Anche nel 2026 resta confermato il trattamento integrativo, misura fiscale conosciuta da molti come ex bonus Renzi (oppure bonus IRPEF di 100 euro). Si tratta di un sostegno pensato per i lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi, nato con l’obiettivo di alleggerire il peso delle imposte sul lavoro dipendente. L’agevolazione, introdotta nel 2014 e oggi disciplinata dall’art. 1, DL 3/2020, non aumenta il reddito imponibile e quindi non concorre alla sua formazione.
Il funzionamento del beneficio dipende dal rapporto tra due elementi: l’Irpef lorda e le detrazioni spettanti per lavoro dipendente. Proprio dal confronto tra questi importi si capisce se il contributo può essere riconosciuto e in quale misura.
In altre parole, non basta avere un reddito entro certi limiti, ma serve anche che la situazione fiscale rientri nelle condizioni previste dalla norma.
Quanto vale l’ex bonus Renzi nel 2026
Il valore massimo annuo dell’ex bonus Renzi resta pari a 1.200 euro, cioè 100 euro al mese. La somma viene normalmente anticipata dal datore di lavoro in busta paga e poi recuperata dallo stesso attraverso il sistema fiscale.
Per questa ragione il trattamento integrativo si presenta come un incremento diretto dello stipendio netto mensile, senza necessità di una domanda preventiva da parte del lavoratore, quando i requisiti risultano presenti.
A chi spetta il trattamento integrativo e quali categorie sono ammesse
Nel 2026 il beneficio può essere riconosciuto a diverse categorie legate al lavoro dipendente o a redditi assimilati. Rientrano tra i possibili beneficiari i lavoratori dipendenti del settore pubblico e di quello privato, i titolari di rapporti atipici o assimilati al lavoro subordinato, i soci lavoratori di cooperative e anche chi percepisce alcune indennità sostitutive della retribuzione, come NASpI o cassa integrazione.
Il punto centrale resta, comunque, la verifica fiscale. L’ex bonus Renzi non spetta in modo indistinto a tutti i soggetti appartenenti a queste categorie, ma solo a chi rientra nelle soglie reddituali e nelle condizioni collegate all’imposta lorda e alle detrazioni.
Sono, invece, esclusi dal trattamento diversi contribuenti. Non ne hanno diritto i pensionati, i lavoratori autonomi e i titolari di partita Iva. Restano fuori anche coloro che superano 28.000 euro di reddito annuo. L’esclusione riguarda inoltre gli incapienti, cioè quei contribuenti con redditi così bassi da non versare Irpef, perché le detrazioni azzerano completamente l’imposta dovuta. In questa situazione viene meno il presupposto fiscale necessario per riconoscere il credito.
Limiti di reddito, importi riconosciuti e casi di esclusione
Le regole per il 2026 (uguali al 2025) seguono le fasce di reddito previste dall’art. 1, DL 3/2020. Fino a 15.000 euro di reddito complessivo annuo, il trattamento integrativo spetta per intero, quindi fino a 1.200 euro all’anno, pari a 100 euro mensili, ma solo se l’imposta lorda risulta superiore alle detrazioni da lavoro dipendente.
Tra 15.000 e 28.000 euro, invece, il riconoscimento non è automatico. In questa fascia l’ex bonus Renzi viene concesso soltanto quando l’ammontare delle detrazioni fiscali supera l’Irpef lorda. In tal caso l’importo spettante corrisponde alla differenza tra questi due valori, fermo restando il tetto massimo di 1.200 euro annui.
Oltre 28.000 euro di reddito, il trattamento integrativo non spetta più. Superata questa soglia, infatti, il beneficio viene meno a prescindere dalla situazione personale del contribuente. È una regola netta, che segna il limite oltre il quale l’agevolazione non può essere riconosciuta.
Questo meccanismo conferma che l’ex bonus Renzi resta una misura strettamente collegata non solo al livello del reddito, ma anche alla concreta struttura dell’imposta dovuta e delle detrazioni applicabili.
Come si riceve l’ex bonus Renzi e cosa succede con conguaglio e dichiarazione
Di norma il trattamento integrativo viene erogato mese per mese in busta paga. Il datore di lavoro anticipa la somma per conto dello Stato e la recupera poi sul piano fiscale. In questo modo il lavoratore vede il beneficio direttamente nello stipendio netto, senza attendere tempi successivi.
Alla fine dell’anno, però, entra in gioco il conguaglio. In questa fase si controlla il reddito complessivo effettivo e si verifica se il diritto al bonus era reale e in quale misura. Se l’ex bonus Renzi è stato percepito senza titolo, per esempio perché il reddito finale ha superato 28.000 euro, le somme vengono recuperate. Il recupero può avvenire nel conguaglio di fine anno oppure nella dichiarazione dei redditi.
La dichiarazione assume, quindi, un ruolo importante. Il contribuente deve indicare quanto ha ricevuto come ex bonus Renzi. Se il beneficio non spettava, oppure spettava in misura più bassa rispetto a quanto incassato, la differenza deve essere restituita. Al contrario, se il trattamento non è stato riconosciuto pur essendo dovuto, oppure è stato pagato in misura ridotta, il relativo importo può essere recuperato proprio in dichiarazione. Va da se che nel Modello 730/2026 o Modello Redditi PF 2026 bisogna indiare il bonus percepito nel 2025. Mentre quello che si percepisce nel 2026 andrà indicato nel 730/2027 ovvero Modello Redditi PF 2027.
Attenzione: chi pensa di non aver diritto al bonus in quanto sa già di superare la soglia reddituale (si considera il reddito complessivo) prevista farebbe bene a comunicare al proprio datore di lavoro di non volerlo percepire in busta paga.
Ciò al fine di evitare poi il salasso in sede di conguaglio o dichiarazione redditi.
Riassumendo
- Ex bonus Renzi confermato nel 2026: fino a 1.200 euro annui per lavoratori dipendenti.
- Il beneficio riduce il peso delle imposte e non concorre alla formazione del reddito.
- Spetta pienamente fino a 15.000 euro se l’Irpef lorda supera le detrazioni.
- Tra 15.000 e 28.000 euro dipende dalla differenza tra detrazioni e Irpef.
- Oltre 28.000 euro, a pensionati, autonomi e incapienti il bonus non spetta.
- Pagamento mensile in busta paga con controllo finale tramite conguaglio o dichiarazione dei redditi.