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Il petrolio USA più caro del Brent: un segnale d’allarme per l’Europa

Il WTI, ossia il petrolio americano, prezza più caro del Brent per la prima volta dal 2009 ed è un segnale negativo per l'Europa.
10 Aprile 2026
Petrolio, WTI sopra il Brent
Petrolio, WTI sopra il Brent © License Creative Commons

Soltanto il 20 marzo scorso, cioè poche settimane fa, il petrolio estratto negli Stati Uniti o WTI veniva venduto a sconto sul Brent come mai sin dal 2015. Un differenziale di prezzo nell’ordine dei 14 dollari al barile: 98 contro circa 112 dollari. Era il segno delle forti tensioni sul mercato del greggio legate alla guerra in Iran e alla conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz. Oggi, il WTI viene venduto a poco più di 100 dollari e il Brent a meno di 98 dollari. Da sconto a premio è stato un attimo. E non accadeva dal 2009.

Petrolio WTI a premio sul Brent

Quando vi abbiamo parlato dello spread WTI-Brent, avevamo spiegato le ragioni di questo sconto cronico per il petrolio americano.

Esso si estrae in un’area ristretta e lontana dagli sbocchi marittimi per essere consumato essenzialmente sul territorio americano. Il Brent è, invece, il riferimento per le quotazioni internazionali non-USA, anche se formalmente si riferisce alle estrazioni nel Nord Europa. Gode di un mercato fisico molto più ampio, per cui anche più liquido e dalla maggiore richiesta.

Il differenziale si era allargato per l’impossibilità del secondo di uscire dai porti nel Golfo Persico, visto che l’Iran impediva e ancora oggi impedisce il transito alle navi da Hormuz. Il Brent è improvvisamente diventato così scarso da risultare prezioso. Il petrolio negli USA manca meno, in quanto la produzione interna già copre il 60% del fabbisogno nazionale e quasi tutto il resto viene importato da zone non a rischio come Canada, Messico e Sud America.

Fornitori in cerca di consegne sicure

La tramutazione dello sconto in premio di questi giorni, tuttavia, cambia la narrazione.

Ma non nel senso che desidereremmo. Il Brent non è tornato, ahi noi, ad essere pienamente disponibile sul mercato globale. Più semplicemente, ora è diventato più prezioso proprio il WTI, cioè il petrolio americano. Infatti, i fornitori sono alla ricerca di barili che possano essere realmente consegnati e non soltanto annotati sul registro aspettando Godot. Parte della domanda si sta spostando, quindi, proprio a favore del greggio di provenienza e consegne sicure.

Lo testimoniano i dati sulle esportazioni di petrolio americano: record di 5,2 milioni di barili al giorno atteso per aprile dai 3,9 milioni di marzo e febbraio. Le compagnie americane stanno vendendo WTI al resto del mondo come mai prima. Ciò genera una carenza sul mercato domestico, che ricordiamo consumare più di quanto produce. Gli USA restano importatori netti di energia, ma ciò non toglie che le loro compagnie private possano vendere a chiunque vogliano. Accade persino in Italia, dove produciamo un infinitesimo del petrolio e gas che consumiamo e al contempo lo esportiamo. Va da sé che non siamo affatto esportatori netti.

Europa più nei guai degli USA

Gli USA da un lato guadagnano da questa situazione, mentre dall’altra subiscono gli stessi effetti negativi di altri importatori come l’Europa. Con la benzina stabile sui 4,15 dollari al gallone, più di 1,10 dollari al litro, che per gli standard americani sono un’esosità, l’amministrazione Trump è preoccupata e reclama la riapertura dello stretto per non subire l’erosione del consenso a causa del carovita.

Certo è, però, che tra noi e loro ad essere messi peggio siamo proprio noi: produzione interna di idrocarburi quasi nulla e dipendenza quasi totale dalle importazioni a rischio.

Crisi petrolio: WTI ora segnale più del Brent

Questo dato rimarca la crisi energetica in corso, affatto tramontata con la tregua USA-Iran. Hormuz rimane quasi del tutto chiuso al transito e anche quando riaprirà ci vorranno settimane prima che il mercato smaltisca le consegne passate e che l’offerta complessiva si stabilizzi ai livelli pre-bellici. Nel frattempo, chi può compra dove il petrolio c’è sul serio e può essere spedito senza intoppi. Paradossale che possa sembrare, quindi, più che al Brent dovremmo iniziare a seguire l’andamento del WTI per capire d’ora in avanti la gravità della situazione mondiale.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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