Mentre le agenzie di stampa lanciano l’indiscrezione su un possibile rinvio dell’incontro tra il presidente americano Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping dopo il fallito negoziato tra USA e Iran nel fine settimana scorso, la Cina sta apertamente testando il blocco navale imposto da Washington nello Stretto di Hormuz. Dai tracciati della MarineTraffic, emerge che la petroliera “Rich Starry”, che batte bandiera malawiana ed è di proprietà cinese, ha attraversato lo stretto dopo che ieri aveva rinunciato ad uscire dal Golfo Persico. Nella nottata appena trascorsa, avrebbe raggiunto già il Golfo dell’Oman in direzione Cina.
Cina sfida Trump a Hormuz
Si tratta di un evento decisivo per le sorti di questo conflitto. Dalle 10 di ieri, orario di New York, gli USA hanno sovvertito le regole imposte nelle ultime settimane dall’Iran. Hanno preso il controllo di Hormuz con la loro marina e impediranno il transito alle navi che hanno prima attraccato nei porti persiani e che hanno pagato il pedaggio a Teheran. In questo modo, Washington vuole distruggere l’unica leva negoziale forte che il regime islamista possiede.
Impossibilitato a fare uscire le proprie navi per effettuare le consegne di petrolio, così come a fare attraccare le navi dei clienti, l’Iran perderebbe l’incentivo a non negoziare. Allo stesso tempo, poiché più del 90% del greggio esportato dalla Repubblica Islamica finisce in Cina, l’operazione mirerebbe in seconda battuta a fare pressione proprio su quest’ultima per convincere Teheran a negoziare. Finora Pechino ha offerto il suo sostegno sottobanco alla sanguinaria dittatura dell’ayatollah Khamenei padre e figlio.
Variabile cinese sui mercati
I mercati si trovano ora a fare i conti con la nuova variabile cinese. L’indice Nikkei-225 segnava un netto rialzo del 2,50% dopo la notizia della sfida al blocco navale americano. Ancora meglio la Borsa di Corea con il KOSPI a +3,6%. Nel frattempo, il Brent è sceso sotto i 100 dollari al barile, attestandosi a meno di 98 dollari. Un andamento che si spiegherebbe anche con il nuovo ultimatum di due settimane annunciato da Trump all’Iran: accordo entro il 27 aprile o attacchi più duri.
E se da Teheran commentano che gli americani rimpiangeranno la benzina a 4-5 dollari al gallone, emerge che tra i due governi la diplomazia non si sarebbe fermata. Si lavora sottotraccia per un accordo. I mercati credono al “TACO trade”, l’ennesimo di appena 15 mesi della seconda amministrazione Trump. In soldoni, non guardano ai toni minacciosi della Casa Bianca, bensì ai fatti. E i fatti sono che gli USA cercano una via d’uscita quanto più onorevole possibile dalla guerra contro l’Iran. Non possono accettare richieste eclatanti come lo “scongelamento” degli asset, la cessazione delle sanzioni e il controllo di Hormuz, contestualmente alla mancata rinuncia al programma nucleare per scopi bellici. Le trattative verteranno proprio su questi aspetti.
Blocco segnale USA a Xi?
E la Cina? Se riuscirà a forzare il blocco navale, avrà dimostrato che quello americano sia un bluff.
Altro che navi distrutte all’istante, come minacciato dal presidente Trump. Ciò implicherebbe l’opportunità anche per altre petroliere di attraversare Hormuz e l’Iran non perderebbe nei fatti potere negoziale con gli USA. Messa in questi termini, però, lo scenario non deporrebbe a favore di un accordo a breve. A meno che il blocco non serva per inviare un segnale in codice a Pechino: “o ci date una mano a riportare i pasdaran dentro i binari di un negoziato o saranno dolori anche per voi”.
giuseppe.timpone@investireoggi.it