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La guerra in Iran incrina il modello Dubai: occasione per l’Europa

Il modello Dubai è in crisi con gli attacchi dell'Iran, trasformando in area a rischio quella che era percepita come un'oasi di sicurezza.
14 Marzo 2026
Crisi del modello Dubai
Crisi del modello Dubai © Investireoggi.it

Vedere l’Hotel Fairmont colpito da un missile iraniano e l’isola artificiale di Palm Jumeirah evacuata dopo essere stata teatro di un’esplosione è stato il risveglio da un sogno durato per diversi decenni. Si pensava che Dubai e più in generale gli Emirati Arabi Uniti fossero un’oasi di sicurezza nel bel mezzo di un’area costantemente al centro di forti tensioni geopolitiche, mentre si è scoperto che la geografia conta più di delle illusioni. E’ la crisi di un modello per decenni ammirato in tutto il mondo e che deve fare i conti con la realtà.

Crisi del modello Dubai

A Dubai il 90% dei residenti è di nazionalità straniera, tra cui 2 milioni di indiani, 700.000 nepalesi e 400.000 pakistani.

Lavoratori lontani dagli standard di vita lussuosi ostentati dai turisti in vacanza, ma che qui possono almeno sbarcare il lunario. Nessuno avrebbe immaginato di dover controllare costantemente il telefonino per visualizzare eventuali messaggi di allerta contro possibili esplosioni. Gli influencer se la stanno dando a gambe. E’ la fine di un grande business, che ha travalicato i confini degli Emirati a lungo.

Nel 2025, le vendite immobiliari nella sola Dubai hanno raggiunto i 559,4 miliardi di dirham (circa 150 miliardi di euro) e i prezzi medi per metro quadrato si sono attestati sui 5.000 euro. Gli immobili di lusso sono numerosi, tant’è che l’anno scorso è stato venduto un appartamento per 102 milioni. Gli affitti offrono ai proprietari rendimenti nell’ordine del 7-10% all’anno. Il turismo è essenziale per l’economia emiratina. A Dubai si traduce in oltre 30 miliardi di dollari di fatturato annuale, qualcosa come un quarto del Pil. Gli alberghi qui offrono 150.000 camere, occupate in media durante l’anno per l’80%.

Quelli di lusso sono il 36%.

Investitori e turisti in fuga

Con la guerra questi numeri saranno quasi certamente soggetti a revisione. Basti pensare al crollo del mercato immobiliare in borsa. Emaar Properties è sceso del 29% da quando è iniziato il conflitto. Alpha Dhabi Holding segna -18% in meno di un mese e Aldar Properties un altro -30%. Una caduta verticale che si spiega con la fuga di turisti e investitori. Per l’Europa una possibile opportunità a medio-lungo termine. Il mercato del lusso non scompare con gli attacchi di droni e missili, semplicemente si sposta in una zona più sicura.

Era stato così anche per gli Emirati Arabi Uniti, che nei primi anni Duemila arrivarono ad ospitare un quarto di tutte le gru funzionanti nel mondo. Si lavorava a pieno ritmo per costruire grattacieli, alberghi, residence, infrastrutture e isole artificiali con cui allettare i turisti. La fortuna fu quel passaggio di Hong Kong dal dominio britannico a quello cinese nel luglio del 1997. Il timore di rigidi controlli del regime comunista mise in fuga capitali, sedi finanziarie e persone fisiche dalla penisola fino al Golfo Persico. Il modello Dubai si è fondato su una politica filo-occidentale rassicurante per gli investitori e al contempo per l’astensione dagli interventi militari diretti nell’area.

Possibile opportunità per l’Europa

L’Europa sta subendo più di altre aree del mondo la crisi del Golfo, a causa delle importazioni di petrolio e gas da cui dipende quasi totalmente. Può cercare almeno di approfittare della crisi del modello Dubai per rilanciare il proprio mercato del lusso, immobiliare e turistico. Il nostro continente è sicuro, pur con una guerra in corso tra Ucraina e Russia. E se nel caso degli Emirati il lusso è stato spesso un’imitazione ostentata delle nostre invenzioni, da noi i turisti vedrebbero l’originale. E una buona fetta dei capitali arriverebbe proprio dal Golfo Persico, che abbonda di fondi sovrani estremamente ricchi di liquidità da dover impiegare da qualche parte.

Non bisogna commettere l’errore di ridurre Dubai solo a questo. E’ diventata un modello anche grazie alla sua politica fiscale estremamente favorevole e difficilmente replicabile in Europa. Da questo punto di vista, gli Emirati si mostrano più resilienti ad una crisi. Ma è anche vero che se l’immagine ne uscisse definitivamente appannata, il contraccolpo per l’economia domestica diverrebbe forte e costringerebbe lo sceicco Mohammed bin Rashid al Maktoum a cercare nuove fonti di entrate per tamponare le perdite da turismo, investimenti immobiliari e finanziari. Le vere conseguenze a lungo termine di questa guerra si vedranno dopo che sarà finita, sperando il più presto possibile.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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