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Oro contro petrolio: il rapporto crolla del 40% con la guerra

Il rapporto tra oro e petrolio è crollato con la guerra in Iran, portandosi ai minimi dal giugno scorso e paventando una recessione.
6 Aprile 2026
Rapporto tra oro e petrolio
Rapporto tra oro e petrolio © License Creative Commons

Da quando è iniziata la guerra in Iran, il petrolio è andato molto su e l’oro parecchio giù. Se il primo movimento era grosso modo scontato, il secondo si è rivelata una sorpresa. Abituati a pensare che il metallo si apprezzi ad ogni tensione e crisi internazionale, immaginavamo che accadesse il contrario. Invece, dai massimi di quasi 5.600 dollari l’oncia toccati a fine gennaio, siamo scesi fino a un minimo di 4.200 dollari due mesi più tardi. Le contrattazioni di settimana scorsa si sono chiuse in area 4.670 dollari, pur sempre a -11,5% dai livelli immediatamente pre-bellici.

Oro e petrolio, dal boom al crollo

Ne è conseguito che il rapporto tra oro e petrolio sia crollato in poco più di un mese da più di 78 a meno di 45.

Un ripiegamento superiore al 40% e che può risultare paradossale in termini di messaggio inviato ai mercati. Si tratta del livello più basso dal giugno dello scorso anno. La media ventennale è stata compresa tra 20 e 25, ma con picchi verso l’alto in area 190 nell’aprile del 2020, quando il prezzo del petrolio precipitò a seguito dei “lockdown”. Caso curioso dovuto all’aritmetica, sempre in quei giorni si registrò il livello più basso in assoluto a circa -50, poiché le quotazioni del greggio scesero a livelli negativi per ragioni tecniche (nessuno voleva farsi consegnare i barili in casa alla scadenza dei contratti futures).

Segnali dall’economia mondiale

Il rapporto tra oro e petrolio viene monitorato dal mercato per capire lo stato di salute dell’economia mondiale. Quando sale eccessivamente, segnalerebbe una generalizzata avversione al rischio e/o un calo della domanda di materie prime. Significa che l’economia non starebbe girando a pieni ritmi e c’è la possibilità concreta di una recessione.

Viceversa, quando il rapporto scende precipitosamente. Postilla tecnica: le unità di misura non sono omogenee, poiché il greggio si compra in barili e il metallo in once.

Il fatto che tale rapporto sia crollato in poche settimane, stando a quanto affermato sopra, implicherebbe che saremmo alla vigilia di un boom economico. Basta leggere un qualsiasi giornale per capire che stiamo andando nella direzione opposta. In realtà, il petrolio si è impennato di prezzo non per l’aumento della domanda, bensì per uno shock negativo dell’offerta. Produrre costa già di più e con le settimane potrà portare a una stagflazione globale. L’oro non sale (anzi, scende), perché il mercato obbligazionario pretende rendimenti più alti e ciò accresce il suo appeal verso un asset privo di cedola.

I precedenti negli anni ’70

Accadde lo stesso a seguito della prima crisi petrolifera negli anni Settanta, quella di fine 1973. Come potete notare, il rapporto tra oro e petrolio si dimezzò nel giro di pochi mesi sotto 13. La reazione alla seconda crisi del ’79, scatenata sempre dai fatti in Iran con la Rivoluzione Islamica dell’ayatollah Khomeini, fu opposta: il rapporto raddoppiò in un paio di mesi, mentre impiegò oltre due anni per tornare ai livelli di partenza.

Un paradosso, visto che le banche centrali adottarono nel complesso politiche monetarie espansive dopo il ’73 e restrittive dopo il ’79.

Rapporto tra oro e petrolio negli anni Settanta
Rapporto tra oro e petrolio negli anni Settanta © License Creative Commons

Come si può spiegare? Il mercato aveva scontato un rialzo dei tassi di interesse in risposta all’inflazione, che non avvenne a seguito del primo shock energetico. Per questo, quando arrivò il secondo optò per riparare a maggior ragione nell’oro, timorosi che gli istituti non avrebbero fatto la loro parte neanche questa volta. Furono smentiti solo con il cambio di passo della Federal Reserve di Paul Volcker tra l’amministrazione Carter e la prima di Ronald Reagan. In entrambi i casi, comunque, finì con una recessione economica. Ed è quanto rischia di annunciare anche questa volta il drastico cambio di direzione nel rapporto tra oro e petrolio. Unica speranza: resta su livelli storici ancora relativamente alti. Magari il mercato non crede ancora a una stretta vigorosa, credendo nel rientro nell’inflazione (e della crisi).

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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