Grandi affari in Grecia, le obbligazioni hanno reso fino al 50% dell’investimento in pochi mesi

Le obbligazioni di stato della Grecia hanno reso fino al 50% dell'investimento in pochi mesi. Il rally dei bond continua sulla "piacevole sorpresa per l'Europa" del piano di crescita del nuovo governo.

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Le obbligazioni di stato della Grecia hanno reso fino al 50% dell'investimento in pochi mesi. Il rally dei bond continua sulla

Nessun abbassamento dell’avanzo primario per il biennio 2019-2020, ma successivamente il premier Kyriakos Mitsotakis spera che i creditori pubblici della Grecia siano più realisti e che assecondino la sua “piacevole sorpresa per l’Europa”, che conseguirà dal piano per la crescita dell’economia.

I rendimenti a 10 anni sono ridiscesi in prossimità dei minimi storici toccati a inizio mese, vale a dire a poco sopra il 2%. Al momento, si attestano al 2,07%. Il mercato sembra dare credito al nuovo governo conservatore, il quale punta sul taglio delle imposte sui profitti, sulla riduzione del carico fiscale per le famiglie e del 22% dell’odiata imposta sugli immobili, nota con la sigla ENFIA.

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Ci sono anche le privatizzazioni nel programma di Mitsotakis, tra cui dell’utility elettrica con crediti per 2,4 miliardi di euro verso le famiglie; il rilancio della raffineria Hellenic Petroleum e nuovi investimenti per l’aeroporto in disuso di Atene, Hellenikon. Fatto sta che chi ci ha creduto ha guadagnato e pure tanto in breve tempo. Nessuno avrebbe mai immaginato all’inizio di quest’anno che i rendimenti ellenici si sarebbero di fatto normalizzati, praticamente scendendo sotto i livelli dei Treasuries, i titoli di stato dell’America. Certo, restano i più alti dell’Eurozona, ma ad essere anomali sono tutti gli altri bond, eccessivamente rincarati sulle aspettative monetarie ultra-espansive nell’area.

Guadagni a doppia cifra in pochi mesi

Il bond a 10 anni della Grecia in appena 4 mesi è salito di prezzo del 15%. Troppo generosa è diventata la cedola del 3,875% offerta all’atto della sua emissione a marzo, ma che oggi appare eccessivamente elevata. Molto bene è andata anche con il quinquennale. Emesso a febbraio, ha reso il 10% in termini di prezzo, a cui si somma la cedola del 3,45% nel frattempo già staccata, per cui il guadagno rispetto all’investimento si aggira sul 13% in appena 5 mesi. Restando sulle scadenze medio-brevi, il titolo con scadenza febbraio 2023 ha guadagnato il 9% in 9 mesi, a cui si aggiunge la cedola del 3% per una resa complessiva del 12%.

Se allunghiamo l’orizzonte temporale, i risultati si mostrano ben più eclatanti. Il bond gennaio 2037 e cedola 4% ha guadagnato il 40% dal settembre scorso, mentre la cedola ha reso un altro 5% rispetto alla cifra investita allora. In tutto, fa il 45% in appena 10 mesi. Ancora meglio con il bond 2042 con cedola step-up, che in 8 mesi è rincarato del 45% e con lo stacco della cedola a febbraio ha portato i guadagni complessivi in area 50%. Come più volte vi abbiamo avvertito, queste obbligazioni presentano un rischio di liquidità piuttosto marcato. Il bond 2023, ad esempio, viene compravenduto mediamente solo tra le 5 e le 10 volte al giorno negli ultimi mesi, mentre l’interesse risulta impennatosi per la scadenza 2042, con 600 contratti mensili mediamente tra giugno e luglio. I controvalori giornalieri restano bassissimi e raramente superano il centinaio di migliaio di euro.

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Il quadro muterebbe con l’upgrade da parte delle agenzie del rating sovrano a “investment grade” e il progressivo rifinanziamento dello stato sui mercati sulle medio-lunghe scadenze. Le tre emissioni di quest’anno (a 5, 10 e 7 anni) lasciano ben sperare, così come il crollo dei rendimenti che riduce l’extra-costo a carico dello stato per indebitarsi verso il settore privato, anziché continuare a dipendere dai creditori pubblici.

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