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Pensioni a 60 anni, con 63,5 anni di età o con 35,10 anni di contributi: ecco due soluzioni da sfruttare nel 2026

Si può andare in pensione prima dei 67 anni di età? Ecco la verità e perché esistono due soluzioni ponte in attesa della vera pensione.
23 Marzo 2026
pensione prima
Foto © Licenza Creative Commons

Ci sono diverse possibilità per i contribuenti italiani di andare in pensione prima di aver compiuto i 67 anni di età, soglia prevista per la pensione di vecchiaia. Alcune sono soluzioni note e diffuse, come le pensioni ordinarie, accessibili al raggiungimento dei requisiti stabiliti.

Accanto a queste, però, esistono anche strumenti meno convenzionali, che possiamo definire soluzioni alternative. In questo approfondimento ci concentriamo su due opzioni che consentono di lasciare il lavoro in anticipo, beneficiando di un assegno ponte in attesa della pensione definitiva.

Si tratta di due misure molto diverse tra loro, ma accomunate dalla stessa finalità: accompagnare il lavoratore verso la pensione quando manca poco al traguardo.

In un caso interviene direttamente l’INPS, nell’altro è invece l’azienda a sostenere l’onere. Parliamo dell’Ape sociale e dell’Isopensione.

Pensioni a 60 anni, con 63,5 anni di età o con 35,10 anni di contributi: ecco due soluzioni da sfruttare nel 2026

L’Ape sociale è tra le misure alternative più conosciute e utilizzate. Consente di uscire dal lavoro a partire dai 63 anni e 5 mesi di età, con 30 o 36 anni di contributi, a seconda dei casi.

Non si tratta però di una vera pensione, bensì di una indennità di accompagnamento fino alla pensione di vecchiaia. Chi accede all’Ape sociale, infatti, dovrà presentare successivamente domanda di pensione una volta raggiunti i 67 anni.

La misura è riservata a specifiche categorie:

  • invalidi con almeno il 74% di disabilità
  • caregiver che assistono da almeno 6 mesi un familiare con disabilità grave
  • disoccupati che hanno esaurito la Naspi
  • lavoratori impegnati in attività gravose per almeno 6 o 7 anni negli ultimi periodi lavorativi

Ape sociale, perché non va considerata una vera pensione?

L’Ape sociale viene erogata mensilmente dall’INPS e, nella forma, può sembrare una pensione vera e propria, anche perché segue lo stesso calendario dei pagamenti.

In realtà è un reddito ponte temporaneo.

Serve infatti ad accompagnare il lavoratore dai 63 anni e 5 mesi fino ai 67 anni, momento in cui la prestazione termina e subentra la pensione definitiva.

Questa misura presenta alcune limitazioni importanti:

  • assenza della tredicesima
  • nessuna maggiorazione sociale
  • no reversibilità
  • importo massimo di 1.500 euro mensili

Inoltre, vige il divieto di cumulo con redditi da lavoro, fatta eccezione per il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro annui.

Pensioni a 60 anni con l’Isopensione o con 63,5 anni di età con l’Ape sociale

Se l’Ape sociale è finanziata dallo Stato e gestita dall’INPS, l’Isopensione segue una logica completamente diversa. Anche in questo caso l’assegno è erogato dall’INPS, ma a pagarlo è l’azienda.

L’Isopensione riguarda imprese con almeno 50 dipendenti, che intendono ridurre l’organico. Attraverso accordi con i sindacati, possono accompagnare alla pensione i lavoratori più anziani.

La misura si rivolge a chi si trova a massimo 7 anni dalla pensione, quindi:

  • circa 60 anni di età, oppure
  • circa 35 anni e 10 mesi di contributi (in funzione del requisito per la pensione anticipata)

L’azienda garantisce un assegno mensile fino al raggiungimento della pensione (di vecchiaia o anticipata) e si fa carico anche della contribuzione figurativa, evitando penalizzazioni sull’importo futuro.

Anche in questo caso si tratta di un trattamento temporaneo: al termine del periodo di accompagnamento, il lavoratore accede alla pensione vera e propria.

In sintesi, sia l’Ape sociale che l’Isopensione rappresentano strumenti utili per anticipare l’uscita dal lavoro, ma con differenze sostanziali: la prima è pubblica e selettiva, la seconda è aziendale e legata a specifici accordi.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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