I lavoratori precoci e i loro contributi sono un argomento sul quale spesso si genera molta confusione. Ad esempio, c’è chi ritiene di avere diritto a una maggiorazione contributiva per il solo fatto di aver iniziato a lavorare in giovane età.
In realtà, esistono casi nei quali è possibile valorizzare maggiormente i contributi versati proprio perché l’attività lavorativa è iniziata molto presto. Tuttavia, questa possibilità non riguarda tutti i lavoratori precoci.
Quando si parla di pensione per i precoci, inoltre, è inevitabile fare riferimento anche alla misura dedicata, conosciuta come Quota 41.
Pensione come precoce, ecco cosa serve per andare a riposo prima
Per alcuni lavoratori precoci è possibile ottenere una maggiorazione contributiva, grazie alla quale un anno di contributi può valere un anno e mezzo ai fini del calcolo della pensione.
La normativa prevede infatti una particolare valorizzazione dei periodi lavorativi svolti prima del compimento dei 18 anni di età, ma non tutti possono beneficiarne.
Questa agevolazione è riservata esclusivamente ai contributivi puri, cioè ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 in poi e che rientrano interamente nel sistema contributivo.
Restano invece esclusi i lavoratori che appartengono al sistema misto, ossia coloro che possiedono contributi accreditati prima del 1996.
Per i contributivi puri, ogni anno di lavoro svolto e di contribuzione versata prima dei 18 anni è valorizzato con un coefficiente pari a 1,5. In pratica, un anno di contributi è considerato come un anno e mezzo, mentre due anni valgono tre anni ai fini del montante contributivo.
Ecco la quota 41 ma solo per precoci di un certo tipo
Diverso è il discorso relativo alla Quota 41 per i lavoratori precoci.
In questo caso non rileva l’attività svolta prima dei 18 anni, bensì quella prestata prima del compimento dei 19 anni.
Per accedere alla misura è infatti necessario aver maturato almeno 41 anni di contributi, dei quali almeno 12 mesi devono essere stati versati prima dei 19 anni di età.
La Quota 41 consente di andare in pensione senza un requisito anagrafico minimo, ma è riservata esclusivamente a specifiche categorie di lavoratori.
Possono beneficiarne gli addetti ai lavori gravosi e ai lavori usuranti, a condizione che abbiano svolto tali attività per almeno sei degli ultimi sette anni oppure sette degli ultimi dieci anni di carriera.
Possono inoltre accedere alla misura i disoccupati, purché abbiano perso il lavoro in modo involontario, abbiano terminato integralmente la NASpI spettante e siano trascorsi almeno tre mesi dall’ultima indennità percepita.
Rientrano tra i beneficiari anche gli invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa riconosciuta in misura pari o superiore al 74%.
Infine, possono accedere alla Quota 41 per i precoci anche i caregiver. A condizione che assistano un familiare con disabilità grave convivente da almeno sei mesi prima della presentazione della domanda di pensione.


