Non ne sentiamo parlare, presi come siamo in Europa a concentrarsi sui problemi del nostro continente. Il mercato azionario in Corea del Sud sta vivendo un boom spettacolare. L’indice KOSPI guadagna dall’inizio dell’anno il 45% e la capitalizzazione ha segnato un’esplosione del 79% a 3.760 miliardi di dollari (oltre 5.000.000 di miliardi di won), salendo al nono posto tra le borse mondiali e scalzando l’una dopo l’altra Svizzera, Germania, Taiwan e Francia. Di questo passo, potrebbe arrivare al sesto posto, superando anche Canada, Regno Unito e Arabia Saudita.

Mercato azionario in Corea trainato da boom IA
Il successo del mercato azionario in Corea è legato al boom dell’IA.
Se c’è un’economia che sta beneficiando degli ingenti investimenti globali nell’Intelligenza Artificiale, è questa. I suoi due giganti Samsung e SK Hynik stanno facendo volare le esportazioni domestiche. La prima ha chiuso il 2025 con ricavi per 333.600 miliardi di won (quasi 232 miliardi di dollari al cambio odierno) e profitti operativi per 43.600 miliardi di won (30,29 miliardi di dollari). La seconda ha annunciato che investirà 21.600 miliardi di won (15 miliardi di dollari) entro il 2030 nel sito di Yongin, un dato che rimarca l’impegno a lungo termine nel business dell’IA.
Le previsioni indicano che le esportazioni di semi-conduttori a febbraio sarebbero aumentate del 134,1% su base annua, trascinando in crescita tendenziale le esportazioni complessive dello stato asiatico a +24% per il nono mese consecutivo. Nei soli primi 20 giorni del mese, queste sono state stimate a 43,52 miliardi (+23,5%). Grazie a questo boom la Banca di Corea prevede una crescita del Pil del 2% per quest’anno, doppia rispetto all’1% del 2025.
Sconto su Wall Street si riduce
Il mercato azionario della Corea con i suoi 2.600 titoli quotati è fortemente dipendente dal settore tech. Pensate che soltanto Samsung e SK Hynix pesano per circa il 40% dell’intero KOSPI. Investire nella Borsa di Seul equivale ad investire nell’IA. E a differenza degli Stati Uniti, qui le implicazioni per l’economia reale sono molto più dirette grazie alla manifattura. Un rally che sta riducendo lo storico “sconto” del 60% che per decenni ha caratterizzato la borsa locale rispetto a Wall Street.

Ieri, il rapporto tra prezzi e utili a Seul era salito al record storico di 21,99 da 9,88 di appena un anno fa e contro una media ventennale di 9,80 e mondiale odierna di 22,91. A titolo di confronto, il P/e per l’indice S&P 500 si attestava poco sotto 30. C’è un indicatore che gli analisti seguono per capire quanto un mercato azionario possa considerarsi ben capitalizzato o meno: l’indice Buffett. Esso sostiene che il rapporto tra capitalizzazione e Pil sotto il 75-80% segnala una borsa sottovalutata, mentre sopra il 120% sarebbe sopravvalutata. Adesso, per la Corea è salito al 190%. Resta pur sempre inferiore al 220% degli Stati Uniti.
Riforma societaria e propensione al rischio
Il boom IA non spiega da solo il rally del mercato azionario in Corea. Il cambio è stato relativamente debole in questi anni: -22% contro il dollaro in 5 anni. Questo rende i titoli in borsa economici, al netto dello sconto riguardo ai fondamentali del recente passato. E in questi giorni è stata approvata dal Parlamento una riforma societaria che assegna maggiori poteri agli azionisti di minoranza, favorendo gli investimenti in borsa. Ad esempio, le società non possono tenere azioni proprie acquistate sul mercato per un periodo superiore ai 12 mesi. L’intento è di ridurre il potere di controllo delle famiglie fondatrici, passo fondamentale per spingere verso un azionariato diffuso.
Tuttavia, sbaglia chi crede che questo boom sia stato generato perlopiù dagli investimenti stranieri. Il primo pensiero correrebbe ai capitali giapponesi in ritiro da Wall Street per tornare a casa o in prossimità di essa. In realtà, i dati indicano che gli investitori stranieri quest’anno abbiano effettuato vendite nette per 11.000 miliardi di won e gli istituzionali per altri 14.000 miliardi. Viceversa, gli investitori retail domestici o anche “ants” hanno acquistato titoli azionari per 20.000 miliardi netti. Non è stata solo la riforma, tra l’altro da poco approvata, ad incentivare tale dinamica. La propensione al rischio tra i coreani aumenta dopo anni passati a farsi le ossa con Bitcoin. E questo sta sprigionando energie positive in quella che già è la 12-esima economia mondiale e che con questo trend può riservare più di una sorpresa.
giuseppe.timpone@investireoggi.it