L’aria di accordo di pace tra Stati Uniti e Iran rilancia l’appetito per il rischio sui mercati internazionali e traina Piazza Affari verso il record storico segnato nel lontano 7 marzo del 2000. Il dato da battere sono i 51.273 punti dell’indice FTSE MIB, che nella mattinata odierna si aggira attorno alla parità a 49.740 punti. Basta un rialzo di poco superiore al 3% per segnare il nuovo massimo di sempre. Nel frattempo, due borse asiatiche in queste ore hanno battuto i rispettivi record passati. La Borsa di Tokyo conclude le contrattazioni sopra 62.830 punti e in rialzo del 5,60%. Un boom che si spiega proprio con l’allentamento delle tensioni nel Golfo Persico e la conseguente discesa dei prezzi per l’energia.
Piazza Affari verso record storico
Più modesto il rialzo dell’indice KOSPI alla Borsa di Corea, ma pur sempre dell’1,40% e che traina il listino quasi a 7.500 punti e ai nuovi massimi storici. Dall’inizio dell’anno Seul mette a segno una crescita del 74%, mentre nell’ultimo anno di oltre il 190%. Qui, è l’Intelligenza Artificiale a sostenere i corsi azionari. E sono particolarmente due le società che contano: Samsung e SK Hynix, insieme al 42% della capitalizzazione di tutte le società del listino. La sola Samsung è entrata da ieri a fare parte delle società con capitalizzazione sopra 1.000 miliardi di dollari.
Tornando a Piazza Affari, il record può essere questione di sedute. Il clima di “risk-on” favorisce il comparto bancario, che alla Borsa Italiana ha un’incidenza elevata. Dai minimi di marzo, esso risulta risalito di oltre il 20%, pur restando ancora sotto i massimi di inizio febbraio.
La riapertura dello Stretto di Hormuz farebbe scendere i prezzi di petrolio e gas, riducendo il rischio inflazione. Alle banche converrebbero tassi di interesse più alti, ma non al punto da mettere in difficoltà imprese e famiglie. Il timore di questi mesi è stato che il carovita possa portare a un aumento dei crediti deteriorati a discapito dei maggiori margini maturati.
Banche favorite, energia e difesa colpite
Per alcune quotate che ne approfittano, altre risultano colpite dalla probabile pace. Le azioni attorno alla difesa e all’energia oggi si mostrano in calo, come nel caso di Leonardo ed Eni. Non può essere altrimenti. Il loro andamento negativo compensa i rialzi bancari e tiene l’indice FTSE MIB sul filo della parità. Seguendo questo equilibrio nelle prossime settimane verificheremo se il nuovo record per Piazza Affari sia alla portata o meno. In generale, il calo del rischio inflazione e la prospettiva di una politica monetaria meno restrittiva dovrebbero sostenere gli investimenti.
Giù rendimenti dei BTp
Anche perché i rendimenti sovrani stanno collassando, rendendo le azioni più appetibili. Il BTp a 10 anni era arrivato a sfiorare il 4% all’inizio di questa settimana, mentre in queste ore ripiega in area 3,70%. Lo stesso spread con i Bund è sceso da 85 a meno di 75 punti base, altro segnale sul calo del rischio sovrano percepito.
Oltre che a rallentare la crescita del Pil, la crisi energetica aumenta i costi a carico del bilancio statale per i sussidi necessari a compensare il caro carburante e bollette. Dunque, il venir meno di questo scenario attenua anche i rischi di natura fiscale.
giuseppe.timpone@investireoggi.it