L’occupazione è da record e il dato di per sé non va sottovalutato, sebbene rimanga nel fondo delle classifiche internazionali. Il problema resta l’inadeguatezza degli stipendi italiani. Lo sostengono le chiacchiere da bar, lo confermano i dati ufficiali. I lavoratori dipendenti nel nostro Paese guadagnano meno rispetto alle altre economie avanzate del pianeta e non certo perché siano scansafatiche. Anzi, la classifica dell’OCSE ci racconta per l’ennesima volta che lavorino persino di più dei colleghi spagnoli, appena sotto la media dell’area (-1,3%) e molto di più dei colleghi tedeschi. Il confronto con la Germania è impressionante: +351 ore, pari al 26% di tempo in più trascorso sul posto di lavoro.
| Paese | Ore annue per occupato |
|---|---|
| Media OCSE | 1.716 |
| Italia | 1.694 |
| Spagna | ~1.640 |
| Francia | ~1.500 |
| Paesi Bassi | ~1.427 |
| Germania | ~1.343 |
| Grecia | ~1.897 |
Stipendi italiani e tedeschi a confronto
Va detto che il tanto decantato modello tedesco è entrato in crisi negli ultimi anni. Al punto che il cancelliere Friedrich Merz ha ingaggiato una sorta di battaglia personale contro quella che ritiene essere diventata una cultura poco incline al lavoro. Tra le riforme da poco prospettate, la necessità per i lavoratori di presentarsi dal medico per ricevere il certificato di malattia sin dal primo giorno. I tedeschi spiccano per assenze dal posto di lavoro legate a problemi di salute. Il governo federale vorrebbe persino rendere illegale il lavoro part-time, salvo per ragioni di salute o nei casi si abbiano minori o disabili a carico.
Detto questo, gli stipendi italiani restano clamorosamente indietro. Se da un lato lavoriamo molto più dei tedeschi, dall’altro guadagniamo molto meno: -40%. Per l’esattezza, lo stipendio medio in Germania, a parità di potere di acquisto, risulta di 79.000 dollari contro i 56.500 dell’Italia.
Per ogni ora lavorata, siamo a circa 58,82 contro 33,35 dollari. Al netto del cuneo fiscale, che in Germania è leggermente più alto che da noi, 30,29 contro 17,64 dollari. In pratica, un lavoratore tedesco guadagna quasi 1,72 volte in più di un suo collega italiano.
| Paese | Salario medio annuo (USD PPP) |
|---|---|
| Svizzera | ~103.000 |
| Lussemburgo | ~91.000 |
| Belgio | ~86.500 |
| Austria | ~83.700 |
| Germania | ~79.000 |
| Stati Uniti | ~77.000 |
| Canada | ~75.600 |
| Francia | ~69.000 |
| Media OCSE | 60.700 |
| Italia | ~56.000-57.000 |
| Spagna | ~51.000 |
| Giappone | ~49.000 |
| Corea del Sud | ~49.000 |
| Polonia | ~44.000 |
| Messico | ~20.000 |
Bassa percentuale di laureati
Come si spiega questo divario, che non accenna a colmarsi? Le spiegazioni possono essere tante. Noi ci concentriamo su due di esse senza pretesa di esaustività. Guardate al grafico sulla percentuale di laureati tra 25 e 34 anni. L’Italia spicca per valori molto bassi nel confronto con le altre principali economie avanzate. Appena il 30% contro una media OCSE del 48%. Non brilla neppure la Germania con il 36%, risentendo probabilmente anche dell’alta immigrazione non sempre qualificata.
| Paese | % laureati |
|---|---|
| Corea del Sud | ~70% |
| Irlanda | ~65% |
| Francia | ~52% |
| OCSE | ~48% |
| Germania | ~38-40% |
| Italia | circa 31% |
Produttività al palo
Però, guai a soffermarci su un solo anno. Agli inizi del millennio, l’Italia aveva una percentuale di laureati nella stessa fascia di età dell’11-12% contro una media del 27%. Pur avendo recuperato un po’, questi dati ci dicono anche che anno dopo anno abbiamo accumulato un forte divario di conoscenze e competenze specialistiche. E questo pesa sulla produttività, che è l’unico motore della crescita per gli stipendi italiani.
Una manodopera poco qualificata comporta due problemi: richiede maggiori costi di formazione e monitoraggio; non possiede le conoscenze per produrre beni tecnologicamente avanzati. Le imprese sono costrette a concentrarsi sulla produzione di beni relativamente poveri, esposti alla concorrenza delle economie emergenti e con bassi margini di profitto. Diventa per loro difficile alzare gli stipendi.
| Paese | 2000 | 2021 | Incremento |
|---|---|---|---|
| Media OCSE | 27% | 48% | +21 p.p. |
| Italia | ~11-12% | ~29-31% | +18/20 p.p. |
| Germania | 22% | 36% | +14 p.p. |
| Francia | ~31% | ~50% | +19 p.p. |
| Spagna | ~33% | ~49% | +16 p.p. |
| Corea del Sud | ~37% | ~69% | +32 p.p. |
| Irlanda | ~35% | ~62% | +27 p.p. |
Scarsa innovazione: pochi brevetti italiani
Come un cane che si morde la coda, le stesse imprese finiscono per non innovare. Guardate il numero dei brevetti depositati nei principali Paesi dell’OCSE. L’Italia era e resta in fondo alla classifica con meno della metà rispetto alla Francia, economia comparabile per dimensioni e popolazione. La Germania ci sovrasta con un dato di 6-7 volte più alto. I brevetti sono frutto dell’ingegno e il loro numero capta la capacità di innovazione e lo spirito di iniziativa di un’economia. Le dimensioni mediamente troppo piccole delle imprese italiane accresce il problema, riducendo gli investimenti sia in capitale fisico che intellettivo. Peggio di noi fa la Spagna, ma non ci consola affatto.
| Paese | Inizio anni 2000 | Ultimi anni | Tendenza |
|---|---|---|---|
| 🇺🇸 Stati Uniti | ~40-45 mila/anno | ~55-60 mila | crescita moderata |
| 🇯🇵 Giappone | ~30 mila | ~45-50 mila | crescita |
| 🇩🇪 Germania | ~15-18 mila | ~20-25 mila | crescita contenuta |
| 🇰🇷 Corea del Sud | ~2-3 mila | ~20 mila | boom |
| 🇫🇷 Francia | ~5-6 mila | ~8-9 mila | crescita lenta |
| 🇮🇹 Italia | ~1.500-2.000 | ~3.000-4.000 | crescita, ma resta indietro |
| 🇪🇸 Spagna | ~800-1.000 | ~1.500-2.000 | crescita lenta |
giuseppe.timpone@investireoggi.it



