Pensione a 67 anni: la CGIL è pronta alla mobilitazione

La CGIL è pronta alla mobilitazione contro l'aumento dell’età pensionabile a 67 anni.

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La CGIL è pronta alla mobilitazione contro l'aumento dell’età pensionabile a 67 anni.

Contro il prossimo aumento dell’età pensionabile, previsto per il 1 gennaio 2019, la Cgil annuncia di dare battaglia. Il governo, per evitare le inevitabili proteste, dovrà garantire contro l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019, altrimenti, come annunciato da Susanna Camusso, la Cgil è pronta ad una mobilitazione nazionale.

“Noi vogliamo continuare il confronto, ma questo non basta se i tavoli non producono risultati: finora nella ‘fase 2’ ci sono stati timidi passi in avanti del tutto irrilevanti”.

 “Abbiamo già invitato tutte le strutture a fare assemblee e a parlare con la cittadinanza, un impegno preso anche con Cisl e Uil. Se entro i primi giorni di ottobre non avremo risposte sufficienti, è evidente che dovremo pensare a una mobilitazione diretta usando tutti gli strumenti di cui possiamo disporre. Sulle pensioni abbiamo ancora una ferita aperta, non possiamo permetterci di dare l’idea che abbiamo fatto finta. Come sempre, siamo un sindacato responsabile, però su alcuni temi pretendiamo risposte chiare” precisa Roberto Ghiselli, segretario confederale.

Dopo la chiusura delle prima fase, quindi, si è iniziato a discutere di argomenti sui quali i sindacati non intendono scendere a compromessi, come la prospettiva per i giovani, il lavoro di cura, la flessibilità in uscita e la speranza di vita.

“La nostra piattaforma immagina un modello radicalmente diverso dalla riforma Fornero che, lo ricordo, fu una manovra finanziaria per fare cassa. Le cifre sono note, circa 80 miliardi nel periodo 2012-2020. Perciò siamo convinti che non sia sufficiente apportare qualche modifica. Con responsabilità ed equilibrio affrontiamo la ‘fase 2’ ma i tempi sono ormai strettissimi, siamo nell’ordine di qualche settimana” spiega Ghiselli.

Il segretario confederale, inoltre, ci tiene a precisare che “C’è l’esigenza di valutare ciascuna vita lavorativa. Solleciteremo il governo a mettere in piedi un approfondimento per misurare il fatto che non tutti hanno la stessa speranza di vita. Fissare limiti uguali per tutti, cosa peraltro decisa prima della riforma Fornero, è iniquo. Sono dinamiche che vanno riviste tenendo conto non solo dell’aspetto finanziario, ma anche di quello sociale”.

 I sindacati vogliono, dunque, interrompere l’automatismo previsto sull’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita.

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