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Oro e argento ripartono, rapporto ai minimi da quasi 2 mesi

Oro e argento di nuovo in rally con l'ottimismo per la fine della guerra tra USA e Iran, mentre il loro ratio scende ai minimi da marzo.
8 Maggio 2026
Ratio tra oro e argento ai minimi da marzo
Ratio tra oro e argento ai minimi da marzo © Investireoggi.it

E’ ripartito il rally di oro e argento contestualmente all’allentamento delle tensioni nel Medio Oriente con il ratio tra i rispettivi prezzi in calo sotto quota 60. USA e Iran provano a fare la pace e sui mercati internazionali c’è ottimismo per l’imminente fine della guerra con la conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz. Prezzi di petrolio e gas in discesa libera, un fatto che sta riducendo la percezione del rischio di inflazione. E questo può sembrare un paradosso, in quanto i metalli preziosi tendono a salire quando gli investitori corrono a ripararsi contro la prevista perdita del potere di acquisto.

In questi mesi di conflitto, la loro natura di “safe asset” è stata messa in dubbio dall’andamento controintuitivo dei prezzi: sono scesi con gli attacchi di USA e Israele contro l’Iran e sono risaliti ogni volta che si prospettava una tregua temporanea o un accordo di pace vero e proprio.

Ratio tra oro e argento in calo
Ratio tra oro e argento in calo © License Creative Commons

Ratio oro e argento crollato in settimana

All’inizio della settimana, l’oro crollava sotto 4.520 dollari l’oncia e ai minimi da fine marzo. L’argento scendeva sotto 73 dollari e il rapporto tra i due metalli si attestava a 62. Ieri, il primo saliva in area 4.750 dollari e metteva a segno un rialzo del 5% rispetto a lunedì. Il secondo s’impennava sopra 81,60 dollari e s’impennava di oltre il 12% in appena tre sedute. Il ratio tra prezzi scendeva così a 58,25, ossia ai minimi da quasi due mesi.

Non c’è un vero paradosso da raccontare. Oro e argento si muovono al rialzo quando gli asset alternativi perdono appeal. Ed è quello che sta accadendo in questa fase con i rendimenti obbligazionari in calo. Poiché il mercato tira un sospiro di sollievo sull’inflazione, sta pretendendo una minore remunerazione dagli emittenti dei bond sovrani e corporate.

In più, le banche centrali potrebbero permettersi di alzare i tassi di interesse meno intensamente del previsto. Per non parlare del minore impatto negativo che tutto ciò avrebbe sull’economia mondiale, riducendo le pressioni fiscali e sulla crescita. Infine, il dollaro perde quota contro le altre valute mondiali per l’affievolirsi del “fly to quality” dei capitali sui mercati. Anche ciò tonifica i metalli, essendo prezzati nella valuta americana.

Prezzi ancora sotto massimi storici

Il ratio tra oro e argento era crollato fino a un minimo di 46 a gennaio, quando le quotazioni avevano segnato i massimi storici rispettivamente a quasi 5.600 e più di 120 dollari l’oncia. La soglia di 60 è considerata uno spartiacque, costituendo di solito un segnale rialzista per il metallo giallo e/o ribassista per il grigio. In pratica, sotto tale livello o l’oro costerebbe un po’ poco o l’argento un po’ troppo. Ma negli ultimi mesi è cambiato il modo di guardare a tale dato. L’argento non è solo il fratello meno brillante dell’oro.

La sua domanda in gran parte ha scopi industriali. Tende ad apprezzarsi, quindi, quando la produzione (economia) mondiale va bene.

IA e svolta green dietro al boom dell’argento

Per cosa viene impiegato? Per produrre in misura crescente batterie per auto elettriche, pannelli fotovoltaici, la solita elettronica di consumo e adesso anche i chip per data center indispensabili all’Intelligenza Artificiale. In un certo senso, questo metallo sta diventando un proxy per transizione energetica e IA. Il secondo business si sta giovando del prospettato accordo di pace, come conferma anche il boom del KOSPI alla Borsa di Corea e del Nikkei-225 alla Borsa di Tokyo. Il caro energia rappresenta una minaccia alle attività energivore legate all’IA, per cui la fine delle ostilità allenta il timore di un rallentamento degli investimenti.

D’altra parte, la guerra in Iran ha ribadito la necessità di allentare la dipendenza dagli idrocarburi in economie come la Cina che dispongono delle materie prime come il litio necessarie alla svolta “green”. E questo non fa che alimentare la domanda proprio di argento, che anche in un contesto di rincaro dell’energia potrebbe uscirne vittorioso. Ed ecco che il ratio con l’oro perde un po’ del suo significato storico. Sono cambiate in parte le logiche dietro la domanda del metallo grigio, sempre meno un bene d’investimento e sempre più industriale.

Segnale per economia mondiale

In genere, una discesa del ratio tra oro e argento viene interpretata come sintomatica del migliorato stato di salute dell’economia mondiale. Essa implica una minore ricerca di protezione del mercato e una maggiore domanda industriale. Cosa può cambiare con il discorso che abbiamo appena compiuto? Transizione energetica e IA incideranno in misura maggiore sul secondo aspetto, anche se non necessariamente saranno segnali rivelatori della robustezza economica globale. Fintantoché l’IA non comporterà un evidente aumento della produttività presso le economie e la transizione energetica non esiterà benefici evidenti in termini di carovita e posti di lavoro, il loro boom non coinciderà con la crescita del Pil.

Petrolio al test OPEC

Sarà interessante verificare cosa accadrà sul mercato petrolifero dopo la riapertura di Hormuz.

L’OPEC ha perso il suo terzo membro più influente – gli Emirati Arabi Uniti – e potrebbe reagire con una guerra commerciale a colpi di tagli ai listini per punire Abu Dhabi e al contempo dissuadere altri nel seguirne l’esempio. Una brusca discesa dei prezzi ci farebbe passare dall’allarme inflazione a una condizione di disinflazione globale, a detrimento dei rendimenti obbligazionari. L’oro da un lato perderebbe appeal come rifugio dalle tensioni, dall’altro lo guadagnerebbe rispetto ai bond. E l’argento? L’energia a basso costo frenerebbe gli investimenti green, ma potenzierebbe quelli nell’IA.

La previsione sul ratio tra oro e argento rischia di essere più complicata di quanto immaginiamo, quindi. Su tutto, poi, aleggia lo spettro di una grande crisi fiscale con epicentro gli Stati Uniti. La superpotenza non sembra capace da molti anni di gestire i conti pubblici, che esitano disavanzi al 6-7% del Pil e nell’ordine dei 2.000 miliardi di dollari ogni anno anche con un’economia in salute.

Ratio oro e argento tra debiti e interventismo monetario

Nel frattempo, la guerra in Iran e le minacce dell’amministrazione Trump all’Europa sulla NATO costringono gli alleati a riarmarsi anche a costo di gravare sul deficit. Il Giappone ignora il suo debito monstre sopra il 235% del Pil e naviga a vele spiegate verso nuovi stimoli fiscali per rianimare l’economia. In un mondo sommerso già da 353.000 miliardi di dollari di debiti, quasi 3,5 volte il Pil globale, equivale a gettare benzina sul fuoco. In un contesto di questo tipo, i metalli diventano ancora più preziosi per sfuggire alla manipolazione dei prezzi ad opera di governi e banche centrali tra spesa in deficit e stamperie monetarie per coprirle.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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