Alla conversazione telefonica con il presidente americano Donald Trump ha negato di offrire assistenza all’Iran in guerra proprio contro USA e Israele tramite servizi di intelligence. Le chiacchiere di Vladimir Putin stanno a zero, perché anche le pietre sanno che la Russia sta dando una mano al regime del nuovo ayatollah Mojtaba Khamenei per localizzare i suoi nemici. E questa strategia per il momento paga. Il conflitto si è allargato a tutto il Golfo Persico e Teheran sta riuscendo a ribattere attacco dopo attacco con pochi mezzi finanziari a disposizione e facendo uso di droni a bassissimo costo.
Russia approfitta di guerra in Iran
La superiorità della macchina bellica americana non è in discussione, ma il punto è che l’Iran la sta neutralizzando con il blocco dello Stretto di Hormuz. Sa che il nemico soffre dei timori dell’opinione pubblica per le ripercussioni sull’economia del caro petrolio. E alza la posta in gioco: più viene attaccato, più rende lo stretto intransitabile alle petroliere. E la Russia ci sguazza. Da un lato può vendere petrolio a prezzi più alti, dall’altro può mostrarsi indispensabile agli occhi della Casa Bianca per giungere a un accordo con la Repubblica Islamica.
E nel frattempo, accresce il potere negoziale con la Cina sulle forniture di petrolio e gas.
Alla Russia interessa che questa guerra con l’Iran duri a lungo, così da distogliere attenzione e mezzi dell’Occidente dall’Ucraina. E l’impatto per le economie di USA ed Europa diverrà settimana dopo settimana sempre più duro, al punto che non possiamo più escludere che Bruxelles si veda costretta ad allentare l’embargo sul petrolio russo e aumentare le importazioni anche di gas. Già ieri il presidente Trump ha autorizzato l’acquisto dei barili di Mosca già in mare, di fatto allentando temporaneamente le sanzioni.
La Russia non è la sola che sta aiutando in queste settimane il regime islamista. Dietro c’è anche la Cina, che da un lato soffre per le mancate forniture di greggio e dall’altro guadagna anch’essa peso geopolitico dalla vicenda.
Cina fiuta peso geopolitico
L’Iran sta riuscendo a bloccare Hormuz per tutti i suoi rivali nell’area, tranne che per sé. Ha già aumentato a più di 2 milioni di barili al giorno le sue esportazioni. E questo dato ci dice che sul piano finanziario non sarebbe sull’orlo del baratro come pensiamo e che la stessa Pechino non accuserebbe il colpo. In più, dall’Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti, dal Qatar al Kuwait hanno tutti bisogno che il passaggio dallo stretto venga reso possibile. Poiché gli USA stanno dimostrando di non riuscirci, prima o poi busseranno alla porta di Putin e Xi Jinping. Sono gli unici due leader al mondo a poter convincere Teheran.
Possibile contropartita sull’Ucraina
Il doppio gioco della Russia sta funzionando. Più alte e a lungo le quotazioni petrolifere e maggiori le entrate per finanziare la guerra in Ucraina, così come maggiore il peso geopolitico che insieme alla Cina può assumere nel Golfo Persico.
Fino a quando potrà continuare così? Nel momento in cui Washington mettesse Putin spalle al muro e gli intimasse di cessare il sostegno sotto qualsiasi forma ai pasdaran, potremmo assistere a una vera trattativa tra le parti. Per gli USA sarebbe l’ufficializzazione che il buon esito dell’intervento militare sarà dipeso dal “buon cuore” di un altro suo avversario nello scacchiere internazionale. La contropartita sull’Ucraina sarebbe una richiesta certa.
giuseppe.timpone@investireoggi.it