Il Consiglio dei ministri di ieri sera ha approvato con decreto legge il taglio delle accise per 20 giorni con un calo atteso per il prezzo del diesel di 25 centesimi e per la benzina di 12 centesimi al litro. Previsto anche il credito d’imposta del 20% per autotrasportatori e pescatori. Misure urgenti per cercare di dare sollievo a famiglie e imprese alle prese con il caro carburante. Il decreto, firmato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale è entrato in vigore dalla mezzanotte tra ieri e oggi. Fino a poco prima dal governo si prospettava un’altra soluzione, ossia l’erogazione di bonus mirati. La discussione dei giorni scorsi sembrava avere preso un’altra piega.
E qui vi proponiamo il dibattito tra due visioni contrapposte sul tema.
Bonus mirati e non taglio accise
Il caro energia inizia a preoccupare tutti i governi europei e man mano che la guerra in Iran si allunga e lo Stretto di Hormuz rimane chiuso al transito nelle navi cargo, i timori aumentano. L’Italia aveva da giorni allo studio alcune misure per cercare di affrontare il problema, ma il ministro per il Made in Italy, Adolfo Urso, aveva chiarito di avere in mente bonus mirati e non un taglio generalizzato alle accise. A suo dire, nel 2022 il secondo costò 1 miliardo di euro al mese senza riuscire a frenare l’inflazione. Aveva anche definito tale provvedimento “regressivo”, nel senso che avrebbe favorito le famiglie con redditi più elevati. L’obiettivo dei futuri provvedimenti sarebbe duplice: offrire sollievo a famiglie e imprese e allo stesso tempo preservare i conti pubblici.
Sembrava essere sfumata, quindi, l’ipotesi delle accise mobili, giudicata una misura di scarso impatto sui prezzi e dalla complicata attuazione pratica. Tra le ipotesi in discussione c’era un bonus di 100 euro per le famiglie con ISEE fino a 15.000 euro. Va da sé che se la crisi nel Golfo Persico durasse per mesi, l’importo sarebbe stato aumentato o erogato più volte. Per gli autotrasportatori era previsto (e confermato dal Cdm di ieri) un credito d’imposta per sterilizzare il costo derivante dall’incremento del prezzo del carburante.
Le associazioni dei consumatori non erano d’accordo e insieme alle opposizioni invocavano il taglio delle accise, in quanto avrebbe effetti immediati. E confutavano la tesi per cui esso avvantaggerebbe i titolari di redditi alti. Per il ministro, infatti, verrebbero sovvenzionati particolarmente i consumi di questi ultimi, essendo l’imposta fissa e gravando in egual misura su ogni tipo di consumatore.
Pro
Quali sono i pro e i contro dei bonus mirati rispetto al taglio delle accise? Tralasciando la discussione sulla regressività o meno di questa seconda misura, il vero punto sarebbe un altro. Quando riduci un’imposta sul consumo di un prodotto, ne favorisci automaticamente la domanda. Nello specifico, il prezzo del carburante è salito vistosamente alla pompa e ormai supera i 2 euro al litro per il gasolio. Prevedibile che gli automobilisti si stiano già regolando di conseguenza, tagliando i consumi non necessari. Ad esempio, limitando l’uso dell’auto. La minore domanda (se globale) con il tempo porterebbe, ad una discesa delle quotazioni internazionali, ceteris paribus. Di certo, ridurrebbe la dipendenza energetica dell’Italia in questa fase così caotica sul piano geopolitico.
Tagliando le accise, la domanda resterebbe sostanzialmente invariata e invierebbe all’altra parte del mercato un segnale sbagliato, ossia di sostenibilità del prezzo. Con parole semplici, perché una compagnia petrolifera dovrebbe tagliare i prezzi alla pompa, se i report dei suoi distributori lungo la rete nazionale non segnalano un calo dei consumi? La misura finirebbe per foraggiare comportamenti speculativi e aggraverebbe la dipendenza dagli idrocarburi.
Contro
Con i bonus non sarebbe la stessa cosa. Ammesso che coprissero l’intero extra-costo sostenuto da famiglie e imprese, la loro fruizione non sarebbe legata al consumo in sé. I beneficiari non avrebbero alcun incentivo a consumare più carburante o energia elettrica, dato che potrebbero optare per spendere altrimenti l’importo loro accreditato dallo stato. Rispetto al taglio delle accise, però, l’intervento sarebbe meno immediato. Ciò accresce il rischio che l’inflazione nel frattempo salga per il trasferimento dei costi sui prodotti trasportati e il caro bollette. Per non parlare del fatto che l’ISEE non sia una fotografia veritiera e neppure istantanea delle reali condizioni di vita dei cittadini. Inutile girarci attorno.
Bonus o taglio accise: inflazione e conti pubblici
Come possiamo notare, sul piano strettamente razionale e ragionando non di pancia, il taglio delle accise sarebbe una soluzione dubbia al carovita. E il suo costo è elevato, dato che tra accise e IVA sul carburante ogni anno lo stato incassa oltre 40 miliardi di euro. In base alle previsioni sui consumi nel 2025, ogni 1 centesimo in meno di accise si traduce in minori entrate per oltre 340 milioni di euro all’anno per il diesel e in circa 135 milioni per la benzina. Totale: 475 milioni, pari a 40 milioni al mese. Affinché l’effetto diventi visibile per gli automobilisti, servirebbe almeno tagliare le accise (IVA inclusa) di 20 centesimi. Spenderemmo non meno di 800 milioni al mese.
Domanda: questo denaro può essere impiegato meglio per fermare l’inflazione da un lato e offrire sostegno a chi ha bisogno?
giuseppe.timpone@investireoggi.it