è la presenza continua accanto alla persona assistita in ogni singolo minuto. L’assenza dal lavoro può comprendere anche spostamenti, commissioni, acquisti o adempimenti utili alla persona con disabilità. Tuttavia, l’intera giornata (o le ore prese di permesso) deve conservare un legame concreto con l’assistenza. Quando le occupazioni private diventano prevalenti, viene meno la ragione che giustifica il beneficio.
Perché l’abuso danneggia datore di lavoro e previdenza
L’utilizzo irregolare dei permessi 104 produce conseguenze su due fronti. Da una parte, il datore di lavoro resta privo della prestazione del dipendente in un giorno nel quale l’assenza è autorizzata solo per uno scopo tutelato dalla legge. Dall’altra, l’ente previdenziale sostiene un costo economico legato a un’indennità che, in presenza di un abuso, non trova più una valida giustificazione.
Per la Cassazione, dunque, non si tratta di una semplice scorrettezza formale. La condotta può assumere il carattere di abuso del diritto, perché un’agevolazione nata per proteggere una situazione di fragilità viene impiegata per interessi estranei. In questo quadro, i permessi 104 diventano uno strumento usato in modo contrario alla loro funzione sociale.
Ricordiamo che i permessi 104 consistono nella possibilità per il lavoratore di assentarsi dal lavoro per assistere un familiare disabile. Possono essere chiesti 3 giorni al mese, frazionabili anche in ore. Durante l’assegna la retribuzione non è persa, ma sostituita da indennità (ricevuta direttamente in busta paga) a carico dell’INPS.
Quando la condotta può giustificare la giusta causa
Nel caso affrontato dalla Suprema Corte, il licenziamento per abuso permessi 104 era già stato ritenuto legittimo sia dal Tribunale sia dalla Corte d’Appello. Il lavoratore aveva poi presentato ricorso, ma la Cassazione lo ha respinto, confermando la correttezza delle decisioni precedenti.
La sanzione più grave non scatta automaticamente per ogni comportamento discutibile. Occorre valutare la proporzione tra il tempo dedicato all’assistenza e quello destinato ad attività personali, oltre alla gravità complessiva dei fatti. Se la parte principale della giornata viene usata per finalità estranee, il datore può contestare l’illecito disciplinare.
Nei casi più seri, l’abuso può risultare incompatibile con la prosecuzione del rapporto anche solo in via provvisoria.
In simili situazioni, i permessi 104 possono, quindi, diventare il presupposto di un recesso immediato, perché viene compromesso il vincolo fiduciario che sta alla base del rapporto di lavoro. La fruizione dei permessi 104 richiede sempre un comportamento leale, coerente e verificabile.
Permessi 104, controlli e obblighi per le amministrazioni
La decisione richiama anche l’importanza della vigilanza. Le Pubbliche Amministrazioni sono tenute a verificare l’andamento delle assenze e a comunicare i dati relativi alla fruizione dei benefici. Questo sistema serve a prevenire comportamenti irregolari, a rendere trasparente l’utilizzo delle giornate riconosciute e ad assicurare che la tutela raggiunga davvero i lavoratori e le famiglie che ne hanno diritto.
I controlli, tuttavia, devono rispettare le regole e non possono trasformarsi in verifiche arbitrarie. Il loro obiettivo è accertare se esista un collegamento reale tra l’assenza e l’attività di assistenza. Quando tale legame manca quasi del tutto, possono seguire contestazioni disciplinari e sanzioni severe.
La sentenza n. 13155 del 7 maggio 2026 offre quindi un principio chiaro: questa protezione è importante, ma richiede correttezza, tracciabilità e coerenza con la finalità prevista dalla legge. Usare le giornate soprattutto per esigenze private espone il lavoratore al rischio concreto di perdere il posto.
Riassumendo
- I permessi 104 devono essere usati principalmente per assistere il familiare disabile.
- Le attività personali prevalenti possono configurare un abuso del beneficio.
- L’uso scorretto danneggia sia il datore di lavoro sia l’ente previdenziale.
- Nei casi più gravi, l’abuso può giustificare il licenziamento immediato.
- La Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento del lavoratore.
- Le Pubbliche Amministrazioni devono controllare e comunicare l’utilizzo dei permessi.


