Il dato era atteso dopo un mese di guerra in Iran dall’impatto devastante per il caro energia. L’inflazione nel mese di marzo in Italia è salita all’1,7% dall’1,5% di febbraio su base annua. Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,5%. In calo da 2,4% a 1,9% l’inflazione “core”, cioè escludendo i beni energetici e gli alimentari freschi. Infine, il dato armonizzato ci colloca in fondo alla classifica nell’Eurozona e insieme a Cipro con una crescita dei prezzi al consumo dell’1,5% annuale contro una media del 2,5% e con punte del 2,7% in Germania e 3,3% in Spagna per restare tra le grandi economie.
Persino la Francia, che da mesi registrava tra i più bassi tassi d’inflazione nell’area, ha segnato dati più alti dei nostri con un +1,9%.
Inflazione di marzo in Italia più bassa dell’Eurozona
Per l’Istat, il lieve incremento tendenziale è stato dovuto al rallentamento nel calo dei prezzi energetici regolamentati da -11,6% a -1,3% e non regolamentati da -6,2% a -2,4%. In rallentamento, invece, i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona da +4,9% a +3%, i trasporti da +2,8% a +2,4% e abitazione da +4,5% a +4,2%. Al contrario, in accelerazione i prezzi degli alimentari non lavorati da +3,7% a +4,4%.
L’unico neo per l’Italia a marzo riguarda il dato armonizzato mensile: variazione a +1,6% contro una media di +1,2% e tra le più alte nell’area. A titolo di confronto, la crescita su febbraio per i prezzi tedeschi è stata di 1,2%, in Francia di 1,1% e in Spagna di 1,5%. Ad ogni modo, ne esce un quadro relativamente confortante (per il momento) per il nostro Paese. Pur essendo tra i più esposti al caro energia, l’impatto ad oggi è stato inferiore che nelle altre economie europee.
Bene taglio accise, ma problema resta Hormuz
Facendo un confronto con febbraio, siamo passati dall’avere un tasso d’inflazione dello 0,2% più basso della media a uno inferiore dello 0,8%. Il gap si è allargato a nostro favore. Avrà certamente influito il taglio delle accise, pur deciso temporaneamente dal governo, per quasi 25 centesimi al litro (IVA inclusa). Ma è evidente che questi numeri fotografino una situazione in piena evoluzione. La chiusura dello Stretto di Hormuz continua a tenere altissime le quotazioni di petrolio e gas. E più questa situazione dura, maggiore sarà l’impatto negativo e non soltanto per i prodotti energetici, bensì per l’intero paniere di beni e servizi. I maggiori costi di trasporto e dell’energia si trasmettono inevitabilmente con le settimane all’insieme dei consumi.
Verso rialzo dei tassi BCE ad aprile
Né il fatto di avere in Italia a marzo l’inflazione più bassa dell’Eurozona ci eviterà la stretta sui tassi di interesse già da fine aprile. La Banca Centrale Europea è tenuta a decidere in base all’andamento dei prezzi medi e il target del 2% è stato abbondantemente superato. Anzi, c’è il serio rischio che nei prossimi mesi vada pure peggio.
Tra l’altro, su 21 Paesi dell’unione monetaria ben 10 registrano tassi di crescita dei prezzi sopra il 3%. Solo 3 (Italia, Cipro e Francia) stanno sotto il 2%. I restanti 8 si collocano sopra il 2% e sotto il 3%. In pratica, al prossimo board saranno notevolmente di più i governatori impensieriti riguardo alla stabilità dei prezzi di coloro che potranno permettersi di attendere di conoscere i dati successivi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it