Le ultime stime dell’Eurostat confermano che nell’Eurozona è già arrivata la “Trumpflation”. Gli effetti della guerra in Iran, iniziata alla fine di febbraio con gli attacchi ordinati dal presidente americano, si sono materializzati in un rallentamento della crescita economica e in una brusca accelerazione del tasso d’inflazione. Nel primo trimestre, il Pil nell’area è cresciuto di appena lo 0,1% sui tre mesi passati dal +0,2% precedente. Su base annua, ha segnato un +0,8% da +1,2%. Per quanto riguarda i prezzi al consumo, boom annuale del 3% e mensile dell’1% ad aprile. A marzo, l’indice dei prezzi armonizzato si era mosso rispettivamente del 2,6% e dell’1,3%.


Trumpflation arrivata in Europa
Che il problema di fondo sia il caro energia lo conferma il fatto che, al netto proprio dei prodotti energetici e dei generi alimentari freschi, nell’Eurozona l’inflazione di fondo ad aprile è rallentata al 2,2% dal 2,3% di marzo. La situazione vede ben 15 stati dell’area su 21 con tassi d’inflazione pari o sopra il 3%. E nessuno sotto o pari al target del 2%.

Gli effetti della Trumpflation si rifletteranno maggiormente sui dati nel secondo trimestre, che beccheranno in pieno le conseguenze del conflitto ancora in corso. E se lo Stretto di Hormuz restasse chiuso a lungo, come minaccia il presidente Trump per impedire all’Iran di ottenere vantaggi dalla guerra, la recessione in Europa diverrebbe una realtà insieme all’impennata dell’inflazione.
Il Brent è salito fino a un massimo di 125 dollari al barile questo venerdì, proprio in conseguenza delle voci di un prolungamento del blocco navale americano.
Stagflazione diventa realtà
La Banca Centrale Europea (BCE) ha voluto evitare per il momento una stretta sui tassi di interesse, sebbene il mercato sconti con certezza un primo rialzo a giugno. La stagflazione provoca un mal di testa all’istituto, che deve barcamenarsi in un clima geopolitico altamente incerto tra rischio recessione e instabilità dei prezzi. Sebbene il secondo sia l’unico obiettivo formale assegnatogli come mandato, le banche centrali non sono insensibili all’andamento dell’economia. Nel primo trimestre, la Germania è cresciuta dello 0,3% e oltre le attese, l’Italia dello 0,2% e la Francia è rimasta ferma contro le previsioni.
Debito più costoso
La Trumpflation arriva nel momento peggiore possibile per l’Unione Europea, stretta tra la necessità di riarmarsi per tornare a contare qualcosa nel mondo e quella di tenere i costi del debito sotto controllo insieme ai prezzi. Proprio la corsa dell’inflazione sta aumentando i rendimenti, rendendo più complicato centrare l’obiettivo NATO di una spesa militare al 5% del Pil. A maggior ragione con un’economia continentale sull’orlo della recessione, che paventa entrate fiscali al palo e una maggiore domanda di assistenza da parte dei cittadini.
giuseppe.timpone@investireoggi.it