La Germania continua a vedere gli Eurobond come fumo negli occhi. Difficile far accettare all’opinione pubblica tedesca la condivisione dei rischi e degli oneri, relativi alle emissioni di debito pubblico, con i 26 partner dell’Unione Europea. Il cancelliere Friedrich Merz non sembra nelle condizioni di forzare la mano su un tema così sensibile. I sondaggi ne certificano l’estrema impopolarità e, cosa persino più grave, ad approfittarne sono gli euroscettici di AfD, i più ostili a un’iniziativa come il debito comune europeo.
Germania contro debito comune con Eurobond
A febbraio, si registrò un inedito asse tra Roma e Berlino contro Parigi proprio sull’opposizione agli Eurobond. Tattica per il governo Meloni, che punta a portare a casa altre vittorie, come l’abbattimento delle barriere interne all’UE che frenano la crescita, fanno defluire i capitali all’estero e rendono le imprese continentali poco competitive.
Nel futuro, le cose potranno cambiare con un atteggiamento meno ostile o apertamente favorevole dei tedeschi.
Proposta PIIE su emissioni al 25% del Pil UE
Nei giorni scorsi, il Peterson Institute for International Economics (PIIE) ha lanciato la sua proposta sugli Eurobond. Gli stati nazionali dovrebbero trasferire in capo all’UE il loro debito pubblico fino al 25% del rispettivo Pil. Il meccanismo pratico per l’implementazione di questa misura consisterebbe nel riacquisto di bond nazionali sul mercato da parte di Bruxelles e/o il loro rimpiazzo quando scadranno. In sostanza, l’UE emetterebbe titoli del debito e con i relativi proventi comprerebbe titoli di stato sul mercato e/o rimborserebbe quelli in scadenza.
Gli economisti del PIIE rilevano che gli Eurobond ad oggi esistenti e che a fine 2026 arriveranno a 1.000 miliardi di euro siano un mercato poco liquido e classificato come “sovranazionale” e non “sovrano”.
Ciò ne limita la domanda tra gli investitori a caccia di “safe asset“ fino all’80%. La conseguenza è che offrono rendimenti più alti dei Bund emessi dalla Germania e in linea con quelli spagnoli. Non è un fatto di rating, ossia di rischio di credito, bensì di liquidità, puntualizzano.
Mercato più liquido e rendimenti in calo
Se gli Eurobond assorbissero il debito degli stati comunitari per il 25% del Pil, il loro ammontare salirebbe a 5.000 miliardi di euro. A quel punto, il mercato diverrebbe talmente liquido da consentirne l’inclusione negli indici internazionali con effetti benefici per gli stessi stati nazionali. Questi coprirebbero le spese per gli interessi con appositi trasferimenti a Bruxelles simili a quanto avviene da decenni con il bilancio comunitario. Alle attuali condizioni di mercato, qualcosa come l’1% del Pil.
Il PIIE prende atto dell’opposizione della Germania agli Eurobond, in quanto essa teme una cattiva gestione del debito da parte di stati fiscalmente lassisti. Essi, però, non intravedono rischi sostanziali di “azzardo morale”. Basterebbe, sostengono, fissare al 25% del Pil il tetto massimo per le emissioni degli Eurobond e far svanire l’illusione che gli eccessi di spesa pubblica nazionali possano essere accollati all’UE tramite ulteriori incrementi delle sue emissioni. Né gli economisti propongono imposte o destinazioni di spesa specifiche. L’obiettivo sarebbe soltanto di creare un mercato liquido degli Eurobond, al contempo portando benefici agli stessi conti pubblici nazionali.
Carota a Berlino: debito tedesco sotto 60% del Pil
Quasi al termine dell’articolo, si trova quasi un suggerimento rivolto alla Germania nel tentativo di convincerla ad accettare le emissioni comuni: gli Eurobond servirebbero a far restare il debito pubblico tedesco, proiettato all’80% del Pil entro il prossimo decennio, sotto il 60% come da tetto imposto dal Patto di stabilità. Insomma, sarebbe per Berlino un escamotage per continuare a spendere tra riarmo e investimenti senza preoccuparsi di violare le regole fiscali comunitarie tanto gelosamente custodite proprio dai tedeschi in questi decenni.
In effetti, se la Germania accettasse le emissioni degli Eurobond fino al 25% del Pil, il suo debito tendenziale scenderebbe dall’80% o anche più a cui tenderebbe nel prossimo decennio a meno del 60% del Pil. Per quanto l’idea possa sembrare il gioco delle tre carte, ai tedeschi non dispiacerebbe sapere di essere formalmente in regola con il Patto dopo avere speso qualche migliaio di miliardi in deficit. Continuerebbero a pagarvi sopra gli interessi, ma grosso modo quanto farebbero tenendosi il debito a Berlino o persino qualcosa di meno se il mercato degli Eurobond decollasse per davvero.
Eurobond in Germania ancora tabù, ma debito cresce
Sarà un espediente di questo genere a fare cadere le resistenze tedesche? Per il momento, gli Eurobond restano un mezzo tabù politico. La debolezza di Merz suggerisce prudenza. Già con la riforma costituzionale prima ancora che diventasse cancelliere, ha dovuto fronteggiare l’opposizione di parte del suo stesso mondo conservatore. Se accettasse che gli stati nazionali appoppino parte del loro debito al’UE, l’opinione pubblica in Germania si rivolterebbe ancora di più contro il fragilissimo governo di Große Koalition.
D’altra parte, proprio l’estrema debolezza di Merz e alleati potrebbe far gettare il cuore oltre l’ostacolo. Se lo spettro della sconfitta elettorale restasse tale con l’avanzare della legislatura, cristiano-democratici e socialdemocratici potrebbero giocarsi la carta del rafforzamento dell’UE contro le tentazioni euroscettiche dell’AfD.
Un modo per mettere gli elettori spalle al muro e far loro decidere da quale parte stare. Con il retropensiero che i conti pubblici nazionali verrebbero “aggiustati” con un trucco alla luce del sole. Sarà una suggestione o davvero la Germania può avallare gli Eurobond per conservare la propria eccezione sul debito in positivo?
giuseppe.timpone@investireoggi.it