Vi ricordate Full Monty, film cult degli anni ’90 su un gruppo di operai siderurgici in affanno economico, che decidono di darsi allo spogliarello per sbarcare il lunario? Qualcosa di simile è accaduto tra una categoria tutt’altro che squattrinata: i dentisti berlinesi. Si sono improvvisati squali della finanza internazionale nella gestione del loro fondo pensione e sono finiti sbranati. Colpa senza dubbio dell’incompetenza, ma il tutto si spiega avendo presente il quadro dei bassi tassi che caratterizzò il mercato europeo per un decennio fino al 2022.
Investimenti illiquidi
La storia che vi raccontiamo riguarda il Versorgungswerk der Zahnärztekammer Berlin, che ha dovuto ammettere perdite per 1,1 miliardi di euro su un patrimonio di 2,2 miliardi.
Metà degli asset sono andati in fumo. E come poteva essere altrimenti con la gestione affidata a un comitato di 6 dentisti e igienisti orali? Immaginandosi novelli Warren Buffett sotto la Porta di Brandeburgo, hanno investito il 70% del patrimonio in prestiti privati, società non quotate e immobili. Cosa hanno in comune? Sono tutti asset illiquidi. E se avessero studiato anche alla svelta qualcosa su internet, avrebbero compreso che operazioni di questo tipo comportano alti rischi, specie in fase di disinvestimento.
Il fondo pensione è arrivato fino in California per investire in rPlanet Earth sin dal 2015. Trattasi di una società di riciclo della plastica. E fino a qualche tempo fa andava di moda sui mercati finanziare realtà trendy di questo tipo. Prima sono arrivati i capitali e quando le cose si erano messe male, il fondo berlinese ha pensato bene di tenere in vita il suo debitore concedendogli prestiti.
Un disastro immane: l’azienda è fallita e ha provocato perdite pari al 93% dell’investimento iniziale.
Tassi bassi problema per fondi pensione (e non solo)
Gli ex amministratori si sono dimessi e i successori stanno cercando di vederci chiaro. Alla base del crac c’è senza dubbio l’incompetenza, che ha spinto un gruppetto di dentisti a inseguire operazioni finanziarie spericolate nella convinzione che avrebbero reso tanto. In realtà, il problema ha riguardato e continua a riguardare tutta l’industria previdenziale dell’Eurozona (e non solo). Solo in Germania vale 300 miliardi di euro di asset gestiti. E fino a qualche anno fa, l’azzeramento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea mise i fondi dinnanzi ad una scelta: accettare rendimenti talmente bassi da essere persino negativi in termini reali o, addirittura, nominali; spingersi su scadenze più lunghe e/o asset più rischiosi per far fruttare i risparmi dei clienti.
E’ così che si spiegano gli acquisti di bond a 30, 50 e finanche 100 anni con cedole ridicole, nonché le frequenti incursioni sui mercati emergenti tra gli emittenti di bassa qualità e per questo molto più remunerativi. Quando i tassi risalirono inaspettatamente e in fretta per tenere testa all’inflazione, i prezzi dei bond precipitarono anche dei due terzi o più sul tratto iper-lungo della curva. E gli asset illiquidi come gli immobili divennero problematici da gestire.
Banche centrali causa di distorsioni
I tedeschi sono noti per il loro approccio finanziario conservativo. Non amano i rischi e preferiscono la quiete dei bassi tassi, anziché mettere a repentaglio la propria pensione futura. Tuttavia, anch’essi hanno dovuto modificare con il tempo le loro preferenze per agire su un mercato a lungo infruttifero. Sarebbe troppo facile irridere i dentisti di Berlino, fingendo di non vedere cosa vi sia stato dietro ai loro azzardi. L’interferenza delle banche centrali nelle decisioni di risparmio e consumo è la costante che negli ultimi decenni ha provocato crolli finanziari e crisi economiche. Lo stesso fatto che il fondo pensione avesse puntato su asset non negoziati sui mercati regolamentati sarebbe stato il frutto dei prezzi in bolla di tutti gli asset finanziari tradizionali, saliti a livelli impensabili fino a pochi anni prima.
Anziché guardare alle cause profonde di questo male, la stampa e la stessa politica in Germania si stanno concentrando sulla vigilanza. I fondi pensione tedeschi andrebbero sottoposti ai controlli della Bafin, l’authority finanziaria. Ad oggi, sono monitorati dai ministeri dei Laender in cui hanno sede. La risposta europea a tutto è sempre la stessa: più controlli, che implicano maggiori costi e minori rendimenti per chi investe. Più che una soluzione, una condanna: bisogna accettare di guadagnare poco sui mercati, lasciando che le banche centrali tengano bassi i tassi e agevolino i debiti dei governi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it