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Iran, Trump cambia tattica su Hormuz: ecco perché stavolta può funzionare

Gli USA di Trump cambiano tattica con l'Iran sullo Stretto di Hormuz per cercare di sbloccare il transito alle navi cariche di petrolio e gas.
13 Aprile 2026
Trump cambia su Hormuz
Trump cambia su Hormuz © Investireoggi.it

Fallito il negoziato con l’Iran a Islamabad di sabato scorso, gli USA del presidente Donald Trump hanno ribaltato il loro modo di agire nel tentativo quasi disperato di sbloccare il transito nello Stretto di Hormuz. Saranno le navi americane a pattugliare d’ora in avanti l’area e a bloccare le imbarcazioni che hanno accettato di pagare il “pedaggio” imposto da Teheran di 1 dollaro equivalente per ogni barile di petrolio trasportato. Allo stesso tempo, la missione servirà a sminare le acque per riportarle in sicurezza.

Mercati tornano negativi

La decisione si è resa necessaria dopo che il regime di Teheran non aveva accettato di trattare con Washington su due punti chiave: lo stop all’arricchimento dell’uranio per scopi bellici e proprio la riapertura di Hormuz.

La delegazione a stelle e strisce è stata rappresentata dal vicepresidente James David Vance, il più dialogante dell’amministrazione Trump.

I mercati non la stanno prendendo bene. Non può essere altrimenti. Lo stallo nelle trattative proroga la situazione di crisi energetica in corso ormai da diverse settimane e alimenta l’incertezza e la volatilità. Le borse asiatiche hanno chiuso in frazionale ribasso la loro prima seduta settimanale, mentre il petrolio è tornato a correre. La quotazione del Brent è esplosa di circa 7 dollari a 102 dollari al barile, mentre il WTI americano scambia sopra 104 dollari e in rialzo di quasi 8 dollari al barile.

Trump su Hormuz cambia tattica

L’obiettivo di Trump è privare l’Iran della sua principale, se non unica leva negoziale: Hormuz. Finora, i pasdaran hanno preso tempo e schivato ogni richiesta di accordo, confortati dalle perdite patite dall’economia mondiale a causa di fino a 15 milioni di barili al giorno di petrolio in meno ricevuto. Una situazione altrettanto grave riguarda il gas naturale liquido, trasportato attraverso lo stretto per un terzo dell’intera offerta globale.

Il tempo è stato finora a favore del regime: più giorni passano e più cresce la pressione sugli USA per uscire dal tunnel di una crisi energetica sempre più grave.

Hormuz consente all’Iran anche di finanziare la guerra come prima e meglio di prima. Può esportare ancora più petrolio e a prezzi più alti, vietando semmai il transito solo alle navi straniere. In più, può riscuotere il pedaggio in criptovalute o yuan, come annunciato la scorsa settimana. La trasformazione della guerra in business, tuttavia, viene meno se la marina americana prende il controllo dello stretto. A quel punto, le petroliere iraniane non possono più uscire dai loro stessi porti e le autorità islamiste non potranno imporre alcuna riscossione.

Può funzionare, ma serve ugualmente tempo

Qual è il rischio? L’Iran può reagire sparando alle truppe americane, cosa che porterebbe il conflitto a un livello ancora superiore. Uno scenario certamente probabile, sebbene la mossa di Trump su Hormuz sembrerebbe portare più al riavvio delle trattative senza più grossi punti di forza per l’Iran. La fretta avrebbe impedito agli USA di siglare un accordo onorevole.

Teheran pretende tra le altre cose la fine delle sanzioni internazionali, lo sblocco degli asset sequestrati nel mondo per un ammontare stimato in oltre 100 miliardi di dollari, il controllo stabile dello stretto e il pagamento da Washington delle spese di riparazione per la guerra.

Funzionerà? Rispetto alle precedenti iniziative dell’amministrazione Trump, il cambio tattico su Hormuz può prospettare un ribaltamento dei ruoli in questo conflitto in cui Golia sembrava destinato a soccombere ai ricatti di Davide. Ma serve tempo. E i mercati non ne hanno molto a disposizione. Tra poche settimane, il rischio stagflazione avrà superato il livello di guardia senza la riapertura dello stretto. E gli aeroporti europei rimarranno a secco di cherosene. La pressione su Washington non si attenuerà perché chiuda il conflitto entro breve. Anzi, sarà un crescendo sin da queste ore, man mano che gli indici finanziari segnaleranno l’ennesimo cambio di rotta in negativo.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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